Mauro Panichella – Il rituale dell’inatteso

Genova - 01/02/2020 : 14/03/2020

All’UnimediaModern inaugura la mostra "Il rituale dell’inatteso”, una personale di Mauro Panichella, giovane artista genovese.

Informazioni

Comunicato stampa

All’UnimediaModern inaugura la mostra "Il rituale dell’inatteso”, una personale di Mauro Panichella, giovane artista genovese. La mostra è curata da Sara Fontana. L’inaugurazione si terrà sabato 1 febbraio dalle 18,30 presso lo spazio dell’UnimediaModern di Genova - Palazzo Squarciafico, P.zza Invrea 5 B. L’evento sarà un’occasione per presentato il catalogo di Mauro Panichella “Il rituale dell’inatteso”, edito da Sagep Editori Genova, con testi di Caterina Gualco, Gian Marco Casini, Marcello Frixione, Mauro Panichella e Sara Fontana.

Le opere rimarranno in mostra sino al 14 marzo

Mauro Panichella è un artista che accanto a un'attività schietta e istintiva, nata da uno slancio emotivo, coltiva un versante di studio metodico e di produzione scritta. Qui l'accumulo di nozioni di provenienza disparata si risolve in successive intuizioni e si affianca a rigorosi processi di archiviazione. Concluso un lavoro, e trascorso il necessario intervallo, subentra in lui quello sguardo estraneo, diverso, che Luciano Fabro raccomandava ai suoi allievi trentacinque anni fa.

"Nel Rituale dell'inatteso il lavoro sull'identità ha abbandonato l'autoreferenzialità delle prime opere e, con piena consapevolezza, viene proiettato altrove, su un piano di poetica normalità che però trascende l'umano, assumendo un aspetto quasi sacrale e trasversale rispetto al mondo naturale e a quello della tecnologia” dichiara Sara Fontana.

"Mauro Panichella è il più giovane degli artisti che lavora con la galleria ormai da parecchi anni, conosce e porta con sé il segreto dell’euforia costante. Ho seguito con attenzione e interesse il suo lavoro dagli inizi, dalla prima installazione alla Galleria Civica di Nervi nel 2010, opera nella quale era evidente il suo interesse per le tecnologie contemporanee, molto presenti anche nelle sue installazioni a Sala Dogana, come nella mostra “Bestiario” del 2011 al Museo di Sant’Agostino. Confesso che in quest’ultimo caso ho fatto una specie di scommessa con me stessa, accostando il suo nome a quello di artisti ormai nella storia, da Lucio Pozzi a Philip Corner e a Ben Patterson. E questa scommessa l’ho vinta! Ho seguito la sua ricerca sempre attenta, approfondita, coltivata anche da letture e studi costanti, il suo errare tra arte, scienza, ragione e fantasia, per arrivare a una decisione sicura, sempre nutrita da un magnifico e lucido ottimismo”, afferma Caterina Gualco.