Mario Moscadello – Identità

Ripa Teatina - 23/05/2013 : 23/06/2013

Dal 1° gennaio 2000 Moscadello intraprende una ciclopica opera di documentazione. Non sappiamo quanto di simbolico ci sia nella scelta della data nè, a rigore, ci riguarda.

Informazioni

Comunicato stampa

Dal 1° gennaio 2000 Moscadello intraprende una ciclopica opera di documentazione. Non sappiamo quanto di simbolico ci sia nella scelta della data nè, a rigore, ci riguarda. Ma da quel momento, per tutto l’anno in corso e con assiduità monacale, ogni mattino al risveglio, per prima cosa scatta una polaroid, inquadrando la porta del balcone e il paesaggio valligiano su cui si apre. Ogni giorno. Per un intero anno. La base fotografica impone il ritmo della composizione

Come sappiamo, l’obiettivo della macchina annulla la distinzione gerarchica tra i piani; non c’è un motivo emergente, la dialettica primo piano/sfondo viene meno. In questi acquarelli ciò che si coglie è il tono d’insieme, un contesto di relazioni intime fra note calde e fredde.
Successivamente l’attenzione viene carpita dalle componenti grammaticali della raffigurazione. Ci si avvede che la trama del tessuto pittorico ci svela prospettive instablili, e che dal loro interseccarsi appaiono gli elementi costituitivi dell’immagine.
Come evocate dall’insistenza micrografica del segno, allora, prende vita la matrice iconografica. L’impaginazione seriale delle opere, ospita al centro il caleidoscopio del paesaggio teatino. Con fasci luministici successivi, il colore invade lo spazio interno da cui è stata effettuata la ripresa. E, come sfaccettature di un prisma rifrangente, dilaga nell’immagine, polverizzato nell’ambiente. Le corrispondenze fra i colori dell’esterno e quelle interne forniscono una sensazione di compattezza e di continuità. È l’ambiente che si fa atmosfera. Si tratta di una condizione psicologica che è altresì una particolare esperienza percettiva del riguardante, perché l’opera - volutamente – non ha confini precisi. Le ante spalancate della porta, non segnano piani-limite; sono un diaframma che non chiude, ma mette in comunicazione il dipinto con il contesto. Così l’arredamento si prolunga oltre i margini. La prospettiva centrifuga, sdrucciolando all’infuori, ci avvinghia in un gioco di relazioni spaziali, dove la ricerca di un continuum sensoriale è confermata dalle lastre di perspex che contengono i fogli, cornice trasparente in cui l’immagine svapora, fin all’identificazione dello spazio che l’accoglie.

Da: Antologia, della durata. Maurizio Coccia 20.07.2003