Nearness

Informazioni Evento

Luogo
THE AP ART MENT
The AP•Art•ment, Via Lodovico Settala, Milano, MI, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al

Visite su appuntamento: [email protected]

Vernissage
14/04/2026

ore 18,30

Generi
arte contemporanea, collettiva

The AP•Art•ment presenta NEARNESS, una mostra che indaga la prossimità come condizione spaziale e relazionale.

Comunicato stampa

NEARNESS
In collaborazione con Kali Gallery e Domenico de Chirico
Vernissage: 14 aprile 2026, dalle 18:30 alle 21:30
Mostra: 15 aprile – 31 maggio 2026, dalle 10 alle 19
Visite su appuntamento: [email protected]
Indirizzo: Via Lodovico Settala 45, Milano
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The AP•Art•ment presenta NEARNESS, una mostra che indaga la prossimità come condizione spaziale e relazionale.
In collaborazione con Kali Gallery e Domenico de Chirico, Nearness riunisce una selezione di artisti internazionali invitati a confrontarsi con la dimensione domestica della home gallery. In questo contesto la distanza, fisica e simbolica, viene compressa fino a diventare esperienza diretta.
Le opere si innestano in uno spazio abitato sottraendosi alla neutralità del white cube. Non si dispongono come oggetti autonomi ma si inseriscono in una trama già esistente, attivando relazioni puntuali con l’architettura e con l’uso quotidiano degli ambienti.
La mostra si articola come un sistema di prossimità: tra opera e spettatore, tra interno e rappresentazione, tra visione e presenza. La fruizione diventa situata, contingente, inevitabilmente coinvolta.
In questo senso, NEARNESS non costruisce una distanza critica ma la riduce fino a metterla in tensione. L’opera si dà nello spazio della relazione.
Artisti:
Malte Bartsch, Nina Čapek, Nick Farhi, Michele Gabriele, Johannes Kofler, Nils Nova, Marco Pietracupa, Jason Rohr, Lucca Cora Süss.
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Lo spazio: The AP•Art•ment
The AP•Art•ment è una home gallery: un ambiente in cui arte, design e ospitalità convivono senza gerarchie.
Lontano dalle logiche espositive tradizionali, lo spazio si configura come un interno vissuto, in cui ogni elemento, dalle opere agli arredi, contribuisce a costruire un’esperienza stratificata e immersiva. Con NEARNESS, questa vocazione si intensifica: ogni stanza diventa un luogo di relazione, ogni passaggio una soglia percettiva.

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Kali Gallery
Kali Gallery è una piattaforma internazionale dedicata alla promozione dell’arte contemporanea, con particolare attenzione alle pratiche emergenti e ai linguaggi interdisciplinari.
La collaborazione con The AP•Art•ment nasce da una sensibilità condivisa verso formati espositivi più fluidi, capaci di avvicinare l’arte a una dimensione più umana, diretta e vissuta.
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Domenico de Chirico
Tra i curatori d’arte indipendenti più interessanti della scena contemporanea, sia a livello nazionale che internazionale, Domenico de Chirico collabora con artisti, gallerie, istituzioni, fiere, premi e riviste a livello globale.
NEARNESS segna il secondo appuntamento con The AP•Art•ment e si inserisce in un percorso curatoriale coerente, orientato a indagare la relazione tra opera, spazio e spettatore. In questo progetto, il suo approccio trova una piena corrispondenza nel contesto della home gallery, dove la prossimità diventa dispositivo critico ed esperienza diretta
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Artists BIO
Malte Bartsch si è formato con diversi artisti di rilievo, tra cui Tadashi Kawamata presso l’École des Beaux-Arts di Parigi e Olafur Eliasson all’Università delle Arti di Berlino (UdK). Nel 2015 ha completato i suoi studi come Meisterschüler sotto la guida di Manfred Pernice. La sua pratica abbraccia un’ampia gamma di media visivi — scultura, installazione, fotografia e video — con una particolare attenzione ai temi della macchina e della tecnologia contemporanea, spesso presentati in chiave distopica. Più nello specifico, il suo lavoro intende rendere visibile l’incertezza che caratterizza il futuro del rapporto tra uomo e macchina. L’opera di Bartsch affronta la dimensione umana integrando direttamente lo spettatore nel processo di attivazione di lavori spesso effimeri. Questa interattività emerge, ad esempio, in Feuerwehrautomat II (2018), in cui la drammaturgia di uno spettacolo pirotecnico è affidata all’osservatore. Analogamente, i lavori Insert Coin (2014) e Coin Drop (2015) attivano una relazione diretta tra pubblico e opera. In Time Machine (2013), lo spettatore è invitato a premere un pulsante rosso: la macchina restituisce uno scontrino che registra la durata della pressione, l’orario e il luogo dell’interazione. In queste opere, il confine tra lavoro e fruitore, tra macchina e individuo, si dissolve, aprendo a ulteriori interrogativi sul loro presente e futuro condiviso. Le sue opere sono state esposte presso Kunsthalle Wilhelmshaven, Art Space Lemoyne a Zurigo, Kunsthalle Charlottenborg a Copenaghen, Kunstverein Bochum, Neue Nationalgalerie e Eigen + Art Gallery a Berlino, oltre che in altri contesti internazionali. Malte Bartsch vive e lavora a Berlino.
Nina Čapek è nata nel 1981 a Schopfheim, in Germania, ed è cresciuta nel sud della Foresta Nera. All’età di 18 anni si è trasferita nella città boema di Český Krumlov per raggiungere il padre — illustratore di libri di fama internazionale — dove ha frequentato la Scuola di Arti Applicate, specializzandosi in pittura classica. Nel 2003 è stata ammessa alla New York Academy of Art, istituzione fondata anche da Andy Warhol e radicata nella tradizione accademica dell’École des Beaux-Arts di Parigi in epoca classicista. Qui si è formata nelle tecniche degli Antichi Maestri sotto la guida di artisti contemporanei di rilievo come Eric Fischl, Will Cotton e Jenny Saville. Dopo aver completato con successo il Master biennale, Čapek è tornata in Europa nel 2006, inizialmente a Český Krumlov e successivamente nella sua regione d’origine, la Foresta Nera. Ha quindi proseguito gli studi presso l’Albert-Ludwig-Universität di Friburgo, approfondendo la storia dell’arte per consolidare la propria formazione teorica. Attualmente vive a Friburgo in Brisgovia con il figlio Pepe e lavora come artista freelance. La pratica di Nina Čapek è profondamente radicata nella maestria tecnica degli Antichi Maestri. Sebbene parte della sua formazione si sia svolta negli Stati Uniti, essa ha avuto luogo in un contesto fortemente orientato alla tradizione pittorica europea classica. Il suo lavoro mantiene quindi un legame stretto con questo patrimonio, senza tuttavia limitarsi a riprodurlo: l’artista dialoga con le proprie radici e con la tradizione, integrandole in una prospettiva contemporanea. Čapek ritiene che la pratica artistica debba fondarsi sulla conoscenza del passato — da cui apprendere e su cui costruire. A suo avviso una solida arte contemporanea nasce proprio dall’influenza della storia: assimilando un linguaggio visivo, reinterpretandolo e sviluppando così una cifra espressiva autonoma e personale.

Nick Farhi è un artista visivo con base a New York, la cui pratica abbraccia pittura, scultura, installazione e performance. Ha conseguito un MFA in Painting presso la Columbia University (2023), dove ha ricevuto la Columbia University Visual Arts Scholarship e la Quinta Carolina Fellowship, ed è stato inoltre Interdisciplinary Arts Council Fellow. La sua formazione precedente comprende studi in pittura e storia dell’arte presso la SUNY Empire State College (2011–2014) e percorsi di formazione continua alla Cooper Union. Farhi è attivo anche in ambito accademico e ha insegnato presso la Columbia University School of the Arts. Farhi ha costruito un solido profilo espositivo internazionale, con opere presenti in importanti collezioni e istituzioni, tra cui la Collection Ringier e l’ICA Miami. Le sue mostre personali sono state ospitate da gallerie di rilievo come Tang Contemporary (Hong Kong), Stems Gallery (Parigi), Will Shott (New York), Golsa (Oslo), Bill Brady Gallery (Miami) e Neochrome Gallery (Torino), tra le altre. Tra le sue recenti personali si segnalano Autumn Leaves a Hong Kong (fine 2024) e Reverie a Parigi (primavera/estate 2024). Ha inoltre partecipato a numerose mostre collettive e a progetti espositivi in duo e trio a livello internazionale. Tra le più recenti, le mostre concluse nel marzo 2025 presso Galerie Rolando Anselmi a Roma ed Ethan Cohen Gallery a New York. Tra le altre partecipazioni rilevanti figurano esposizioni presso Marlborough Gallery (Londra), Nino Mier Gallery (New York), M+B (Los Angeles), Galleri Golsa (Oslo), The Jewish Museum (New York, performance), South Hampton Arts Center, Half Gallery (New York) e Leila Heller Gallery (New York). Parallelamente alla pratica artistica, Farhi contribuisce al dibattito critico attraverso pubblicazioni su riviste come Paprika! della Yale School of Architecture e MODA Critical Review della Columbia University. Ha inoltre tenuto conferenze, tra cui Mining for Emotions: Social Equity as Public Art presso la Harvard Graduate School of Design. La sua carriera è stata sostenuta da prestigiose residenze, tra cui Palazzo Monti a Brescia (2020) e una visiting research fellowship presso il Center for Arts, Design, and Social Research di Spoleto (2022). Farhi ha inoltre preso parte a numerose mostre e iniziative a scopo benefico.

Michele Gabriele è un artista visivo basato a Milano, noto principalmente per il suo lavoro tra scultura, pittura e performance. La sua pratica indaga il contrasto tra mondo digitale e dimensione materiale, esplorando il senso di inadeguatezza generato dalle visioni progressiste di un futuro eco-sostenibile, messe in tensione con la disillusione legata alla loro concreta realizzazione. Il lavoro di Michele Gabriele si radica in una riflessione sulle distanze tra rappresentazione e materialità, così come sulle divergenze tra spazio e tempo in relazione all’osservatore. Tra le sue mostre personali più rilevanti si segnalano quelle presso EACC Espacio de Arte Contemporáneo de Castellón (Comunità Valenciana), MeetFactory a Praga, NAM Museum, Manifattura Tabacchi a Firenze, Ashes/Ashes Gallery a New York, Kunsthalle Ost a Lipsia, Fondazione Pini a Milano, Kunstihoone Art Hall a Tallinn e Kali Gallery a Lucerna. Ha inoltre partecipato a numerose mostre collettive, tra cui presso ICA Institute of Contemporary Art a Portland (Maine), FRAC Corsica, MAH Musée d’art et d’histoire a Ginevra, International Objects a New York, la 16ª Biennale d’Arte Contemporanea di Alios ed Et al. Gallery a San Francisco.

Johannes Kofler, nato nel 1982 in Italia, vive e lavora a Bressanone. Si è formato presso la Scuola d’Arte Statale “Cademia” di Ortisei e la Libera Università di Bolzano. Dal 2012 al 2016 ha studiato pittura con Markus Lüpertz e Siegfried Anzinger all’Accademia di Düsseldorf, in Germania. Con grande perseveranza, Johannes Kofler porta avanti lo sviluppo della propria ricerca, pienamente consapevole delle sfide legate alla costruzione di un contributo autonomo alla pittura contemporanea. «Una pittura che celebra la vita e una vita che celebra la pittura» (J.K., 2020). I motivi emergono dall’istante e dal quotidiano, da esperienze vissute e spesso da intuizioni ironiche. Non è tanto il “cosa”, quanto il “come” a essere centrale, anche se i titoli continuano a suggerire una dimensione narrativa. Nei lavori più recenti, questa narrazione viene affidata interamente all’immaginazione dello spettatore, mentre i dipinti si muovono sempre più verso l’astrazione. La concezione dell’immagine di Kofler è influenzata dalla Transavanguardia italiana — in particolare da Ernesto Tatafiore — così come dagli universi visivi stratificati di Peter Doig e dalle audaci giustapposizioni cromatiche di Maria Lassnig. La sua ambizione è evidente, e la coerenza del lavoro più recente conferma la solidità dei risultati. «Johannes Kofler dipinge panorami come primi piani, persone come animali e piante come accendini. Affronta le superfici come le linee, l’astratto come il figurativo, i corpi come lo spazio, il quotidiano come il sacro. L’ampia varietà di motivi e composizioni è controbilanciata da uno stile coerente — una cifra riconoscibile che attinge alla storia dell’arte. La texture è quindi uno dei pochi elementi in cui l’immagine appare ridotta. Da un lato. Dall’altro, la texture non si limita alla rappresentazione, ma acquisisce ricchezza come materia stessa. Kofler dipinge talvolta a secco, talvolta a umido, in modo coprente, oppure lascia colare pitture più diluite. In alcuni casi, la tela è persino tesa con tessuto denim. Spesso gli oggetti nell’immagine appaiono internamente sfocati e rarefatti, mentre esternamente sono definiti da dense masse di colore. La linea di contorno assume una duplice natura: dipendenza come silhouette (se pensata dall’interno) e libertà come strumento progettuale (se considerata dall’esterno), affermando con sicurezza la propria autonomia pur servendo la forma.» — Victor Cos Ortega, artmagazine.cc, 2023
“Ambivalente” è forse il termine più adatto per descrivere le opere di Johannes Kofler esposte alla Thoman Gallery. I suoi lavori richiamano l’uso espressivo del colore di Maria Lassnig e la deliberata piattezza naïf di Hubert Schmalix. Le sue pennellate sciolte e fluide riflettono la formazione con Siegfried Anzinger e Markus Lüpertz. Tuttavia, l’apparenza può ingannare. Pur rendendo omaggio ai propri riferimenti, l’artista altoatesino mantiene con maestria una propria identità distintiva.» — Andreas Maurer, Parnass, 2023

Figlio di madre svizzera e padre salvadoregno, Nils Nova cresce in El Salvador prima che la famiglia si trasferisca a Lucerna nel 1981. Studia presso la Lucerne School of Art and Design (HSLU) dal 1997 al 2001 ed è stato guest professor presso HEAD Genève (CH) dal 2005 al 2009. Dal 2001, Nils Nova è presente sulla scena nazionale e internazionale con installazioni, opere fotografiche e pittura, esposte in numerose mostre personali e collettive, tra cui: Fundació Tàpies a Barcellona, The New Institute a Rotterdam, Kunstmuseum Luzern, Centre Culturel Suisse a Parigi, Villa Cavrois – Musées Nationaux de France, SESC Pinheiros a San Paolo, Kunstverein Heilbronn, Fotomuseum Winterthur, Temporäre Kunsthalle a Berlino, Museo Tamayo e Museo El Eco a Città del Messico, la 14ª Biennale di Architettura di Venezia e la 53ª Biennale d’Arte di Venezia. «Il modo in cui Nils Nova affronta differenti approcci motivici e combina diversi media è di natura concettuale, ma segue al tempo stesso un approccio istintivo e associativo rispetto alle problematiche affrontate. La sua opera è caratterizzata da un pensiero pittorico e da una pratica costante, in cui la percezione della superficie e l’illusione spaziale oscillano, mentre figurazione e astrazione pura tornano ripetutamente a sovrapporsi (…)» - Max Wechsler-
Nils Nova vive e lavora a Lucerna (Svizzera).
Marco Pietracupa (Bressanone, 1967) è un artista e fotografo la cui ricerca si sviluppa tra Milano, Parigi e Londra. Dopo essersi formato presso l’Istituto Italiano di Fotografia a Milano, all’inizio degli anni ’90, ha operato anche nel mondo della moda e collaborato con importanti riviste e brand internazionali. Ha saputo così imporre uno stile distintivo e originale, affermando la sua presenza nel panorama della fotografia e dell’arte contemporanea. La ricerca artistica di Marco Pietracupa si definisce come un processo di stratificazione emotiva che trasforma corpi, paesaggi e oggetti quotidiani in simboli di una condizione umana sospesa e instabile. Caratterizzato da un’estetica immediatamente riconoscibile, il suo lavoro utilizza inquadrature anticonvenzionali e l’uso diretto del flash per estrarre i soggetti dal loro contesto originario, muovendosi costantemente sul confine incerto tra realtà e finzione. Elevando l’errore, la spontaneità e l’imprevisto a strumenti centrali d’indagine, Pietracupa esplora i temi della metamorfosi e della trasformazione dell’immagine. Una ricerca in continua evoluzione che, al passo con i tempi, conduce la sua fotografia fino alla manipolazione digitale come parte integrante del processo espressivo. Attraverso contrasti netti e composizioni frammentate, la sua pratica genera narrazioni aperte e cariche di tensione, aprendo la visione a una dimensione surreale dove allo spettatore è concesso uno spazio attivo di interpretazione e riflessione. Critici e curatori sottolineano come la sua estetica giochi tra il realismo brutale e l’ipersensibilità visiva, con un uso del flash che spesso trasforma l’oggetto fotografato in un simbolo visivo potente.

Nelle sue opere, il giovane pittore Jason Rohr indaga le insufficienze della rappresentazione simbolica, linguistica e performativa, nel tentativo di raggiungere un’unità tra pensiero e materia. Dopo aver studiato fisica per un anno al Politecnico Federale di Zurigo (ETH), dal 2019 frequenta la Zürcher Hochschule der Künste (ZHdK), dove nel 2022 consegue un Bachelor in Fine Arts. Nel suo lavoro artistico, Jason Rohr attinge spesso a forme della poesia romantica e della tragedia classica, intrecciandole con immaginari visivi provenienti dalla cultura digitale e consumistica. La sua pratica si confronta con la storia dell’arte non tanto per confermarla o rivelarla, quanto per metterne in tensione codici e presupposti. Il suo lavoro riflette sugli effetti concreti che i simulacri esercitano sulle entità fisiche. Attraverso l’uso di diverse tecniche e registri visivi, Rohr attiva e al contempo mette in discussione un desiderio di natura metafisica: un impulso generato sia dal tentativo artistico di superare una visione antropocentrica del mondo, sia dall’aspirazione umanistica a costruire un individuo separato, autonomo e pienamente consapevole. La sua ricerca si interroga su come tale desiderio alimenti e amplifichi la domanda di tecnologia, progresso, onniscienza e immortalità. Jason Rohr vive e lavora a Zurigo (Svizzera).

Lucca Süss è un’artista emergente la cui pratica esplora temi legati all’identità, alla rappresentazione e all’appropriazione. Le sue sculture, spesso realizzate a partire da materiali d’uso quotidiano recuperati, sviluppano narrazioni complesse e queer. I materiali, originariamente legati a una funzione pratica o ordinaria, vengono trasformati attraverso processi di ricontestualizzazione assumendo significati ampliati e sovversivi. Le opere di Süss riflettono i processi di transizione delle persone trans, intesi come uno stato di cambiamento continuo — una condizione che si manifesta anche nei corpi stessi delle sue sculture. Dopo aver conseguito nel 2023 il Bachelor in Fine Arts presso la Zürcher Hochschule der Künste (ZHdK), Süss ha presentato negli ultimi anni numerose mostre e performance. I suoi lavori sono stati esposti, tra gli altri, presso Villa Renata a Basilea, Zentralwäscherei a Zurigo e Kali Gallery a Lucerna, oltre a essere inclusi in progetti internazionali come una performance con Monster Chetwynd a Milano e la partecipazione alla Sculpture Triennial Bad Ragaz. Nella primavera del 2025, Lucca Süss sarà destinataria di diverse borse di studio, tra cui quelle della Città di Zurigo Cultura e del Canton Zurigo. Lucca Süss vive e lavora a Zurigo (Svizzera).