Nicola Genco – Passi falsi. Riflessioni sull’Antropocene

Noci - 31/07/2021 : 01/08/2021

Presentazione dell’installazione di Nicola Genco, intitolata Passi falsi. Riflessioni sull’Antropocene, a cura della critica d’arte Lia De Venere.

Informazioni

Comunicato stampa

Sabato 31 luglio alle ore 20 nel Chiostro delle Clarisse a Noci (via Porta Putignano), ci sarà

la presentazione dell’installazione di Nicola Genco, intitolata Passi falsi. Riflessioni sull’Antropocene,

a cura della critica d’arte Lia De Venere.

L’installazione, che sarà visitabile già dalla serata del 29 luglio, è stata realizzata con la collaborazione

dell’Associazione ETRA E.T.S. e fa parte delle attività previste nell’ambito della seconda edizione del

Festival Chiostri, inchiostri e claustri

Letture di mezza estate, che si terrà dal 29 luglio al 1° agosto

nella cittadina pugliese, ed è organizzato da Formiche di Puglia Parco letterario “Tommaso Fiore”,

con il patrocinio del Consiglio Regionale della Puglia e del Comune di Noci e con la collaborazione

di Lunedì Letterario, Fatti di carta, Mondadori point, Spillover Il contagio delle parole.



Così scrive la curatrice Lia De Venere:



Nell’epoca geologica attuale che, con una definizione puntuale ed efficace nata vent’anni fa, ma ancora non unanimemente condivisa a livello scientifico, viene definita Antropocene, l’azione dell’uomo sull’ecosistema, in particolare nell’ultimo secolo, è divenuta sempre più invasiva e dannosa, provocando gravi effetti immediati e a lungo termine, come i cambiamenti climatici, il riscaldamento degli oceani, la riduzione delle foreste, la modifica dell’equilibrio idrogeologico naturale, il decremento progressivo della biodiversità. I cicli del carbonio, del fosforo e dell’azoto sono stati stravolti, l’anidride carbonica e il metano hanno raggiunto altissime concentrazioni nell’atmosfera. Scorie nucleari e grandi quantità di particelle di calcestruzzo, plastica, acciaio sono oggi massicciamente presenti nel suolo, nei mari e nell’aria.



Con la consueta levità espressiva, frutto di un’attitudine narrativa affinata dalla capacità di trasfigurare poeticamente la realtà, attraverso questa complessa installazione Nicola Genco ci attrae all’interno di una toccante prefigurazione di un futuro non troppo lontano. Davanti a nostri sguardi, costruiti con assiduo esercizio di sintesi, Genco appronta scenari inquietanti, indizi eloquenti delle infinite e molteplici sofferenze odierne del pianeta Terra, di quella Madre Terra, che i suoi figli sembrano aver dissennatamente deciso di condannare a una morte lenta.

Un’umanità minacciata da se stessa, dunque, da tutto quanto in un lasso di tempo non superiore al secolo e mezzo è riuscita a fare ai danni dell’ecosistema, rendendolo – progressivamente e in maniera in alcuni casi irreversibile – in molti casi inospitale.



Su formelle di argilla cruda, solcata da crepe profonde, quasi fosse aggredita da un’ineluttabile siccità, Genco ha posto degli uomini, seduti o in ginocchio, con le braccia conserte, pensosi e come in attesa di qualche evento. Affianco le foglie cadute, ma ancora vitali di specie diverse, a dare testimonianza delle serie minacce che subisce la biodiversità naturale e, poco più in là, un piccolo stormo di volatili in sosta, come sopravvissuti all’ennesima catastrofe ambientale, ma ancora capaci di aprire le ali e librarsi in volo.