Mustafa Sabbagh – Burka moderni

Ferrara - 21/02/2014 : 04/05/2014

Mustafa Sabbagh, artista giordano con un lungo e prestigioso passato come fotografo di moda, espone alla MLB home gallery parallelamente alla mostra Matisse, la figura. La forza della linea, l'emozione del colore presso Palazzo dei Diamanti.

Informazioni

Comunicato stampa

Mustafa Sabbagh, artista giordano con un lungo e prestigioso passato come fotografo di moda, espone alla MLB home gallery parallelamente alla mostra Matisse, la figura. La forza della linea, l'emozione del colore presso Palazzo dei Diamanti. Mentre Matisse crea sinuose figure femminili esaltandone colori e sensualità, Mustafa, dopo anni di lavoro nel patinato mondo della moda, mette maschere nere come la pece, plumbee come pneumatici, a uomini e donne. “Viviamo in un’epoca -spiega l’artista- in cui la società ci impone in continuazione delle maschere: ci si maschera per essere accettati, per la paura di scoprirsi”



Così Il bustino o il reggiseno, che dovrebbero enfatizzare la femminilità del corpo, in Sabbagh celano il volto, diventando “burka della contemporaneità”. Burka moderni è infatti il titolo di una nuova serie fotografica realizzata ad hoc per la mostra di Matisse, in cui guanti di lattice, gorgiere e accessori di ogni tipo sono accostati creando cortocircuiti inediti e inaspettati. Il dittico Lusso con Burka, che costituisce il cuore della mostra, ispirato a un’opera di Matisse del 1907, è invece un’allusione alla purezza mistica di una donna che nega il suo viso allo spettatore, forse per una forma di intimo riserbo, in antitesi all’ostentazione fisica ed economica che ha caratterizzato gli ultimi decenni.

“Quando uso la maschere -afferma ancora l’artista- non è altro che come protezione - quasi un espediente per riempire il retaggio cristiano della vergogna - e la maschera come dichiarazione, come ennesimo atto anti-moda, dall’immediato effetto gender-bender e liberatorio. Bello, intelligente, ricco, accettato: nella società di oggi si impone la maschera ad ogni individuo, non gli si dà la libertà di essere se stesso fino in fondo. È una maschera falsificante, subdola, vigliacca. Il ruolo che conferisco alle mie maschere, invece, e l'uso che ne faccio, è assolutamente principale: è un atto di rifiuto per le maschere imposte, invisibili e mistificanti. Scelgo di immortalare delle opere d'arte per farci sentire più liberi. Scelgo di ritrarre maschere, per farci sentire ancora più individui”.
A questi lavori si affianca una installazione di piccole foto ovali, preziose come cammei, con espliciti riferimenti ad alcune opere Matisse esposte a Palazzo dei Diamanti (Un dialogo inventato con Matisse). In queste foto i modelli, pur bellissimi, mostrano tutte le loro piccole imperfezioni (fasciature, lividi, nei…): donne troppo grasse e donne troppo magre, ballerini con arti fasciati, fiori spettacolari ma che mostrano già i segni di una prossima decadenza…

Proprio il tema della natura morta, oltre a quello della figura, è stato oggetto di indagine per questo affascinante “dialogo inventato” tra Sabbagh e Matisse. “Ci sono sempre fiori per coloro che vogliono vederli”, ha scritto Matisse: questa frase dà il titolo a un raffinato video che rappresenta fiori di plastica che compositivamente evocano la forma di un cuore umano; la evocano a tal punto che pulsano all’unisono con i bip di un dispositivo che rileva la frequenza cardiaca.


MUSTAFA SABBAGH nasce ad Amman (Giordania) e studia architettura all’Università di Venezia. Formatosi a Londra come assistente di Richard Avedon, nel 2007 collabora con il prestigioso Central Saint Martins College of Art and Design. Pubblica diversi lavori in numerose testate tra le quali Arena, The Face, Vogue italia, l’Uomo Vogue, Mondo Uomo, rodeo, Gasby, Front, Kult, Zoom on Fashion Trends, Sport & Street, d di Repubblica.

Partecipa a diversi progetti editoriali, tra cui: 2014 White, Milano; 2012 Memorie Liquide (libro monografico, Fondazione Ferrara Arte); 2010 About Skin (libro monografico, Damiani Editore); 2007 Lee jeans book, Berlino; 2006 Human Game e Welcome To My House, Firenze; 2004 Bread & Butter, Berlino. Nel 2013 realizza lo special project Mustafa Sabbagh, Sights of Zurbarán, Palazzo dei Diamanti, Ferrara.