Nando Crippa / Beatrice Gallori

Arezzo - 17/01/2015 : 20/02/2015

In mostra il lavoro degli artisti Beatrice Gallori e Nando Crippa.

Informazioni

Comunicato stampa

Il gioco serio di Nando Crippa

FABIO MIGLIORATI
Qualcuno parla di ≪teatro da camera≫; di elementi da riscoprire nel clima novecentesco di Valori plastici, con la capacità scenica di Casorati e nella leggiadria di Melotti tramite il senso istoriato di Rockwell, magari con raffinatezza calviniana… Ma per alludere al lavoro di Nando Crippa si deve traversare tale dimensione, e approdare al concetto di "gioco serio"

I personaggi di Crippa si propongono in forme canoniche e banalissime, sebbene la sua rima - la corrispondenza significante - non si sveli mai del tutto, perché intrisa di "ermetico sussistere", disposta alla chiusura. Il sapere scenico si compone di sterilità sentimentali; consta di tenere entità umane di 30 cm - umanizzate, direi - per esercitarsi in semplice ma strategico gioco teatrale. La piccolezza dei gesti quotidiani è disarticolata in attribuzioni di senso ulteriore, rese immagine isolata ma capace di riferire per informazione comunicabile. Tali storie, quindi, paiono fredde per distanza, sebbene risultino più reali che vere, utili per influsso socializzante. I teatrini di Crippa si subiscono - talvolta volentieri - e si assumono per verità quando se ne riscontri il collegamento esistenziale con chi li voglia e sappia osservare. La terracotta è il materiale che convince a un esito tanto domestico e tradizionale, e diventa essenziale nel guidare alla duplice recita: da una parte le sculture impersonano una storia, dall'altra assistono a una storia - la nostra. Il loro ruolo è una testimonianza di vicende semplici, che tuttavia celano visioni personali significative - inscritte in complesse dimensioni sociali, organizzate e stratificate. Crippa è l'umilissimo narratore di un'effimera psicologia dell'irrisolto; Crippa domanda senza rispondere; Crippa produce modelli di umanità, emanazioni situazionali di socialità diffusa. La gestualità dell'artista diventa la modestia immortale dei suoi personaggi, valida nel silenzio del loro ruolo; sono presi dal senso della funzione che svolgono, indifferenti però ai sentimenti che questa suscita. L'uomo di Crippa è un uomo freddato nel calore della storia di cui fa parte: egli è soggetto fragile solamente come individuo emozionale; diventa subito oggetto, funzione, già isola tecnica deprivata dell'effetto di ciò che svolge. L'uomo si trasforma in esecutore perfetto di funzioni imperfette; egli esegue il nulla, e non prova né comunica alcun sentire. Se il quotidiano emerge dal modellato dei suoi personaggi, lo fa in una restituzione visiva minimale o indefinita. Le figure appaiono posate, e - in tal senso - il loro è vivere senza vita, smarrito ma anche chiuso nella dilatazione di un carattere infecondo e asettico insieme. Nando Crippa, forse, insegue così l'esito sulla comprensione dello spettatore: la maturata relazione con l'esterno potrebbe indurre un ritrovato senso di evoluta interiorità del soggetto, nella risoluzione dell'arcaico e costantemente attualizzato conflitto individuo / collettività.