Munch & Schiele

Roma - 02/05/2014 : 18/05/2014

Andrà in scena, presso L’Attico, lo spettacolo teatrale “Munch & Schiele”.

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Comunicato stampa

MUNCH & SCHIELE
un tête-à-tête teatrale




Può il teatro concettuale, autoreferenziale per antonomasia, concepire una storia, una minima traccia narrativa, all’interno della sua struttura? La risposta per noi è che gli è necessaria come il pane, e i nostri pezzi teatrali degli ultimi cinque anni stanno lì a testimoniarlo. Il valore primario è costituito dallo spazio, la sua continua metamorfosi, il suo farsi teatro da tutti i lati. Ed è questa idea forte a partorire ogni volta lo spettacolo

Il testo scarnificato, quel poco che resta del plot, in esso deve calarsi e in esso si muovono attori a cui si conviene recitazione e gestualità performativa.
Tutto ciò è presente anche nel prossimo duplice spettacolo, Munch & Schiele, ciascuno della durata di circa quindici minuti con un breve intervallo. Due pittori per molti aspetti diversi, ma con almeno uno in comune, la scelta del linguaggio espressionista per manifestare un tormento individuale ed epocale.
Il primo pezzo su Munch, Quando dipinsi l’Urlo, l’avevamo già rappresentato sette anni fa per tre repliche soltanto. Il fondale è lo stesso di allora, tratto da un quadro di Sergio Ragalzi, ed è un esplicito omaggio a l’Urlo. La postura orizzontale dell’attore in scena, Ruben Rigillo, che recita un monologo tratto dai diari del pittore, è in stretta correlazione con il fondale dipinto. La novità rispetto a sette anni fa è la presenza di una Dama nera, collusa col sipario, inizio e fine di ogni cosa…
Per l’appunto Vive morendo ogni cosa s’intitola il pezzo su Schiele. Per il testo abbiamo attinto al suo diario dal carcere e intrecciato le parole con le immagini dei dipinti, autoritratti e figure femminili, soltanto e unicamente nudi. Danno loro voce e corpo gli attori Pino Censi e Arianna Ninchi. Il carcere viene evocato da un’inferriata di Claudio Palmieri. Inoltre c’è una porta dorata, reale e immaginaria insieme, dietro la quale il detenuto Schiele evade idealmente di cella e si rinchiude nel suo mondo. In questa alternanza di spazi e di soglie si consuma il rapporto tautologico tra immagini virtuali e dal vivo.
Il finale non lo riveliamo nemmeno sotto tortura.


Elsa Agalbato Fabio Sargentini




21 aprile 2014