Manuela Cirino – L’immagine negata

Torino - 12/03/2013 : 12/03/2013

Opere racchiuse dentro a gusci, che, una volta “aperte”, nell’intimità privata di ciascun ospite, si sono rivelate e hanno sviluppato le loro relazioni personali.

Informazioni

  • Luogo: GALLERIA MARTANO
  • Indirizzo: Via Principe Amedeo 29 - Torino - Piemonte
  • Quando: dal 12/03/2013 - al 12/03/2013
  • Vernissage: 12/03/2013 ore 18
  • Autori: Manuela Cirino
  • Curatori: Olga Gambari
  • Generi: presentazione, serata – evento

Comunicato stampa


Dal giorno dell’inaugurazione, il 12 aprile 2012, è passato quasi un anno, undici mesi di viaggio in cui le scatole\opere del progetto “L’immagine negata” di Manuela Cirino sono state in viaggio, di casa in casa.
I ranuncoli, L’infinito è in ogni dove, Se fosse, Chi si ricorda, Natura morta
Opere racchiuse dentro a gusci, che, una volta “aperte”, nell’intimità privata di ciascun ospite, si sono rivelate e hanno sviluppato le loro relazioni personali


Il 12 marzo alle 18 presentiamo il racconto di tutti questi viaggi, i diari nati dall’accumulo dei singoli soggiorni, uno dopo l’altro, annotati con cura come story board di piccoli film dalle atmosfere di volta in volta poetiche, ironiche, surrealiste, dadaiste, visionarie.
Storie fatte di materiali diversi che propongono sguardi, aperture, riflessioni libere e inaspettate, perché reali e vissute.
Ci sono state scuole, laboratori, studi, case di singles, coppie, famiglie, teatri: ognuno un luogo diverso che ha accolto le opere del progetto “L’immagine negata”.
Il viaggio, per ora, è finito, e si vuole fare un punto.
Questo secondo momento del progetto, quindi, è la fase della restituzione, il tempo in cui si condividono le esperienze, si ripercorrono tante dimensioni parallele che si sono articolate attorno a ciascuna opera. Un tessuto nato attorno.
Parole, foto, disegni, progetti, video: di questo sono fatti i diari, di questo sono stati capaci le opere e i loro ospiti.
Insieme, ci saranno anche le scatole, questa volta aperte.

Viaggi e diari sono stati un modo di prender vita e autonomia da parte delle opere ma soprattutto del pubblico. Qualcosa che è accaduto al di là di prospettive e previsioni.
Era esattamente l’intenzione e l’obbiettivo di Manuela Cirino.
Ci piace allegare il piccolo testo di presentazione che un anno fa accompagnava il debutto di tutto il progetto, perché era l’inizio di un’esperienza che è riuscita a restituire la libertà al rapporto tra arte e vita, al di là di regole e luoghi di un sistema. Vedere da dove si è partiti per capire dove si è oggi.


“Funziona così: si viene nella galleria Martano e si osservano le cinque “opere chiuse” di Manuela Cirino, leggendone anche i piccoli ritratti evocativi realizzati dall’artista. Poi, in maniera empatica, ogni spettatore può scegliere la “sua”. Quindi si prenota e nella data concordata ne potrà disporre, trasformandola in “opera aperta”. Da lì inizierà la loro storia, la loro relazione personalissima e unica: l’opera esce, respira, si ambienta, dialoga. Cinque scatole in attesa, che aspettano di essere ospitate per rivelare in maniera vitale il loro interno.
L’invito in galleria per la mostra, infatti, è solo la prima fase del progetto“Immagine negata”, che poi si svolgerà pienamente nelle case e nella quotidianità del pubblico, in un viaggio a tappe. Manuela Cirino racconta un bisogno primario dell’arte e dell’artista contemporaneo, e insieme un diritto del pubblico.
Negare l’immagine sia per liberarne la potenzialità sia per porre l’attenzione sul contenuto, che richiede tempo e attenzione per rivelarsi, un impegno da parte dell’opera stessa e dello spettatore. Poter ridare un senso vero e pieno all’immagine dell’opera, togliendola dal vortice di consumismo cannibale al quale ci ha educato la società, per assurdo la più iconoclasta mai esistita, nel suo cancellare e svuotare l’immagine stessa, proprio attraverso la sua continua riproduzione. Viviamo immersi in una percezione visiva totalmente ambigua ed assuefatta, che non distingue più un’immagine dall’altra. Ciò che viene messo in atto non è solo un diverso meccanismo espositivo, ma una proposta per una modalità diversa della visione che si attua in due momenti, attraverso uno spostamento differito nel tempo, affinché possa maturare una “preparazione” alla visione.
Di fronte a queste scatole riservate si apre l’idea dello spazio nascosto, di un segreto prezioso che aspetta una relazione personale con noi. Il rapporto percettivo è immediato, legato all’idea di luogo a parte che pulsa a pochi centimetri da noi, come un’emanazione energetica, e poi anche all’uso di legni naturali quali il cedro, l’acero, il wengé, che mantengono intatta la grana fisica del materiale, fatta di odore, colore e superficie. Ciascuna di queste scatole viaggia insieme a un suo diario personale. Ogni ospite se ne dovrà prendere cura, tenendo aggiornato anche il quaderno con dati, informazioni, emozioni. Alla fine l’opera sarà diversa, piena della sua esperienza e di tutti coloro che ne avranno fatto parte”.