Musica con vista

Roma - 25/09/2014 : 04/10/2014

Spesso le mostre da Pio Monti non nascono a tavolino, piuttosto sul divano bianco della sua Galleria, chiacchierando di amenità e di verità, seguendo il flusso delle cose e degli eventi nelle sue libere associazioni: questa in particolare nasce da una propensione comune, quella per la musica e le relazioni in senso ampio.

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Comunicato stampa

Spesso le mostre da Pio Monti non nascono a tavolino, piuttosto sul divano bianco della sua Galleria, chiacchierando di amenità e di verità, seguendo il flusso delle cose e degli eventi nelle sue libere associazioni: questa in particolare nasce da una propensione comune, quella per la musica e le relazioni in senso ampio, perché entrambi amiamo l’arte che se ne nutre, che siano sintonie, armonie, assonanze e consonanze come anche dissonanze e risonanze, suoni e ritmi della vita

Un’arte che predisponga all’ascolto e all’incontro, alle sinergie mentali ed emotive, un qualcosa che disegni un tessuto contaminato fuori dalle barriere mentali delle discipline, che prende vita dal momento in cui viene in contatto con chi guarda e ascolta.
Se l’arte è nelle proprie corde non si può non avere la musica nel sangue, -anche se io amo l’interpretazione sull’onda emotiva e l’ambiguo fascino dell’ibridazione, mentre Pio la libera improvvisazione jazzistica,- come lo sono questi artisti e i relativi musicisti prediletti, scelti o suggeriti in certi casi per rispecchiamento o per vere e proprie passioni e affinità, che disegnano una mostra che si apre ironicamente e metaforicamente con una chiave di violoncello. Se la musica è spazio tanto quanto l’opera la galleria diventa una cassa di risonanza per un crossover inedito e coinvolgente.
La relazione tra arte e musica nasce da lontano, all’insegna di un sano erotismo di fondo, come indica Man Ray, grande eretico ed erratico, che Kandinskj sublima nei termini di una necessità profonda in sinergia con le dissonanze di Schoenberg, nella risonanza che scaturisce da una visione che faccia vibrare le corde del nostro pianoforte interiore, fino alle appassionate polifonie visive di Klee o le trasposizioni pittoriche di partiture di Satie o Stockhausen di Veronesi, comprese le sinergie strutturali di Mondrian e le sinestesie di van Doesburg, Una relazione che diventa, da un certo momento in poi, un rapporto stabile come nel Futurismo in cui è sperimentazione attiva e interattiva, o declinata nel contrappunto tra sonorità cromatica e cinema astratto, tra pittorico e cinetico in un intreccio che attraversa tutta l’avanguardia, mentre in Fluxus è poetica e trasgressiva apertura al rumore della vita vissuta o silenziosa colonna sonora dell’esistenza, fino alle dinamiche programmatico-cinetiche propriamente dette e alle corrispondenze formali di una geometria ottica e sonora nel Minimalismo. A fronte dei diversi e stratificati livelli a cui è riconducibile l’ormai consolidato rapporto tra arte visiva e musica, in un’era sinestetica multidimensionale come quella contemporanea, è dato per scontato dove l’utopia dell’opera d’arte totale prende forma nella realtà dell’intreccio virale dei processi estetici.
In “Musica con vista” le affinità elettive di sette artisti dall’orecchio assoluto, diversi per generazione; linguaggio e poetica, si declinano con altrettanti musicisti per corrispondenze non tanto formali quanto elettive in una gamma che va dalla classica al genere sperimentale, compresi rock, crossover, campionamenti e mashup, in un contrappunto teso come una corda di violino, di affinità linguistica o squisitamente elettiva, nonché emotiva o concettuale, che toccando un tasto delicato, crea uno spazio sinestetico e relazionale: un’imponderabile partitura vibrante e intensa, tra visibile e invisibile nella quale immergerci, a cui partecipare con tutti i nostri sensi, cercando di essere tutti orecchie nonché occhi naturalmente, sentendo le opere e guardando la musica. P.F.
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