Maria Molteni – Archisculture

Asti - 16/10/2011 : 01/11/2011

Prosegue il ciclo Arte nel Castello con una personale della scultrice milanese a cura di Luciano Caramel. I suoi metalli, quasi sempre monocromatici, descrivono la perfezione della materia e della forma.

Informazioni

Comunicato stampa

Dopo tante mostre pittoriche di artisti di fama nazionale ed internazionale ecco che il ciclo di esposizioni Arte nel Castello si impreziosisce con la presenza del primo scultore: è la milanese Maria Molteni che questa estate si è mostrata al grande pubblico guadagnandosi i favori della critica con la mostra Archisculture curata da Luciano Caramel e dalla Galleria Schubert e proposta in anteprima nello Spazio per le Arti Contemporanee del Broletto – Musei civici di Pavia

Si tratta di una esposizione itinerante che ora fa tappa ad Asti proprio presso la galleria d’arte contemporanea Art & Wine Gallery e che consentirà ai visitatori ed ai collezionisti di visionare le originali opere in alluminio della scultrice lombarda che rappresentano una sorta di “canto della geometria” come ben evidenziato nel testo pubblicato sull’ultimo numero della rivista Art & Wine.

Le archi-sculture di Maria Molteni sono il rigore fatto materia. Il rigore della mente che indaga con metodo. I suoi metalli, quasi sempre monocromatici, spesso solo “vestiti” della loro nuda e grigia materia, possono apparire un po’ freddi. Apparire, perché, chi ha occhi per vedere ne coglie la profonda essenza. Queste composizioni, nella ricerca di perfezione delle forme, tendono verso l’utopia dei solidi platonici o degli “archetipi”. Dietro ognuna di esse si può dunque associare un significato di simboli. Non è importante che questa simbologia sia una scelta programmatica dell’artista o solo un riverbero che si coglie. Il rigore è invece una scelta imprescindibile, allo stesso modo del musicista che deve possedere in pieno lo strumento e la musica prima di poter comunicare qualcosa di sublime, così l’artista che plasma forme deve possedere la conoscenza dei materiali, di come si comportano, questa armonia, la ritroviamo chiaramente negli sviluppi verticali. Vertigini di tagli in equilibrio grafico, oppure orbite di cerchi anch’essi modulati non certo a caso. La poetica si identifica e si esprime, comunque con forza, attraverso sinfonie di rette e angoli, di circonferenze, tagli, iterazioni. Ogni opera ha in effetti un suo suono preciso, perché in questa ricerca si trascendono alla fine i confini della percezione. Se ci si ferma alla fruizione del “manufatto artistico-architettonico” si comprende solo fino ad un certo punto il messaggio pulsante di Maria Molteni, che il metallo ha un cuore e la geometria una sua giustificazione come forma di preghiera o in quanto stupore del poeta, che poi sono la stessa cosa.

Molteni fin da adolescente aveva manifestato interesse ed attitudine per la pittura e le arti figurative in genere. Poi però i suoi studi avevano preso un indirizzo diverso (Liceo Scientifico prima e Biologia poi) fino al momento cruciale di un inaspettato incontro. E' quello con Angelo Casati, importante presenza nel panorama della scultura italiana del'900, e poi suo futuro suocero. Con lo scultore si creò da subito una naturale intesa, dovuta, forse, anche alle affinità di carattere e proprio la sua scomparsa, negli anni Novanta, diviene poi per Maria Molteni anche tappa di riscatto: da quel inizia a dedicarsi alla scultura. Alla fine degli anni' 90 frequenta fornaci e cave, realizzando opere in terra e in pietra. Tra i primi soggetti prevale un figurativo già molto personalizzato. La riflessione plastica della neoscultrice si rivolge in particolar modo allo studio di visi e mani, in cui indaga il male del del vivere, simbolicamente rappresentato da situazioni di costrizione. I luoghi in cui la materia acquista nuova fisionomia le appartengono, esplora l'opera di altri artisti e sperimenta altre tecniche: traduce l'idea nel bronzo e nel ferro.
Nel 2000 un altro inatteso incontro si rivelerà essere tassello importante per il suo percorso artistico. Il critico d'arte Claudio Rizzi collabora in questo periodo con Raffaele de Grada alla cura della monografia dell'opera di Angelo Casati. Maria Molteni lo incontra più volte e dopo qualche esitazione vince la riservatezza e lo invita nel suo studio. Sarà questa l'occasione per la sua prima mostra a Milano. Nel 2004 la personale dal titolo “L'anima e la forma” è allestita al Circolo della Stampa. Nel catalogo che accompagna la mostra scrive Claudio Rizzi: ”La scultura di Maria Molteni è già maturata nell'attesa. Lo dimostra la capacità di contemperare immediatezza espressiva, spontaneità di gesto e componente razionale”.

“Dalla precedente esperienza di figurativo significatamente essenziale ed espressivo Maria Molteni approda alla definizione di un modellato di connotazione astratta, risolto in un impianto compositivo solcato da profonde scanalature introspettive o da aggettanti esplicazioni di pensiero” rimarca Clizia Orlando. L'anno successivo espone a Udine, alla Galleria Art Time e a Piacenza presso lo Studio Jelmoni. Il 2005 si chiude con la mostra all'”Oratorio della passione”, nel Museo della Basilica di Sant' Ambrogio a Milano, curata da Claudio Rizzi. Nel 2006 sempre a Milano espone per la prima volta negli spazi della Galleria Schubert presentata da Lorenzo Bonini. Il percorso espositivo è così commentato da Paolo Levi: ”Maria Molteni elabora i suoi bronzi astratti, che sanno trasmettere all'osservatore una poliedricità di significati ben al di là del loro messaggio estetico...Per la scultrice trasfondere energia alla materia inerte significa alludere ad un inconscio compiutamente rivelato e depurato dalle scorie della rimozione”. La produzione di questi anni è copiosa e la fusione dei bronzi la porta ad avviare una proficua collaborazione con la fonderia De Andreis di Rozzano. A questa esperienza si affianca l'interesse per il ferro quale efficace referente del suo fare plastico e dalla fornace passa alla fonderia. Lavora con la ditta Faber. ”I miei schizzi sono istintivi ed essenziali, - afferma la scultrice - io li immagino nella loro trasposizione plastica, ma solo la pazienza e l' amore raro per l'arte di questa famiglia di artigiani rende tutto facile, il loro contributo è per me un supporto irrinunciabile”.

“Esistono dunque due aspetti della scultura della Molteni, - così commenta Raffaele De Grada il suo lavoro - che si riconducono a una vocazione anticlassica dell'arte, che è un aspetto generale della nostra epoca: da un lato la scultura ad incastro (non dimentichiamo gli incastri della scultura di Boccioni) e dall'altro questo abbandono al flusso dei sentimenti che guidano la sua mano nelle opere astratte”. Nel 2008 dopo un’altra personale nella Galleria Schubert, è poi invitata da ottobre a dicembre al Museo Nazionale di Villa Pisani a Stra. Sincerità d'intento e partecipazione al divenire plastico si affermano nell'iter espositivo. “Semplicità di soluzione – scrive Giorgio Segato in catalogo – e misurata economia di materia e di interventi sono peculiari caratteri della scultura di Maria Molteni, che sviluppa moduli di alto nitore plastico emblemi della sua aspirazione ad un ritmo esistenziale armonioso, in equilibrio con il respiro della materia”. Nel settembre 2009 si inaugura l'opera “Diagramma”, accolta come monumento pubblico nel loggiato a Palazzo Tentorio, sede del comune di Canzo.

L'evoluzione plastica della sua creatività, accompagnata da una nuova dialettica tra materiali e cromie, è commentata da Alberto Veca in occasione della sua personale nel 2008 alla Galleria Schubert. “Se “ieri” poteva essere il bronzo o il ferro, nel contrasto tra lucentezza del primo e opacità del secondo, come precedentemente la terra, scelta anche per la sua possibile gamma cromatica, oggi è l'alluminnio nella sua duttilità e - certo una ricorrenza sia pure di diversa fisionomi a- nella possibilità di ospitare sulla sua superficie una campitura di colore” come in Segmento di Traccia e Figure dell’intervallo, opere in mostra nella sua ultima tappa espositiva a Pavia dove la scultrice ha presentato l’esposizione intitolata Archisculture curata dal noto storico dell’arte professor Luciano Caramel che ne ha curato anche il catalogo.

Proprio questa tappa rappresenta per Molteni una ulteriore svolta della sua carriera poiché di concerto con la Galleria Schubert ha deciso di rendere itinerante tale mostra in virtù della rilevanza delle sculture - ove le espressioni geometriche creano una perfetta simbiosi tra il rigore delle figure e le vibrazioni ad esse conferite con spaccature, intagli, sovrapposizioni, poiezioni - e della curatela di uno dei massimi esperti dell’arte contemporanea che ne scandaglia le suggestioni più recondite. E Luciano Caramel rileva nella scultura una “esigenza mai sopita di un’architettonicità strutturale” che secondo lo storico è particolarmente evidente proprio nell’attività di Molteni dell’ultimo lustro in relazione «allo stato di “integro e di frammento” in scultura, ossia la figura perfetta, senza origine o verso e all’opposto l’invenzione di un alto e un basso, di un aggetto e di una profondità, come segnali dell’intervento del tempo che è in antitesi con l’atemporalità della scultura ma che costituisce il senso del raccontare, e al paradosso di un’opera plastica di poter far convivere nello stesso luogo gli opposti, anche la policromia in antitesi con il colore della materia eletta».