Mario Schifano – Senza repliche
Una mostra dedicata a un capitolo ancora poco esplorato dell’opera di Mario Schifano (Homs 1934 –Roma 1998): le opere uniche realizzate con la serigrafia, la tecnica nata per moltiplicare le immagini.
Comunicato stampa
Maco Arte presenta, con il patrocinio dell'Archivio Mario Schifano, Roma, la mostra: "Mario Schifano. Senza repliche", a cura di Mattia Munari, una mostra dedicata a un capitolo ancora poco esplorato dell'opera di Mario Schifano (Homs 1934 –Roma 1998): le opere uniche realizzate con la serigrafia, la tecnica nata per moltiplicare le immagini.
Qui la serigrafia non serve a produrre serie, ma è scelta per le sue virtù espressive: la lucentezza cromatica e la capacità di richiamare il linguaggio della comunicazione di massa, l'ambito in cui fino ad allora era stata più spesso impiegata.
In mostra trentadue opere dal 1966 al 1979, tutte corredate da certificato dell'Archivio Mario Schifano.
Al centro del percorso sono le grandi tele serigrafiche dei primi anni Settanta che il mercato chiama «monotipi»: ventitré esemplari tratti da tredici diverse edizioni. Ogni immagine veniva stampata in serie di cinquanta o sessanta esemplari, ma nessuno è uguale all'altro: cambiano gli inchiostri, i colori, il numero dei passaggi di stampa.
Il percorso si apre con due opere uniche su carta degli anni Sessanta dedicate all'albero, in cui la serigrafia è parte di una composizione più complessa, fatta di fogli sovrapposti o accostati, colori fluorescenti, interventi a matita.
Proseguono le tele serigrafiche e altre opere uniche degli anni Settanta, tra cui un ritratto di Giorgio de Chirico, tratto da una fotografia che Schifano scattò allo schermo del televisore: cinema, televisione e fotografia sono per lui i «filtri» attraverso cui il dato di realtà diventa icona e l'immagine del mondo diventa messaggio. Il percorso si chiude con alcune gelatine, in cui l'artista interviene pittoricamente sull'acetato serigrafato.
Al centro della sala, come contrappunto, la rara scultura in lamina di ferro Per costruzione di oasi (1979), edizione dichiarata di cento esemplari numerati.
Il testo critico di Mattia Munari propone due confronti. Il primo è con Andy Warhol, che dal 1962 porta la serigrafia sulla tela: «Se Warhol usa la serigrafia per dipingere, Schifano usa la pittura per arrivare alla serigrafia». Il secondo, più inatteso, è con Alighiero Boetti.
Affidando in larga parte l'esecuzione allo stampatore e riservandosi l'ideazione dell'immagine, Schifano anticipa una nozione di autorialità che Boetti porterà al centro del proprio lavoro: i suoi ricami nascono come «multipli unici» eseguiti da altre mani e sono oggi tra le icone del mercato dell'arte contemporanea.
La mostra di Maco Arte è un'iniziativa finanziata nell'ambito del PR FESR 2021-2027, DGR 1377/2024