Marco Raiola – Le notti bianche

Napoli - 16/10/2013 : 31/10/2013

Le opere in mostra sono state realizzate tra il 2011 e il 2013 e rappresentano una significativa selezione della produzione dell’artista che ha sviluppato una ricerca del tutto personale per superare il rapporto tradizionale tra opera e spazio circostante.

Informazioni

Comunicato stampa

Si terrà presso il PAN Palazzo delle Arti Napoli la prossima mostra personale di Marco Raiola (Salerno, 1985), intitolata Le notti bianche. Nuove apparizioni, che inaugura mercoledì 16 ottobre 2013, con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, a cura di Giovanna Bonasegale, con contributi critici della stessa curatrice, di Emma Zanella e Monica Citarella. Nel corso della giornata vi saranno due appuntamenti: dalle ore 12.00 alle 14.00, incontro riservato alla stampa; dalle ore 18.00, apertura al pubblico


Le opere in mostra sono state realizzate tra il 2011 e il 2013 e rappresentano una significativa selezione della produzione dell’artista che ha sviluppato una ricerca del tutto personale per superare il rapporto tradizionale tra opera e spazio circostante. Si tratta di grandi pannelli in plexiglas trasparente sui quali sono impresse, con graffi e profonde incisioni, immagini di corpi abbandonati in un’ambigua sospensione tra il sonno e la morte. E proprio sul concetto di ambiguità si sofferma Giovanna Bonasegale, storica dell’arte romana, curatrice di numerose esposizioni in Italia e all’estero, già direttrice della Galleria Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma (MACRO), nel testo di presentazione che si legge nel catalogo della mostra:

“Un ciclo – questo di Le notti bianche di Marco Raiola – che insiste su diversi temi, ma il cui filo conduttore potremmo riassumere nella ricerca insistita del rapporto materia-spazio, dove materia sta per corpo umano e lo spazio è un enorme vuoto o bianco. È in questo incontro che accade tutto, da questo legame profondo, quando la fisicità del corpo emerge dal vuoto-bianco, sottraendogli materia e trasformandola in altra materia. È qui che l’immagine si trasforma in rappresentazione simbolica, che coinvolge ognuno di noi – ma nel suo specifico contesto – anche se siamo autorizzati a percepirla come una grande, condivisibile metafora. Allora possiamo finalmente guardare questi corpi-ombre come le immagini di un’ambiguità che ci appartiene, con uno sguardo intriso dalle ferite che portano dentro e insieme con la incertezza della loro, della nostra durata e di dove, realmente, attraverseremo questo tempo. Non sappiamo, così come non sanno e non vogliono sapere i corpi che Marco ha materializzato. Tanto fragili ed effimeri, che basterà un gesto avventato o scomposto per alterarne il significato, tanto forti da imprimere decisa la loro forma su un muro. Quel che è certo è che da queste rappresentazioni possiamo sentire quel librarsi di energia, che sempre accompagna il momento dell’arrivo o quello del commiato.”
La storica dell’arte Emma Zanella, direttrice del museo MA*GA di Gallarate (VA), contribuisce al catalogo ponendo l’accento soprattutto sulla forza espressiva del ‘segno’ dell’artista:

“Il segno espressivo di Marco Raiola è veloce, arruffato, inquietante, non mimetico e soprattutto fortemente evocativo. È un segno che si accende e si spegne, si muove vorticosamente nello spazio, rinuncia alla rappresentazione per imboccare la strada di un’espressività vitale e in alcuni momenti decisamente drammatica. Al di là dei personaggi protagonisti delle sue opere, al di là persino delle narrazioni che creano un filo conduttore tra un’opera e l’altra, tra un ciclo e l’altro, il segno parla da sé; non importa se le persone siano riconoscibili o se il corpo sia indagato fin nelle più intime pieghe, se occhi, mani, volti, seni, braccia, gambe, siano raggiungibili con uno sguardo, immediatamente e senza veli. Ciò che veramente conta, in Raiola, è l’immediatezza e la potenza segnica, l’energia del gesto che viene impressa sui supporti scelti quale campo d’azione, la carta, la tela e recentemente il plexiglas. Tutto si compie in un momento, tutto si esprime con audacia in un istante.”

Il catalogo della mostra si completa con le riflessioni di Monica Citarella, giornalista e critico teatrale:

“È importante notare come il bianco di Marco Raiola - che sia quello di una parete o della carta da disegno - si sveli sempre più prossimo allo spazio indifferenziato entro cui si dispiega la poetica di Malevič, che del resto è annoverato tra i suoi artisti eletti. Con l’autore del Manifesto del Suprematismo Raiola condivide la tensione al dissolvimento delle forme reali e di conseguenza il superamento del tempo e dello spazio sensoriale. Anche le figure del giovane artista, come i cerchi e i quadrati di Malevič, non sono più ‘oggetto’ perché la nuova dimensione a cui assurgono le soggettivizza e nel dialogo con esse - al pari del ‘sognatore’ de Le notti bianche di Dostoevskij - ritroviamo l’essenza della nostra vita la cui sola certezza è nell’eterno ritorno vita-morte.”