Marco Bertin – Made in China

Lucca - 19/11/2011 : 11/12/2011

Si tratta di un progetto, senza soluzione di continuità, di forte denuncia politica, in cui, su una campitura rossa – lo sfondo della bandiera cinese – si stagliano i più svariati articoli – oggetti di culto, gadget, souvenir, sorpresine per bambini etc. – prodotti nella Repubblica Popolare Cinese, ma di chiara destinazione e fruizione occidentale.

Informazioni

Comunicato stampa

Una personale di Marco Bertin al Museo Nazionale di Villa Guinigi per SGUARDI D’ORIENTE, la VII edizione del Lucca Photo Festival, che vede la serie MADE IN CHINA del fotografo scaligero, in una mostra di Cinzia Compalati, curata su invito di PH Neutro, il nuovo spazio dedicato alla fotografia d’Autore con doppia sede, a Verona e Forte dei Marmi





Si tratta di un progetto, senza soluzione di continuità, di forte denuncia politica, in cui, su una campitura rossa – lo sfondo della bandiera cinese – si stagliano i più svariati articoli – oggetti di culto, gadget, souvenir, sorpresine per bambini etc. – prodotti nella Repubblica Popolare Cinese, ma di chiara destinazione e fruizione occidentale.


Bertin2.gif

Made in China

2010

digital C-PRINT on Dibond

cm. 100 x150

Con un atteggiamento apparentemente contradditorio e incoerente, la Cina da anni produce simboli e immagini della cultura occidentale – completamente agli antipodi della sua dottrina – seguendo le logiche del profitto; dal canto suo l’Occidente continua a permettere, anzi incoraggia questo atteggiamento, che lo porterà a una completa ‘invasione’ dell’Oriente.

Marco Bertin nasce in Italia nel 1954. Vive e opera a Verona.

Ha iniziato a occuparsi di arte contemporanea negli anni Ottanta. Per realizzare le sue opere utilizza principalmente lo strumento fotografico. Figlio d’arte, dopo oltre vent’anni di attività - durante i quali realizza sette libri, numerose altre pubblicazioni, esposizioni personali in molte nazioni europee - ritorna al suo mai rinnegato amore per l’arte contemporanea, così dichiarando:

“Le mie immagini non sono documentazioni di un’azione, ma interpretazioni estetiche di un concetto”.