Mario Cresci / Renato Corsini
Due mostre. Le mostre sono inserite nel palinsesto di eventi, ideato e promosso da Comune di Brescia e da Fondazione Brescia Musei, per festeggiare il Bicentenario del ritrovamento della Vittoria Alata.
Comunicato stampa
L’esposizione presenta un articolato percorso che ripercorre le diverse fasi della ricerca sviluppata da Mario Cresci attorno alla Pietà Rondanini. Le opere in mostra nascono da una lunga indagine fotografica dedicata al capolavoro michelangiolesco, inizialmente osservato nel suo storico allestimento nella Sala degli Scarlioni e successivamente reinterpretato attraverso i nuovi punti di vista offerti dalla collocazione nell’Ospedale Spagnolo del Castello Sforzesco di Milano.
Più che una semplice rilettura della scultura, il progetto si configura come una personale elaborazione artistica, frutto di un confronto approfondito e durato dal 2013 al 2016 con l’opera di Michelangelo. Attraverso questo dialogo intenso e continuo, Cresci affronta temi universali e profondamente attuali, interrogando il rapporto tra immagine, memoria, sofferenza e condizione umana.
Composto da circa quaranta opere, il percorso espositivo restituisce, attraverso il linguaggio fotografico, la complessità evocativa della Pietà Rondanini, cogliendone le ambiguità, le tensioni e il profondo valore simbolico. Nella scultura si intrecciano la grande tradizione della storia dell’arte e una riflessione senza tempo sul dolore e sulla fragilità dell’esistenza. Con uno sguardo misurato e privo di effetti spettacolari, Cresci si accosta all’opera in un dialogo silenzioso e intenso, dando vita a immagini di straordinaria forza espressiva ed emotiva.
Mario Cresci nasce a Chiavari, in Liguria, nel 1942 e oggi vive e lavora a Bergamo. Nel 2004 realizza la sua prima antologica, Le case della fotografia. 1966-2003, alla GAM di Torino, mentre nel 2017 riassume i suoi cinquant’anni di attività artistica con la mostra La fotografia del No. 1964-2016 alla GAMeC di Bergamo. Nel 2023, Cresci rilegge i primi venti anni del suo lavoro attraverso la mostra L’esorcismo del tempo, 1960-1980, al MAXXI di Roma. La mostra Colorland, 1975-1983, dello stesso anno, al Monastero di Astino per la Fondazione MIA di Bergamo, unitamente alla recente collettiva Viaggio in Italia – riedizione di quella storica di Bari del 1984 – all’Istituto Italiano della Cultura di Parigi (2024), evidenziano il rinnovato interesse della critica per il progetto di Luigi Ghirri sul paesaggio italiano di quegli anni.
Partecipa alla Biennale d’Arte di Venezia nel 1971, 1979 e nel 1993 in Muri di carta. Fotografia e paesaggio dopo le avanguardie, curata da Arturo Carlo Quintavalle. Dal 1974 alcune sue fotografie fanno parte della collezione del MoMA di New York. Molti lavori sono presenti in diverse collezioni d’arte e fotografia contemporanea di noti musei nazionali.
Dalla fine degli anni Settanta si dedica anche all’insegnamento, attività di esperienza creativa condivisa e intesa come parte integrante del suo lavoro d’autore, nella convinzione che l’opera d’arte può essere anche parte attiva di un processo di crescita sociale. Dal 1991 al 1999 dirige l’Accademia di Belle Arti G. Carrara di Bergamo. Insegna in diverse scuole, accademie e università come lo IED, l’Accademia di Brera, la NABA, il Politecnico di Milano, la Fondazione Modena Arti Visive e attualmente all’Università ISIA di Urbino.
Ampia e articolata è la sua produzione di libri e più̀ in generale di contributi, anche teorici, sulla fotografia e la comunicazione visiva. Nel 2019 pubblica Segni migranti. Storia di grafica e fotografia (Postcart Edizioni), un compendio della sua ricerca grafica e fotografica, premiato come Livre Historique ai Les Rencontres de la Photographie 2020 di Arles. Nel 2022 per Mimesis Edizioni pubblica Matrici. L’incertezza del vero, dove sperimenta la coesistenza tra scrittura e immagine-segno.
Dal 2018 Mario Cresci è rappresentato dalla Galleria Matèria di Roma per l’Italia e dal 2025 collabora con la Galleria Large Glass di Londra. Nel 2023 viene istituito a Bergamo l’Archivio d’artista Mario Cresci, a tutela di tutto il lavoro dell’artista.
Fotografie di Renato Corsini
Inaugurazione: sabato 18 luglio, ore 18.00
fino al 30 agosto 2026
L’esposizione racconta, attraverso una selezione di scatti realizzati tra il 2018 e il 2021, la genesi e l’evoluzione del restauro al quale venne sottoposta la Vittoria Alata: dalla partenza da Brescia per il delicato intervento di conservazione, svolto all’Opificio delle Pietre Dure a Firenze, con la collaborazione del Dipartimento di Ingegneria Meccanica della Sapienza Università di Roma e il contributo tecnologico della ditta Capoferri, fino al ritorno nel nuovo allestimento firmato
dall’architetto spagnolo Navarro Baldeweg, all’interno del Capitolium.
Le fotografie di Renato Corsini non documentano soltanto le fasi tecniche dell’intervento quanto restituiscono soprattutto la dimensione umana di un processo complesso, fatto di competenze, cura, ricerca e dedizione.
Nel percorso emerge il dialogo tra la materia antica e le tecnologie più avanzate, tra la fragilità del reperto e la solidità delle competenze che ne hanno garantito la conservazione. Le immagini accompagnano il visitatore dietro le quinte di un evento eccezionale, permettendo di osservare da vicino dettagli, gesti e momenti normalmente sottratti allo sguardo pubblico.
L’iniziativa rappresenta così non soltanto il racconto fotografico di un restauro, ma anche la testimonianza di una straordinaria impresa culturale e scientifica che ha restituito alla comunità uno dei suoi simboli più preziosi. Un viaggio di andata e ritorno che attraversa venti secoli di storia e che, attraverso lo sguardo di Renato Corsini, restituisce al pubblico la dimensione più intima e umana della Vittoria Alata e del suo ritorno a casa.