Natsuko Uchino – Tessere trame su pieghe increspate
Per questa mostra Uchino ha concepito un nuovo corpus di lavori site-specific in stretta collaborazione con artigiani locali di Siena e dei borghi circostanti.
Comunicato stampa
Inaugura questo sabato 16 maggio a Palazzo Chigi Zondadari a Siena la quinta edizione di CORTEMPORANEA con Tessere trame su pieghe increspate, la prima mostra personale in Italia dell’artista giapponese Natsuko Uchino a cura di Fiammetta Griccioli e Cloé Perrone.
Natsuko Uchino è un’artista interdisciplinare che vive e lavora nel Sud della Fran-cia. La sua pratica coniuga agricoltura e permacultura con la produzione artigia-nale e conviviale, lavorando con pratiche manuali, economie di sussistenza e cul-tura vernacolare; collabora frequentemente con artisti, comunità locali e portatori di saperi. Il suo lavoro prende forma attraverso installazioni e performance che riuniscono materiali scultorei, oggetti funzionali e materia vivente.
Tessere trame su pieghe increspate evoca la natura stratificata della cultura: scambi ed echi che si intrecciano come i fili di un tessuto. Uchino dialoga con le opere d’arte, gli arredi e gli elementi decorativi che abitano Palazzo Chigi Zonda-dari, attraversando le storie e le tradizioni che essi custodiscono. In questo conte-sto, le opere indagano la capacità dei materiali e dei pattern di trasmettere me-moria culturale attraverso geografie e tradizioni diverse, sollevando questioni sul paesaggio, la percezione e l’attraversamento di spazi reali e immaginari.
Per questa mostra Uchino ha concepito un nuovo corpus di lavori site-specific in stretta collaborazione con artigiani locali di Siena e dei borghi circostanti, attin-gendo alle tradizioni manifatturiere e alle tecniche di tessitura, ricamo e intreccio con materiali radicati nel territorio.
Nella loggia della corte centrale, l’artista presenta Weaving Lines Stepping on Folds (2026), una grande struttura in rami - realizzata in loco insieme a Fabio Guer-rini, artigiano del legno, giardiniere e custode dell’arte dell’intreccio nel territorio senese. L’opera accosta due tradizioni: quella artigianale locale e le mappe di na-vigazione a bastoncini delle popolazioni indigene delle Isole Marshall - strumenti di orientamento tramandati empiricamente, costruiti con bastoncini di legno e conchiglie per rappresentare correnti oceaniche e rotte di viaggio. Accomunate dalla trasmissione orale del sapere e dalla matericità del gesto, entrambe le tra-dizioni esplorano come il paesaggio viene mappato, attraversato e immaginato. Lavorando con rami e corde, l’opera riflette su come lo spazio si articola attraverso linee di disegno e di passaggi.
Nel salone da ballo al Piano Nobile, Textile Écru-Tanin (2026), una nuova serie di opere tessili, si dispiega fluttuando nello spazio come un sipario che si solleva per rivelare Piazza del Campo - realizzata in collaborazione con “Crea&Di-mostra”, associazione di donne senesi che custodisce e tramanda pratiche di rica-mo - risuonando con la struttura in rami nella corte e riecheggiandone la tensione formale e la plasticità materica.
Infine, Phonocène (flûtes) (2026), una nuova installazione sonora, è concepita e realizzata con il sound designer e foley artist Fabien Bourdier e l’artista e cerami-sta Olivier Chouteau, estendendo una ricerca condivisa sviluppata nell’ambito di Terres sonores, un corso che i tre co-insegnano alla TALM Art School. Composta da tubi ceramici attivati dalla modulazione dell’aria, l’opera esplora le capacità di amplificazione della ceramica e le qualità sonore dell’argilla, tanto materiali quan-to simboliche. L’ispirazione attinge a tradizioni musicali diverse - come l’organo a bocca asiatico e il linguaggio poliritmico e il canto dei Pigmei - le cui sovrapposi-zioni di frequenze alte e basse diventano una composizione spaziale che riverbera nelle sale del Palazzo.
Il giorno dell’opening, sabato 16 maggio, dalle ore 17.00, Natsuko Uchino partecipa a Planting Sculptures, Sculpting Plants a Villa Geggiano, nella campagna senese: un progetto con Mélanie Bordas & Martin Planchaud, Daniel Dewar & Gregory Gi-cquel, a cura di Marianna Vecellio.