Mario Schifano – The Eighties

Milano - 20/09/2012 : 05/11/2012

Nell’esposizione saranno presentate opere di grande formato degli anni ‘80, un periodo in cui Schifano concentra la sua attenzione per il naturale: paesaggi, fiori, prati, onde sono ricreati nelle tele attraverso una gestualità carica di ricordi, pulsioni, sensazioni.

Informazioni

  • Luogo: ZONCA & ZONCA
  • Indirizzo: Via Ciovasso 4 - Milano - Lombardia
  • Quando: dal 20/09/2012 - al 05/11/2012
  • Vernissage: 20/09/2012 ore 19
  • Autori: Mario Schifano
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: 10.30 – 13.00 / 15.30 – 19.30 da lunedì a sabato Apertura straordinaria START MI: sabato 22 e domenica 23 settembre dalle 15.00 alle 20.00

Comunicato stampa

In occasione di START MI, Zonca e Zonca è lieta di annunciare l’apertura della mostra di Mario Schifano dal titolo The Eighties, giovedì 20 settembre 2012.

Nell’esposizione saranno presentate opere di grande formato degli anni ‘80, un periodo in cui Schifano concentra la sua attenzione per il naturale: paesaggi, fiori, prati, onde sono ricreati nelle tele attraverso una gestualità carica di ricordi, pulsioni, sensazioni. La concretezza del dipinto permette di dar voce ai pensieri, di dare vita a quell’immensa “riserva”di immagini che popola la mente di Schifano

La natura non è un soggetto nuovo per l’artista, diversi lavori degli anni ‘60 e ’70 sono dei paesaggi, ma diverso è ora l’approccio. Sono di questo periodo autentici capolavori, come alcune versioni dell’Orto Botanico e dei Gigli d’acqua, quadri particolarmente sintetici ed allusivi dove traspare più che mai quel senso di non finitezza nonostante le grandi dimensioni. In queste opere dominano i toni del verde, del celeste ed il colore bianco, utilizzato non come una pausa ma come un vero e proprio elemento cromatico da cui trarre un profondo e nuovo senso dello spazio.

L’unicità di questi dipinti giace nella capacità di Schifano di cogliere la natura nella natura, esprimendone la sua essenza. In Erba verde vittoriosa sul giardiniere, il blu, che potrebbe essere quello di un cielo, è qua e là diluito, contrastato in basso dal bianco di una nuvola e dal verde in tutte le sue tonalità; e ancora l’arancione che potrebbe essere quello di un fiore è solo una linea che cerca di emergere da una natura lussureggiante. In Nottetempo, su di un blu profondo si stagliano segni che possono essere fiori che non esistono in natura, ma che hanno solamente una somiglianza con essi; un paesaggio che guarda alla pittura del passato, come le ninfee di Monet, non solo come indispensabile punto di riferimento ma addirittura come soggetto.




Lo spazio delle due tele di Il lungo viaggio del sole fino alla vetrata blu è conquistato attraverso un’energia interna ed una gestualità estrema, quasi violenta. I colori blu, giallo, rosso così intensi, materici e contrastanti, danno vita a straordinari effetti cromatici. Così come il bianco del cielo di Ondata immobile, solca il blu che a sua volta si intreccia con del verde, in un sovrapporsi di linee e colori in cui non esiste nessun criterio naturalistico ma dove tutto è regolato dal divenire della pittura “materia”.

Gli smalti, le sabbie e la terra di In direzione di Petra ‘Corrado’ comunicano, con la loro matericità spiccata, un’immagine di deserto quale microcosmo felice. Ispirato ai ricordi dell'infanzia o al desiderio di un viaggio immaginario nei luoghi della memoria, il grande deserto sfiora, per la propria visione altamente personale, l’astrattismo lirico.

Coinciding with START MI, Zonca&Zonca is pleased to announce the opening of the exhibition The Eighties by Mario Schifano.
The show will present large scale paintings from the '80s, the time in which Schifano focused his attention on nature: landscapes, flowers, lawns and waves are recreated on the canvases through a gesture full of memories, instincts and sensations. The concreteness of the paintings gives a voice to the artist's thoughts, gives life to the vast "reserve" of images which populate Schifano’s mind. Nature is not a new subject for the artist; several works from the '60s and the '70s represent landscapes, but in the 80’s he had a different approach. As from this period his works were inspired by past masterpieces, such as some versions of the Orto Botanico and the Gigli d’Acqua, pieces that are particularly synthetic and allusive and where we can find more than ever that sense of non-completeness quality typical of his work. In these paintings, the shades of green, blue and white dominate the canvas and are not used as a break but as a real colour from which to draw a deep and new sense of space.
The uniqueness of these works lies in the artist’s ability to capture nature in its purest form, expressing its essence. In Erba verde vittoriosa sul giardiniere, the blue colour, that could be that of the sky, is diluted and contrasted by the white colour of a cloud and by the green in all its shades. The orange that could be that of a flower is just a line that tries to emerge from a lush greenery. In Nottetempo, signs of something that could be flowers that do not exist in nature but have only a certain similarity with them stand out on a deep blue. This is a landscape that looks at the paintings of the past, such as Monet's water lilies, not only as an essential point of reference but also as a subject.
The space between the two canvas of Il lungo viaggio del sole fino alla vetrata blu is captured through an internal energy and an extreme gesture, almost violent. The colours such as blue, yellow, red are so intense in depth and thick in application, that their contrast against one another creates an extraordinary visual effect. The white colour of the sky of Ondata immobile hits the blue which intertwines with the green, in a overlapping of lines and colours where there is not a natural criteria but where everything is governed by the transformation of the painting in substance.
The enamels, the sand and the soil of In direzione di Petra ‘Corrado’ portray, though their strong textural quality, an image of the desert as a happy microcosm. Inspired by childhood memories or by the desire for an imaginary journey to the places of memory, the great desert becomes, for its highly personal rendering, a poetic abstraction of itself.