Marianne Werefkin / Willy Fries

Informazioni Evento

Luogo
MUSEO COMUNALE D'ARTE MODERNA
Via Borgo 34, Ascona, Switzerland
Date
Dal al
Vernissage
05/06/2022

ore 17

Artisti
Marianne Werefkin, Willy Fries
Generi
doppia personale, arte moderna
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La mostra, organizzata in collaborazione con la Fondazione Righini-Fries di Zurigo, rappresenta una singolare occasione per festeggiare i cento anni dalla nascita del Museo di Ascona.

Comunicato stampa

La mostra, organizzata in collaborazione con la Fondazione Righini-Fries di Zurigo, rappresenta una singolare occasione per festeggiare i cento anni dalla nascita del Museo di Ascona. Essa mette a confronto l’opera della pittrice russa Marianne Werefkin (Tula 1860 – Ascona 1938), che ha concorso a fondare il Museo di Ascona, con quella del più giovane amico pittore zurighese Willy Fries (Zurigo 1881 – Zurigo 1965), con il quale aveva stretto una profonda amicizia, durante il suo soggiorno ad Ascona nel 1921, introducendolo nella vivace vita culturale dell’Ascona di allora, animata dal fermento creativo di artisti e di intellettuali anticonformisti e originali, capaci di convivere in modo solidale con la popolazione del luogo, profondamente religiosa e tollerante.

La mostra si sviluppa intorno alle lettere che Werefkin scrive a Fries tra il 1921 e il 1925, proprio durante gli anni in cui era impegnata a fondare il Museo di Ascona. Questo nasce nel 1922 grazie alla donazione da parte degli artisti residenti ad Ascona e dei loro colleghi e amici svizzeri e internazionali di loro opere al Comune, ottenendo in cambio uno spazio dove promuoversi. Un’idea di “autogestione” artistica rivoluzionaria, promossa in gran parte da Werefkin, con l’intento di creare un Museo vivo in difesa dell’autenticità soggettiva dell’artista creatore che, responsabilmente, si sarebbe presentato non “come un commerciante con la sua merce”, ma come un “donatore felice e che diffonde gioia”.

Grazie a questa presa di posizione originale, che dà valore all’essere artisti autentici e moralmente responsabili nei confronti della società nel suo farsi, e non in base a pregiudizi culturali, a mode o a interessi di comodo, Werefkin trova nel giovane Willy Fries un valido alleato che come lei, anche se con stile impressionista diametralmente opposto al suo espressionista, per tutta la vita ha cercato di esprimere con sincerità la propria personalità e visione del mondo, per quanto differente, non allineata, o fragile, rispetto ai pregiudizi del mondo dell’arte o della società.

Ne scaturisce un intenso dialogo di sincera amicizia, dove Werefkin può confidargli le sue sofferenze e le sue preoccupazioni economiche, derivate dalla fine della sua relazione quasi trentennale con Alexej Jawlensky che, a sessant’anni, sola, la obbliga a vivere ai limiti della sopravvivenza. Tuttavia, grazie agli aiuti di amici influenti come Willy Fries (a Zurigo era a capo di diverse associazioni d’artisti), che le trovano occasioni espositive e aiuti materiali, alla solidarietà del popolo di Ascona e alla sua storia alternativa legata alla comunità di Monte Verità, Werefkin riesce a mantenere integra la sua dignità senza mai svendersi. Anzi, si prodiga così tanto per la causa del Museo, da privarsi della possibilità di vendere quattro sue opere e tre dei suoi amici pittori Cuno Amiet, Paul Klee e Arthur Segal, di sua proprietà, preferendo donarle.

L’articolazione della mostra, che per la prima volta mette in dialogo una cinquantina di opere di Werefkin con altrettante di Fries, permette al visitatore di stabilire affinità e differenze tra i due artisti dal percorso artistico diametralmente diverso: lei, l’aristocratica donna di mondo russa, la levatrice del Blaue Reiter, intensa e visionaria; lui, l’esponente dell’alta borghesia di Zurigo, legato alla tradizione accademica di Monaco, ironico ed essenzialmente realista. Nonostante ciò, entrambi erano uniti da una profonda fiducia nella spiritualità umana ed erano consumati dall’amore per l’arte, che rappresentava per loro una realtà superiore a cui tendere. Ma soprattutto erano due artisti sinceri e autentici che sono rimasti fedeli ai loro ideali, senza mai scendere a compromessi sul piano stilistico e forse anche morale