Michael Ackerman – Watermark

Milano - 25/07/2017 : 16/09/2017

Nel lavoro di Michael Ackerman, documentario e autobiografia concorrono alla finzione, e tutto si dissolve in allucinazione.

Informazioni

Comunicato stampa

Leica Store & Galerie Milano è lieta di presentare la mostra personale di Michael Ackerman, a cura di Claudio Composti, in collaborazione con mc2gallery.

Nel lavoro di Michael Ackerman, documentario e autobiografia concorrono alla finzione, e tutto si dissolve in allucinazione. La sua fotografia è sempre stata attraversata da tematiche ordinarie, al contempo grandiose e senza pretese. Tempo e atemporalità, storia personale e storia dei luoghi. Immagini deteriorate e danneggiate, non come scelta stilistica ma come rimando analogico all’esperienza, che non è mai incontaminata

I particolari viaggi racchiusi nel suo libro Half Life abbracciano New York, L'Avana, Berlino, Napoli, Parigi, Varsavia e Cracovia, ma i luoghi non sono necessariamente riconoscibili. Già da tempo, nelle sue fotografie, Michael muove verso la cancellazione delle distinzioni geografiche e di altra natura. La traiettoria è chiara: allontanarsi dalle restrizioni del metodo documentario tradizionale per arrivare a una forma del tutto diversa di approdare al mondo.

Se il lavoro di Michael è a volte duro, i paesaggi ci riportano a una delicatezza equilibrata, a una fiducia nella bellezza. Michael ha un amore profondo per gli arcaici treni coperti di neve che attraversano l'Europa, soprattutto l'Europa Orientale, specialmente per i treni notturni, mezzo di trasporto preferito di entrambi. Su questi treni si percorrono centinaia di chilometri, ma durante il viaggio non si è in nessun luogo e, d’inverno, si fluttua in mezzo al biancore. Questo nulla in cui le cose fluttuano si riverbera nelle sue stampe, sebbene il bianco sia a volte fortemente vignettato, quasi fosse l’oscurità a imporlo. A tratti, invece, gli sfondi possono essere totalmente neri, e allora il soggetto irradia come una candela.

Negli ultimi anni Michael ha esplorato i cambiamenti concreti e la dimensione sognante della propria famiglia ristretta, moglie e figlia. Queste immagini, amorosissime e inevitabilmente audaci, riecheggiano di sincerità, calore, shock, di semplice erotismo e naturalmente d’amore che, quando lo si considera con onestà, comprende un baule di contraddizioni. La paura si mescola dunque all’audacia, la gioia comporta un po' di trepidazione, l'innocenza è assolutamente reale, ma intricata e fugace.

Tuttavia, riflettendo sull’opera di Michael nel suo complesso, mi viene da pensare che una delle grandi sfide con cui gli artisti si misurano è capire quando fermarsi di fronte al proverbiale limite. Chi cerca costantemente di superare il limite a volte cade in una trappola negativa che ha un proprio compiacimento. Un’immagine garbata o discreta o puramente bella può in realtà essere il rischio che non vogliono correre. Camminare sul filo è sempre stato parte integrante del lavoro di Michael, tuttavia non lo vedo cadere in questo tranello oscuro, ed è per questo che la sua opera è scabrosa ma mai cinica, forte ma anche dolce.

Estratti da "Sospensione" - un testo di Jem Cohen su Michael Ackerman