Matteo “Ufocinque” Capobianco – Sottomondo

Jesi - 21/02/2015 : 22/03/2015

Ufocinque è un artista che viene dallo “spazio” urbano, e dello spazio ha fatto la sua poetica. L’installazione site specific Sottomondo alla galleria Usb Gallery ripercorre questa evoluzione di un artista alla ricerca della concretezza delle sue idee.

Informazioni

Comunicato stampa

Cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio (I

Calvino)

SOTTOMONDO

Ufocinque è un artista che viene dallo “spazio” urbano, e dello spazio ha fatto la sua poetica: dalle pratiche affermative del writing sui muri di città, alla ricerca di profondità delle pitture della street art, ai mondi immaginifici di carta, materia effimera e organica, come le forme fluide e vegetali che essa assume fuori dalla bidimensionalità del foglio, fino ad arrivare alla tridimensionalità fuori dal tempo della ceramica e dei volumi geometrici delle città medievali. L’installazione site specific Sottomondo alla galleria Usb Gallery ripercorre questa evoluzione di un artista alla ricerca della concretezza delle sue idee.
Per Matteo “Ufocinque” Capobianco l’arte è infatti fatta di materia, la più pura possibile, e ogni segno che vi si pone si trasforma nell’astrazione del simbolo.
Ogni forma diviene idealizzata, più somigliante al conosciuto che al visto. È l’allegoria del presente, lo sforzo alchemico di trasformare il reale in qualcosa d’altro. L’uomo è presente solo nell’idea e nella sua capacità invisibile di plasmare il manufatto.
Dai codici simbolici del writing, alla simbologia alchemica nascosta nelle vegetazioni, ai solidi puri dei castelli, Matteo Capobianco percorre la sua strada attraverso un nuovo medioevo, quello della nostra civiltà, che oggi, come nell’antichità, torna a nascondersi nel sottosuolo per sfuggire sistemi precostituiti divenuti troppo superficiali e a riprendersi i suoi spazi di poesia e pensiero.
USB Gallery condivide e dà spazio ad una ricerca che, pur immersa nel sottosuolo dell’arte e lontana dall’ufficialità, sperimenta forme e tecniche che danno voce al disagio della nostra contemporaneità, non rinunciando ad affermare formule espressive e pratiche sociali e artistiche di condivisione che danno vita ad esperienze solide e reali che dal mondo dell’arte rinnovano il concetto e il senso di umanità. Una vitalità sommersa e ignorata dal sistema ufficiale, dove gli stessi gesti si ripetono pressoché invariati da oltre trenta anni.
Come accaduto alle antiche città sepolte, quando gli uomini per proteggersi dalla violenza di altri uomini hanno scavato cunicoli per nascondersi, la terra – vera o virtuale - ancora ci salverà: sommersi dalla natura, cerchiamo tra le radici nuova vita per l’essere umano.
Annalisa Filonzi











Matteo “Ufocinque” Capobianco (Novara 1981) dal 1994 è protagonista attivo della scena writing e poi street-art italiana, con numerosi interventi in spazi di wall-painting in eventi dedicati e parallelamente in maniera spontanea in spazi abbandonati come fabbriche in disuso e vecchie cascine.
Dopo gli studi di Disegno industriale al Politecnico di Milano, inizia un percorso di fusione tra arte e progetto. Questo lo porta ad avvicinarsi alla scenografia teatrale, realizzando dapprima singoli elementi scenici per l'opera lirica fino ad intere scenografie, in una continua ricerca di tecniche materiali e soluzioni.
La volontà di diversificarsi dal muro si fonde con l'esperienza scenografica portandolo a creare grandi installazioni in carta ritagliata a mano, consentendogli di allestire e trasformare interi ambienti senza intaccarli, rendendo la luce coprotagonista dell'opera.
Realizza dal 2007 numerose installazioni, sia in ambito artistico con mostre personali, che allestimenti per eventi.
Centrale nella sua visione è il tema del “layer”, della lettura dello spazio in piani dimensionali, il layer è usato per realizzare una molteplicità di livelli interpretativi in cui le tecniche di pittura tradizionale si fondono nell'unitarietà del progetto personale. La “forma” non è mai staccata dalla “funzione”, ma si sostengono l'uno con l'altro per creare un onirico mondo sospeso.