Marino Marini – L’arcaico

Bologna - 18/01/2013 : 10/02/2013

Il Museo Archeologico ospita nelle proprie sale una selezione di opere di Marino Marini (1901-1980), uno dei massimi scultori del Ventesimo Secolo. L'irriducibilità delle sue forme agli stilemi delle Avanguardie consente oggi inesauribili riletture di una poetica non catalogabile nella prospettiva storicistica e l'opportunità di osservare le relazioni con fondamentali archetipi dell'arte e della creatività umana.

Informazioni

  • Luogo: MUSEO CIVICO ARCHEOLOGICO
  • Indirizzo: Via Dell'archiginnasio 2 - Bologna - Emilia-Romagna
  • Quando: dal 18/01/2013 - al 10/02/2013
  • Vernissage: 18/01/2013 ore 17.30-20
  • Autori: Marino Marini
  • Curatori: Alberto Salvadori, Gianfranco Maraniello
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: In occasione di ART CITY White Night sabato 26 gennaio apertura straordinaria fine alle ore 24. dal martedì al venerdì: 9–15 sabato, domenica e festivi: 10–18.30 venerdì 25 gennaio: ore 9–20 sabato 26 gennaio: ore 10–24 domenica 27 gennaio: ore 10–20
  • Biglietti: biglietto museo (€ 5/3) L'accesso è gratuito per i possessori di qualsiasi biglietto d'ingresso Arte Fiera (promozione valida solo nei giorni di svolgimento di ART CITY Bologna).
  • Patrocini: promossa da MAMbo – Museo d'Arte Moderna di Bologna e Museo Civico Archeologico Istituzione Bologna Musei in collaborazione con Museo Marino Marini (Firenze) e Fondazione Marino Marini (Pistoia)

Comunicato stampa

Il Museo Archeologico ospita nelle proprie sale una selezione di opere di Marino Marini (1901-1980), uno dei massimi scultori del Ventesimo Secolo. L'irriducibilità delle sue forme agli stilemi delle Avanguardie consente oggi inesauribili riletture di una poetica non catalogabile nella prospettiva storicistica e l'opportunità di osservare le relazioni con fondamentali archetipi dell'arte e della creatività umana

La classicità diviene una sorta di strumento di lavoro e d'indagine, un paradigma per affrontare quella che è la fonte primaria della sua arte: il linguaggio del corpo dell’uomo, il manifestarsi della figura umana come elemento perenne, ossia come forma classica e imperitura nel tempo. La verità della rappresentazione come elemento fondante della scultura di Marino Marini e come tema cardine della grande tradizione della storia dell’arte italiana del Novecento trova importanti radici in una classicità che vede nell’arte egizia e in quella etrusca gli appigli più profondi. Su questo presupposto si danno le ragioni della presenza dell’artista toscano al Museo Archeologico di Bologna. Le opere non alterano la disposizione della collezione permanente, ma in essa trovano il proprio teatro ideale. Nel suo profondo amore per l’arte antica Marino Marini non ha tralasciato gli studi di modelli imperiali romani riuscendo, in un continuo peregrinare dall’antico ai suoi contemporanei, a leggere la grandezza del primo Martini secessionista, le esperienze formali dei francesi Despiau, Bourdelle e Maillol e di tedeschi quali Kolbe e svizzeri come Haller. Di questo tratto è segnato il percorso di Marino Marini, che nel recupero della forma, espressa in un linguaggio artistico oltre il tempo, ha creato una scultura comunque radicata nella quotidianità grazie alla sua costante e attenta analisi del contingente. Rendere immortale il presente è una delle maggiori qualità dell’arte classica e della passione per il senso dell'arcaico, di ciò che è remota origine e, insieme, principio fondatore ineludibile.
In questa prospettiva si possono così osservare la "Venere" del 1942 con i suoi tratti delineati dalla elegante figura che esprime tutta la sua evocazione mitologica nelle morbide fattezze, la "Pomona" del 1945 con la grazia di un antica divinità che incede nel tempo presente, arrivando poi al "Cavaliere" del 1949 che ci immette nella fase più matura della serie dei famosi cavalli e cavalieri.