Natee Utarit – Dèjà vu

Napoli - 05/10/2019 : 04/01/2020

La mostra dell’artista thailandese Natee Utarit (Bangkok 1970) al Chiostro rinascimentale della Chiesa di Santa Caterina a Formiello, sede espositiva della Fondazione Made in Cloister di Napoli, mette in scena con il titolo intitolata Dèjà vu le testimonianze di un viaggio immaginario di Buddha a Napoli.

Informazioni

  • Luogo: MADE IN CLOISTER
  • Indirizzo: Piazza Enrico De Nicola 46 80139 - Napoli - Campania
  • Quando: dal 05/10/2019 - al 04/01/2020
  • Vernissage: 05/10/2019 dalle 11.00 alle 15.00 Talk alle ore 12.00: L'arte della rigenerazione| il ruolo dell’arte e della creatività come motore di sviluppo e benessere delle periferie urbane.
  • Autori: Natee Utarit
  • Curatori: Demetrio Paparoni
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: Mar / Mer / Gio / Ven / Sab dalle 10.00 alle 19.00 Dom / Lun chiuso

Comunicato stampa

Un lungo e suggestivo attraversamento spazio temporale che diventa sincretismo, intercultura, sovrapposizione di senso, storia e mito. Così Déjà vu, la mostra dell’artista thailandese Natee Utarit, curata da Demetrio Paparoni ed esposta nel chiostro cinquecentesco di Santa Caterina a Formiello, sede della Fondazione Made in Cloister dal 6 ottobre 2019, è un omaggio consapevole e riconoscente all’arte come forma espressiva totale, in Oriente come in Occidente, nell’antichità come nella contemporaneità.
Come in un sogno o una visione mistica Utarit ha immaginato il Buddha in viaggio a Napoli

Ed ecco allora un Buddha che cammina (ispirato all’opera dello scultore fiorentino naturalizzato thailandese Corrado Feroci), interamente in cartapesta bianca - tipica lavorazione campana - campeggiare nel cortile del chiostro mentre sembra avvicinarsi, con un gesto augurale, verso una figura speculare, nello stesso materiale e colore, che raffigura il Doriforo di Policleto, che riproduce la copia romana conservata al Museo archeologico di Napoli.
L’incontro del Doriforo e del Buddha, che dà il titolo al progetto espositivo, non è solo il frutto della suggestione di Utarit, che ha rintracciato nel primo somiglianze con le tradizionali rappresentazioni cambogiane e thailandesi del Buddha che cammina, ma è soprattutto l’espressione di una riflessione dell’artista che, nel riconoscere le influenze tra cultura classica e cultura orientale, ci suggerisce più profondamente che l’arte, la storia e la cultura di un popolo non sono mai ‘pure’ ma sempre e inevitabilmente ibridate, aperte, attraversate.
L’intero chiostro diventa così un luogo di meditazione e attorno alle due figure centrali si raccolgono gli altri elementi espositivi. Il passaggio del Buddha è sottolineato infatti da due mosaici in stile pompeiano, intitolati Buddha is here, dove sono raffigurate le sue impronte dei piedi, al centro delle quali è inserito un Dharmacakra, la Ruota del Dharma, anch’esso ibridato di cultura classica, dove gli otto raggi sono sostituiti da altrettante colonne ioniche. Ancora, nel continuo gioco di rimandi tra Oriente e Occidente e tra passato e presente che caratterizza l’intera opera, si colloca il grande trittico Reclining Buddha with Volcano dove il Buddha dorato è sdraiato, con rimando all’iconografia dei templi thailandesi, sotto un portico in una piazza rinascimentale, che è a sua volta citazione del noto dipinto della Città ideale (1477), nella versione conservata alla Gemäldegalerie di Berlino, sul cui sfondo in cui svetta però il Vesuvio.
Il salto dal mondo classico alla street art urbana è rapido con il polittico Casa di Buddha: 6 grandi tele su cui, in italiano e in inglese, sono riportati, sullo stile del writing urbano in colore grigio su fondo grigio, versetti tratti dal Dhammapada, un canone buddhista che si ritiene raccolga le parole pronunciate da Gautama Buddha. Sulla tela compare anche un ricamo, che riproduce l’Accademia di Napoli poi Museo Archeologico Nazionale, ripresa da una piccola acquaforte settecentesca inserita in una guida turistica del 1758.
Tra misticismo, storia e mito, attraverso lo spazio e il tempo Utarit riannoda con Déjà vu i fili nascosti che collegano popoli e culture, privilegiando ciò che unisce a ciò che divide.
La Fondazione Made in Cloister
Lo spazio dell’ex-Chiostro della Chiesa di S. Caterina a Formiello, affidato alla Fondazione Made in Cloister nell’ambito di un articolato progetto di rinascita e rigenerazione dell’area di Porta Capuana, è stato inaugurato nel Maggio 2016 - dopo un lungo lavoro di recupero e restauro - con la grande mostra di Laurie Anderson, The Withness of the Body. Da allora la Fondazione invita artisti internazionali a realizzare un progetto artistico site-specific in grado di dialogare con lo spazio, con il quartiere e con le tecniche artigianali locali. Tadashi Kawamata, Mimmo Paladino, Liu Jianhua, prima di Natee Utarit, sono stati protagonisti di progetti realizzati dalla Fondazione nel perseguimento del sua missione di rilanciare le tradizioni artigianali rinnovandole con spirito contemporaneo grazie alla collaborazione di artisti e designer.