Nadia Bordanzi – L’arte di ritrarre l’anima

Mantova - 30/08/2014 : 16/09/2014

In mostra una trentina di opere ci conducono nella sua produzione più recente, alla scoperta della vividezza dei particolari, della sensibilità del colore, della scioltezza virtuosistica con cui delinea e plasma le forme dei suoi volti che fanno emergere la sua attenzione al soggetto, un soggetto che, nelle sue mani, si rivela in tutto se stesso e in quell’alterità speciale con cui la pittrice lo percepisce, lo reinventa e lo modella.

Informazioni

  • Luogo: GALLERIA ARTE ARTE
  • Indirizzo: via Galana 9 - Mantova - Lombardia
  • Quando: dal 30/08/2014 - al 16/09/2014
  • Vernissage: 30/08/2014 ore 18,30
  • Autori: Nadia Bordanzi
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: dal martedì al sabato dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 19.30. (ogni giovedì apertura speciale fino alle ore 22,00) - la domenica e il lunedì solo su appuntamento.

Comunicato stampa

Alla galleria ArteArte di via Galana 9 a Mantova, sabato 30 agosto, alle ore 18.30, si inaugura la mostra intitolata L’arte di ritrarre l’anima, una personale che presenta l’interessantissimo lavoro della pittrice Nadia Bordanzi. L’artista medolese inizia il suo percorso artistico negli anni novanta

La partecipazione ad alcuni stage di ritratto dal vero e al corso libero di nudo all'Accademia delle belle arti di Brera, la portano a vedere nel ritratto la forma espressiva più vicina al suo ideale artistico: nasce così un itinerario fatto di ricerca espressiva, psicologica ed emozionale ma anche di ricerca di materiali, di supporti e di tecniche. Realizza così opere che non sono semplici trasposizioni iperrealistiche di volti ma immagini in cui l’espressione del soggetto è studio dell’interiorità psicologica, uno studio che parte dallo sguardo e giunge fino agli oscuri recessi dell'anima. In mostra una trentina di opere ci conducono nella sua produzione più recente, alla scoperta della vividezza dei particolari, della sensibilità del colore, della scioltezza virtuosistica con cui delinea e plasma le forme dei suoi volti che fanno emergere la sua attenzione al soggetto, un soggetto che, nelle sue mani, si rivela in tutto se stesso e in quell’alterità speciale con cui la pittrice lo percepisce, lo reinventa e lo modella.
Da Riva Levi Montalcini a Tristano Terzani, da Nino Manfredi a Vanda Osiris, si innalza così un immaginario suggestivo di stelle delicato come il firmamento della notte di San Lorenzo.

L’arte di ritrarre l’anima
opere di Nadia Bordanzi

La pittrice medolese Nadia Bordanzi è certa di potersi addentrare nei misteri della psiche, quegli stessi misteri che il produttore Sam Goldwin ne «I misteri dell’anima» (1926), un film muto del regista tedesco Georg Wilhelm Pabst, riuscì a materializzare in una pellicola che, per la prima volta, aveva come soggetto l’esplorazione degli orizzonti della psicoanalisi. Come si sa, Sigmund Freud rifiutò - allora - di dare la consulenza per una operazione che lui considerava poco attinente al suo rigore.
Ma i misteri dell’anima e l’arte di tradurli in pittura appassionarono, qualche anno dopo, il nipote Lucien Freud che rivoluzionò l’approccio al ritratto, diventando uno dei massimi esponenti dell'arte moderna e contemporanea.
Ma gli esempi possibili, quelli che in tutto l’arco che dal Novecento conduce ai nostri possono testimoniare l’attualità dell’arte di ritrarre l’anima e il volto, sono infiniti: quasi come le stelle del firmamento. Dalle Odalische di Matisse ai cubismi di Picasso, dalla stentoreità di Modigliani fino ai volti decostruiti di Francis Bacon e agli sgargianti colori pop delle Marilyn Monroe di Andy Warhol, il ritratto, infatti, ha offerto e continua ad offrire ottime e vitalissime opportunità estetiche e persino un possibile rinnovato mestiere.
Come possiamo facilmente comprendere, da questo preambolo, l’idea di un ritratto in pittura vanta una miriade di esperienze nobili e notevoli, anche dopo l’avvento della fotografia. Potremmo inoltrarci, solo per fare una ipotesi, in una galleria ideale inesauribile e straordinaria di immagini tutte ad alto potenziale espressivo e in cui l’artista si è scollato di dosso i modelli accademico-illusionistici.
Nella dimensione della contemporaneità si trovano giustamente i riferimenti di Nadia Bordanzi. Nei suoi ritratti, la pittrice ripercorre ovviamente tutti i miti del Novecento e se anche non pretende di scioccare con soluzioni provocatorie, il suo modus operandi determina una realizzazione qualitativamente accurata, un taglio fotografico che saluta ogni mise en scène accademica, al di là della ricerca dei segreti confronti coi grandi del passato.
La vividezza dei particolari, la sensibilità del colore, la scioltezza virtuosistica con cui delinea e plasma le forme dei suoi volti fanno emergere la sua attenzione al soggetto, un soggetto che, nelle sue mani, si rivela in tutto se stesso e in quell’alterità speciale con cui la pittrice lo percepisce, lo reinventa e lo modella.
Lontana dalle correnti astratte, di fronte all'opera di Nadia lo spettatore non può che provare sentimenti contrastanti: sorpresa e piacere innanzitutto ma soprattutto tanta incantata seduzione per la sua capacità di riuscire a catturare l’intensità di uno sguardo, l’energia di un’espressione, la vivacità degli occhi, la particolarità di una smorfia: segni che poi diventano i tratti distintivi e di riconoscibilità del personaggio e della persona.
Perché l’artista, come scrive Platone, è artefice di stupore, perché la sua immagine è una enfatizzazione estetica che rende più vivo ciò che di speciale si riverbera e appare nell’umano. Perché Nadia studia tutti i segni di un volto allo stesso modo di una chiromante che nelle linee di una mano è in grado di percepire talenti e futuro. Perché Nadia è dunque in grado di intuire il senso dell’unicità di un volto e di risalire, da lì, ai più oscuri recessi dell’anima.
Ma Nadia non vive in una dimensione magica e paranormale: è una pittrice. Osserviamo allora le sue opere. Il nitore opalescente delle sue immagini realistiche esclude ogni arcaico primitivismo, ogni ricorso ai tratti di un datatissimo espressionismo. Perché semmai la pittura di Nadia si inquadra nell’afasia iconografica e stereotipata del mondo delle figurazioni del nostro presente, in un mondo in cui gli echi del post-moderno incombono e suggeriscono formule espressive massificate, post concettuali e tranpopiste.
Ma per quanto più ci riguarda da vicino, Nadia, come si può immaginare, non ha costretto Tiziano Terzani o Rita Levi Montalcini alle snervanti sedute di posa che sarebbero state necessarie per la lentissima e certosina resa della sua opera.
Ha scavato semmai nell’universo dei mille fotogrammi disponibili nel mondo globalizzato in cui è possibile trovare filmati, interviste e documentari e in cui il soggetto si muove con naturalezza, lontano dalle icone-santino più stantie delle immagine da rotocalco. Perché è lì che trova la sua vena aurifera, la particolare pepita con cui forgiare il suo specialissimo instant out of time, una immagine unica da portare alla luce con una accuratissima operazione pittorica. Ciò che realizza non è alla fine un artificioso riedizione dell’inganno dei sensi. Lei cerca solo, con estrema sincerità e un pizzico di autentica ingenuità, di realizzare un ritratto vero nella schietta tradizione del genere, un ritratto in cui il personaggio effigiato possa rivivere come una in una sorta di doppio della persona in carne e ossa, in bilico tra l’essenza del carattere e dell' anima e la più labile apparenza mondana … (gianfranco ferlisi)