Move your hands. Fa andà i man

Informazioni Evento

Luogo
GALLERIA CIVICA EZIO MARIANI
Via Camillo Benso Conte Di Cavour 26, Seregno, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al
Vernissage
30/04/2026

ore 18

Curatori
Martina Corbetta
Generi
arte contemporanea, collettiva

Move your hands. Fa andà i man è il titolo della mostra collettiva.

Comunicato stampa

Move your hands. Fa andà i man è il titolo della mostra collettiva che vede come protagonisti Giorgio Bernasconi, Manuel Esposito, Gabriele Napoli, Marco Paleari, Aronne Pleuteri, Rikyboy e Beatrice Spadea. La mostra inaugurerà il prossimo giovedì 30 aprile alle ore 18:00 alla Galleria Civica Enzo Mariani di Seregno. Il progetto – che nasce dal desiderio di dare voce a una generazione che vive e racconta il mondo attraverso i diversi linguaggi contemporanei – si sviluppa in un percorso di opere che spaziano dal disegno, alla pittura, dalla scultura all’installazione. Gli artisti, originari del territorio, sono invitati alla partecipazione presentandosi ciascuno con la propria poetica con l’intento di valorizzare i lavori ponendoli spontaneamente in dialogo gli uni con gli arti Tra le opere grafiche e pittoriche incontriamo: Rikyboy, Aronne Pleuteri, Gabriele Napoli e Marco Paleari, si distinguono invece per la loro analisi e sperimentazione tra scultura e installazione: Beatrice Spadea, Giorgio Bernasconi e Manuel Esposito

Riccardo Sala in arte Rikyboy è un artista visivo il cui processo pittorico spazia dall’intervento murale allo studio della calcografia fino all’interpretazione musicale. La sua poetica rimanda alle immagini derivanti dai ricordi dell’infanzia ed è proprio la nostalgia a essere protagonista del suo immaginario fatto di raffigurazioni di realtà circensi e vedute rurali. Il circo, e la sua immediatezza comunicativa fatta di cartellonistica, volantini e striscioni, è ispirazione di un segno che si fa sempre più grafico. Rikyboy esalta questo principio estetico e lo rende proprio elaborando campiture piatte e colori chiassosi. Le vedute rurali invece rappresentano la sua attenzione per gli scorci campestri e inducono l’artista verso un differente sviluppo pittorico dove la pennellata è gestuale, frastagliata e sovrapposta. Rikyboy è un voyeur della Brianza e l’opera Busc de Brianza ne conferma la definizione: l’angolo di un bosco dipinto nel suo silenzio più intimo è un’immagine che solo un occhio lontano e ossequioso può descrivere e riprodurre.

Rimanendo in ambito pittorico e approfondendo il tema di pittura come trompe l’oeil, Gabriele Napoli nei suoi lavori riprende ironicamente un nuovo modo di guardare al reale. Nella loro fisica vitalità le tele sono un segno della contemporaneità ma al tempo stesso un omaggio alla pittura di tradizione. La rigorosa processualità caratterizza i suoi dipinti che si riconoscono dalla densa stesura dei diversi strati di malta sulla tela, per formare una tessitura materica che vuole simulare la percezione degli strappi d’affresco. La pratica pittorica di Napoli procede attraverso una lenta apparizione dell’immagine, cui segue una spontanea tendenza a saturare ogni parte dell’opera, senza lasciare spazi vuoti. Con la serie degli Snotboys, Napoli utilizza una moltiplicazione di alter ego che scandagliano l’Io alla ricerca della propria identità. Queste figure, dai tratti ambigui, sono sospese in una fase di passaggio tra adolescenza e vita adulta. La dimensione ludica e i loro gesti morbidi si mescolano con un forte senso di malinconia e vicinanza emotiva. Gli ambienti che li circondano, a cavallo tra il reale e il fantastico, si diramano in scenari naturali: distese e boschi che richiamano favole, oppure spazi interiori che evocano i propri sogni.

Aronne Pleuteri, dopo una serie di fallimenti nei concorsi di pittura en plein air dedicati ai laghi della Brianza, si trasferisce a Milano per studiare presso l’Accademia di Belle Arti di Brera e per insediarsi in uno studio sotterraneo nel quartiere della Barona. Qui entra in dialogo con artisti di diverse generazioni, ampliando rapidamente la propria ricerca verso linguaggi espressivi eterogenei. La sua arte in generale spazia tra la pittura, la performance, il video e la musica e il suo lavoro si caratterizza per un linguaggio ibrido e fluido, in cui ironia e riflessione critica convivono, esplorando frequentemente temi quali l’assurdo, l’imbarazzo e le convenzioni sociali. Il suo appeal visionario arriva dalle forme di rappresentazione di massa come cartoni animati, fumetti e cultura internet. Protagonisti delle sue opere possono essere amabili personaggi fiabeschi come maldestri tentativi di monocromi che si concretizzano, al contrario, in radianti esplosioni di luce.

Tra disegno e dipinto incontriamo Marco Paleari. L’artista conosce bene la rappresentazione grafica e la unisce alla pittura in una rilettura delle iconografie sacre e profane della storia occidentale, in particolare della produzione rinascimentale e di quella manierista italiana e nord europea, in un tentativo di ri-attualizzazione delle stesse in forma ironica o tragicomica. Le opere di Paleari sono così disegni dipinti di scene senza tempo cui la rielaborazione è un mix tra la storia dell’arte, i ricordi personali, le immagini e le ambientazioni di varie origini. Le sagome umane e gli oggetti appaiano sulla tela come corpi su un palcoscenico: artificiosi e in movimento. Le figure sono letteralmente ricalcate dalla sagoma di qualcuno, o qualcosa che è stato davvero presente in un determinato tempo, in un determinato luogo. I contorni diventano volumi che fioriscono lentamente attraverso il riempimento con colori e altre forme, gli spazi invece dedicati ai volti sono autoritratti reiterati dell’artista.

Beatrice dopo la laurea in pittura approfondisce la sua poetica indagando la sottile linea di confine tra immaginazione, percezione e memoria. Esplora il modo in cui queste dimensioni possano influenzare la nostra esperienza. Il lavoro di Spadea si muove nello spazio del sogno e della fantasia aprendo a nuove prospettive riflessive. Le prime opere si confrontavano con simboli della natura e del cosmo. Nella sua pratica attuale si trovano lavori tessili realizzati attraverso sete tinte a batik e tessiture assemblate a telaio. Attraverso tecniche lente e processuali lascia che le forme si frammentino, si spostino e si ricompongano. Tutti i materiali usati si concentrano sull’attivazione della percezione e sulla costruzione di un ecosistema immaginario in cui materia e suono riconnettono al mondo vivente. Questa simulazione di spazi, o oggetti, che permette di raggiungere altre dimensioni è per l’artista uno spazio del “non ancora accaduto”.

Giorgio Bernasconi approfondisce una ricerca transdisciplinare tra arti visive, pratiche installative e nuovi media. Le opere intitolate Processo Miceliare rappresentano un processo di investigazione in cui l’artista utilizza il micelio vivo dei funghi come elemento costruttivo e trasformativo dell’opera. Le sculture, ispirate a forme del mondo naturale come alberi e coralli, vengono progettate digitalmente e realizzate in stampa 3D con PLA, un materiale plastico di origine vegetale cui le cavità diventano spazio di riempimento dove viene inserito un impasto di legno e micelio vivo. Una volta collocate in serra, in condizioni controllate, il micelio cresce e produce funghi, modificando progressivamente la forma della scultura. L’opera diventa così un ecosistema vivente che attraversa crescita, trasformazione e decadimento.

Manuel Esposito inizia a fare arte nel garage della sua vecchia casa in Brianza dove ogni giorno creava lavori estemporanei che ogni sera smontava per far parcheggiare l’auto ai suoi genitori. Il box l’aveva chiamato Studio Mobile. Sostiene la filosofia che “l’artista deve occuparsi delle cose del mondo”. Le idee per Manuel sono svincolate da pragmatismo e appartenendo così a un altro territorio. Catfish sculpture è una scultura dall’estetica semplice realizzata con diversi materiali: polipropilene laminare intrecciato, smalto a solvente e spray. L’opera obbliga lo spettatore all’osservazione di una busta Ikea bislunga suggerendo di domandarsi se ci sia una riflessione d’impronta marxista sugli effetti del consumismo o un cinico sarcasmo a metà tra realtà e fantasia. Catfish sculpture è un pastiche postmoderno che tiene conto del gigantismo degli anni ‘90, del meccanismo Pop della Brillo boxe e dell’ironia NewDada. Segue la strada della provocazione, del quotidiano, della monumentalità e dell’affetto per il banale. La shopping bag è il prêt-à-porter dell’occidente post-storico, è l’appronto all’uso, è un simbolo di una società precofezionata. Cosa può dunque contenere questa pantagruelica borsa? Una sovrabbondante spesa? Un ananas? La forza gravitazionale? La storia dell’arte? O le sue idee?

Move your hands. Fa andà i man è una mostra ambiziosa che vive in un preciso momento storico in cui il fare arte non segue un trend, ma dove certamente è possibile distinguere chi ha deciso con determinazione di intraprendere la strada dell'arte per indagare sulla visione del mondo di oggi.