Michal Martychowiec – Empty Room

Verona - 13/04/2019 : 08/06/2019

Spazio Cordis presenta Empty Room, la prima personale in Italia di Michal Martychowiec, giovane artista di origine polacca di base a Berlino.

Informazioni

Comunicato stampa

Dal 13 aprile all’08 giugno Spazio Cordis presenta Empty Room, la prima personale in Italia di Michal Martychowiec, giovane artista di origine polacca di base a Berlino. La mostra raccoglie una selezione di lavori – fotografie, video, installazioni, disegni, neon – realizzati dall’artista ragionando sui concetti di violenza e libertà in rapporto a cambiamenti storici e sociali nell’ambito della comunicazione e dell’esercizio del potere

In particolare, Martychowiec propone due nuclei tematici che si intrecciano: il reiterarsi nella storia di episodi di violenza legati ad affermazioni di libertà e le distorsioni nel rapporto con l’altro vissute dall’uomo contemporaneo nell’epoca di internet e della tecnologia digitale. A questi si sovrappone la riflessione sull’esercizio del potere, non solo nell’accezione di “potere costituito” e manipolazione dell’informazione, ma anche a livello di relazioni personali, sociali, private e comunitarie. A fare da filo conduttore, la memoria e le modalità attraverso le quali l’arte e la poesia diventano strumenti per preservarla unendo il passato più remoto al futuro futuribile. Il titolo della mostra, Empty Room, la camera vuota, incrocia questi temi singolarmente e in maniera trasversale laddove si configura come luogo fisico in cui le dinamiche percettive sono state alterate; spazio virtuale in cui si attuano relazioni distorte e assenza figurata per sottrazione o trasformazione dei significati. L’espressione nasce in relazione al mondo delle chat room e quindi si lega al tema della comunicazione e dei rapporti interpersonali dopo l’avvento di internet. Le chat room sono spazi virtuali dove è possibile instaurare una conversazione, scambiarsi di idee, avviare dibattiti, ma in cui l’assenza di contatto visivo e di relazione fisica abbatte ogni possibile reticenza, sottrae i soggetti dal confronto con le urgenze, gli imbarazzi, i desideri inespressi. Le dinamiche del potere in un mondo di iterazioni a-corporee si modifica e cambia prendendo strade inaspettate e trasformando la natura stessa dell’uomo contemporaneo. Il confronto con il reale viene meno e così la percezione dei fatti, dei gesti, delle intenzioni. Così se la chat room si presenta come un non luogo, uno spazio in cui domina l’assenza, l’empty room è un’assenza alla seconda: è la sottrazione improvvisa e irreversibile dell’interlocutore, l’interruzione repentina del dialogo, la censura arbitraria su una conversazione. È il silenzio di uno spazio vuoto, la cancellazione di una storia, un atto violento quanto un pugno nello stomaco. Nel mondo digitale si sono sviluppati nuovi e inaspettati modi di esercitare il potere e la violenza: internet nasce per liberare l’informazione e aprire il mondo a infinite possibilità di scambio e conoscenza, ma si trasforma ben presto in un subdolo strumento di controllo e manipolazione dell’informazione. Tutto iniziò in un giorno di violenza è in questo senso un’opera manifesto: il neon riproduce una frase tratta da Alessandro Baricco, e più precisamente dalla sua riscrittura in chiave contemporanea dell’Illiade. La prima testimonianza della storia della letteratura occidentale non esordisce con un gesto d’amore, ma con un atto di violenza, con l’infuriare della guerra, una guerra significativamente tesa a un riscatto - quello di Elena rapita dai troiani - e condotta in nome della libertà. Violenza e libertà, controllo e potere legano la storia antica al mondo contemporaneo. Lo stesso accade nel caso delle guerre e rivoluzioni contemporanee. Ripercorrendo i cicli e i ricicli della storia, ogni grido di libertà è stato accompagnato da un atto di violenza incontrollata, l’arte e la poesia ne conservano memoria sottoponendo ogni evento a un filtro estetizzante: La libertà che guida il popolo di Delacroix ricorda le “Tre Gloriose Giornate” del luglio 1830 con una figura allegorica che calpesta un cumulo di corpi e macerie imbracciando un fucile; delle movimentazioni studentesche del ’68 si ricordano i motti e gli slogan (“Sous les paves la plage” viene utilizzato dall’artista per un intero ciclo di opere) e così Martychowiec, quando scaglia a terra una sedia e un gilet giallo, immagina possa accadere lo stesso per il Mouvement des gilets jaune, già soggetto al filtro della storia pur appartenendo al nostro presente, ma in fondo tutto è storia, All is history. Grandi avvenimenti e piccoli fatti entrano nel flusso della storia nel momento stesso in cui stanno accadendo, è di essi cosa resta? What remains the poets provide, ricorda un’altra delle opere in mostra, mentre in The shrine to summon the souls il lento cadere dei petali rosa nel Santuario Yasukuni a Tokyo (dedicato alle anime di soldati e civili che morirono combattendo al servizio dell'Imperatore durante la Seconda guerra mondiale) si accompagna a testi e musiche del film La Rabbia di Pasolini: “Del terrificante mondo del passato, e del terrificante mondo del futuro, non resta che la bellezza”.