Mario Vespasiani – Le nove porte celesti

Gualtieri - 31/03/2012 : 30/04/2012

Vespasiani ha composto nove opere di formato verticale che, come porte, spingono l’osservatore ad attraversare metaforicamente la superficie e a perdersi in quelle nubi che, a loro volta, appaiono negli spiragli dei fondali delle grandi pale barocche presenti nelle cappelle della chiesa di Sant’Andrea.

Informazioni

Comunicato stampa

Sabato 31 marzo 2012, alle ore 17:00, nella chiesa di Sant’Andrea di Gualtieri inaugura “Le Nove Porte celesti”, esposizione a cura di Giordano Berti, realizzata dall’artista marchigiano Mario Vespasiani appositamente per questa chiesa: un luogo ancora consacrato al culto e, perciò, denso di suggestioni religiose vive e pulsanti.
Vespasiani ha composto nove opere di formato verticale che, come porte, spingono l’osservatore ad attraversare metaforicamente la superficie e a perdersi in quelle nubi che, a loro volta, appaiono negli spiragli dei fondali delle grandi pale barocche presenti nelle cappelle della chiesa di Sant’Andrea


Al centro dell’installazione, Vespasiani ha inserito una ciotola di terracotta dalla quale si solleva una colonna di fumo d’incenso liturgico proveniente dal Santuario di Loreto. Non si tratta di una leziosità scenografica, ma della volontà di stringere più saldamente, sebbene in modo impalpabile, il legame tra l’insieme dell’opera artistica e la dimensione spirituale che la ispira, in virtù l’importanza data all’incenso, fin da epoche antichissime, nelle religioni orientali, come offerta alle divinità. In questo modo Vespasiani aggiunge alle nove porte pittoriche una decima porta realizzata con un elemento aereo, effimero eppure ben visibile e percepibile persino olfattivamente; un velo che, sollevandosi verso l’alto, trascina con sé lo sguardo e i sentimenti dell’osservatore.
Le nove porte, collocate in circolo all’interno dell’architettura sacra, diventano cifre espressive di una superiore realtà invisibile in cui i colori, le luci e i bagliori richiamano i misteri di un oltre che supera le terrestri condizioni di tempo e di spazio.
Le opere si riferiscono ad un canale tra cielo e terra, in altre parole al dialogo tra la componente razionale e quella spirituale: un’esperienza intima con la divinità di cui ogni uomo può esserne testimone.
Queste “nove porte celesti” dipinte da Vespasiani sono un invito a tentare di svelare la realtà “seconda” che si nasconde dietro la realtà esteriore, ad immergersi nel punto in cui l’immagine scompare e lascia spazio ad abbinamenti cromatici che richiamano fenomeni naturali e soprannaturali, insomma, un avvicinarsi al mistero profondo della vita.
La scelta di presentare nove tele è legata all’aspetto simbolico del numero, che rappresenta tanto la creatività umana quanto l’amore divino; nove, com’è noto, è il numero delle Muse, dei mesi di gestazione, dei cori angelici, delle sfere celesti.
La chiave di lettura di questo ciclo sta dunque nel desiderio del singolo osservatore di astrarsi dalla realtà contingente per avvicinarsi alla dimora nello spirito ed arrivare a contemplare le immagini non come un godimento estetico chiuso, ma come una grazia, dove un corpo diventa continuità spirituale di un altro corpo.
L’autore richiede quindi una visione vigile, per cogliere il simbolo nella sua densità trasparente, per ricevere una rivelazione da decifrare in maniera creativa, verso per trovare una traccia della singola esistenza personale, allo stesso modo in cui la Vera Luce è una sorgente esterna ed interna a noi, costituendo il substrato essenziale della nostra immagine interiore che dialoga con un altro sguardo.
Il procedimento di comprensione richiesto dalle opere di Vespasiani è di una meditazione che mira ad allontanare ogni pensiero, a fare il vuoto attorno a sé per unire il proprio pensiero passivo alla dimensione superiore che “Le Nove Porte celesti” vogliono evocare.