Miriam Marafioti | Claudia Mangone

Informazioni Evento

Luogo
GALLERIA ALESSANDRO BAGNAI
Via Maggio 19-21 rosso, Firenze, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al
Vernissage
21/03/2026

ore 18

Artisti
Miriam Marafioti, Claudia Mangone
Generi
arte contemporanea, personale

Qui altrove, la prima mostra personale di Miriam Marafioti (1996) e per Bacheca, la mostra Collyrium di Claudia Mangone (1996), artista che vive e lavora tra Bergamo e Milano.

Comunicato stampa

Miriam Marafioti
Qui Altrove

opening: sabato 21 Marzo 2026, h18.00
Via Maggio 19-21r, Firenze

La Galleria Alessandro Bagnai è lieta di annunciare l’inaugurazione di Qui altrove, la prima mostra personale di Miriam Marafioti (1996), che si terrà il 21 Marzo 2026 dalle ore 18:00 in Via Maggio 21/r, Firenze.

Marafioti presenta un nucleo di opere su tela e su carta che esplora il cuore della sua ricerca, il paesaggio. Infatti, sin dall’accademia si interessa al paesaggio come strumento attraverso il quale è possibile mettere a fuoco i mutamenti sociali e culturali di un luogo, talvolta ancor prima che diventino evidenti.

La pratica dell’artista si sviluppa attraverso due elementi fondamentali. La fotografia in quanto mezzo essenziale per fermare lo sguardo e catturare una porzione di realtà, in modo da poterla prima indagare e in seguito riconfigurare attraverso la pittura. In secondo luogo il colore, che utilizza per stravolgere la banalità del paesaggio e trasporlo altrove.

Sabato 21 Marzo BACHECA inaugura Collyrium di Claudia Mangone (1996), artista che vive e lavora tra Bergamo e Milano.

La ricerca di Mangone si confronta con l’opacità dei sistemi in cui siamo immersi e ne indaga l’eterogeneità e la stratificazione emozionale. Attraverso installazione, scultura e disegno l’artista mette in evidenza la fragilità che sottende l’accostamento di elementi dissonanti: creazione e rottura, tenerezza e aggressività, vulnerabilità e minaccia.

Collyrium riflette sullo spazio della vetrina non come espositore, bensì come membrana soggetta a interferenze. Se la vetrina nasce come strumento di visione nitida, l’intervento di Mangone lavora per ostruzione e accumulo: una veneziana taglia l’orizzonte, mentre variazioni di bianco tessono una trama di incastri cromatici. Tra strutture rigide e umori organici, l’installazione mette in scena un disturbo, un’anomalia della lacrima che trasforma l’atto del guardare in un piccolo, ostinato incidente dell’occhio.