Margareth Dorigatti – Erlkönig

Bolzano - 08/03/2014 : 12/04/2014

Margareth Dorigatti è una artista delle affinità elettive. Le corrispondenze vengono cercate però piuttosto negli ambiti della letteratura e della musica che nelle arti visive. L’occuparsi di miti, di déi, santi e demoni, diventa quasi obbligatorio, e si prefigura come costante nella sua opera.

Informazioni

Comunicato stampa

Ispirata all’Erlkönig, Il Re degli Elfi, scritta da Johann Wolfgang von Goethe nel 1782, la ballata è una delle opere liriche più note nell’area linguistica tedesca.
Margareth Dorigatti è una artista delle affinità elettive. Le corrispondenze vengono cercate però piuttosto negli ambiti della letteratura e della musica che nelle arti visive, dove certamente si è allontana dal postmoderno per riavvicinarsi a una sorta di classicismo, se inteso in senso etico e strutturale, quindi di forma e di sostanza. L’occuparsi di miti, di déi, santi e demoni, diventa quasi obbligatorio, e si prefigura come costante nella sua opera


L’interpretazione della Dorigatti è una rivelazione. Essa si muove nel campo di tensione tra dissoluzione e divenire della forma. L’arte non è rifugio. L’arte è lotta. Con se stessi, con la materia, con la verità. Le opere sono finzione senza discorso narrativo: esse non descrivono la realtà, ma si sostituiscono ad essa, diventano una realtà altra, immaginaria e al tempo stesso profondamente vissuta. La pittura è astratta e figurativa al tempo stesso, materiale e spirituale, fluttuante e pastosa. Profondamente vissuta e pure sempre elaborata con rigore scientifico, alchemico. Le sue composizioni partono dalla materia, dalla terra, dalle concrezioni dell’elemento ctonio, il ferro, dai minerali, dal cinabro. Sulla tela si dispongono materiali organici appartenenti alle antiche terre vulcaniche del Monte Amiata che racchiudono ricordi arcaici, e che quelle terre evocano. Pigmenti naturali non fissati, ancora vivi, mobili, terre, pietre, residui di combustioni.
Dorigatti segue la struttura della ballata. Nell’arco di tempo “a-temporale” tra inizio e fine, l’artista si eclissa nella sua qualità di Io narrante affinchè la visione dell’accaduto possa prendere forma e l’inconscio si manifesti. Resta quindi fedele a Goethe che cede a sua volta la scena notturna alle sue figure, al loro drammatico e sempre più serrato dialogo. Nelle opere della Dorigatti le voci si inseguono, si accavallano, fino al punto che le distanze si annullano, i timbri si confondono e figure si amalgamano. Il padre è il Re degli Elfi. Il fanciullo la sua vittima.
La ballata della Dorigatti parla anche della morte dell’arte. E della ribellione. Per l’artista la pittura è poesia e verità. Essa si ribella contro ogni forma di dettame: per lei l’arte non è un metodo, ma piuttosto un istinto. Dà accesso a un mondo altro, a una realtà interiore. Si addentra nei meandri, precipita nell’abisso dell’anima, da cui riemerge a forza di pennellate audaci e pigmenti dirompenti. Quei sì che obbediscono a delle regole, per non soccombere nel caos. E' una lotta. Non un rifugio.

Margareth Dorigatti, nasce a Bolzano nel 1954. Studi di pittura presso l'Accademia di Belle Arti di Venezia e successivamente all’Università delle Arti a Berlino, Facoltà di Comunicazione Visiva con specializzazione in Pittura, Grafica, Graphic-Design, Layout e Fotografia dove si diploma nel 1983.
Dopo un semestre di studi a New York inizia la sua attività di pittrice prima a Berlino, poi a Roma. Contemporaneamente vince la cattedra di Decorazione presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, dove insegna fino al 2005, e successivamente ottiene la cattedra all’Accademia di Belle Arti a Roma. Tiene lezioni come Professore Ospite presso l’Universität der Künste Berlin e alla Akademie der Künste München. Vive e lavora tra Roma e Berlino.