MADanza – Francesca Nale

Latina - 26/03/2012 : 26/03/2012

L’esposizione di Francesca Nale s’intitola “Hold the frame, photography from New York”perché le immagini sono tratte da un video in cui erano ripresi due ragazzi che ballavano nelle strade della Grande Mela. Questa mostra è stata già ospitata lo scorso anno negli spazi del Teatro di Latina durante la Settimana della Cultura.

Informazioni

Comunicato stampa

Lunedì 26 marzo MAD Rassegna d’Arte Contemporanea di Fabio D’Achille curerà la mostra fotografica di Francesca Nale, allestita nel foyer del Teatro “G. D’Annunzio” di Latina. L’evento si svolgerà in concomitanza con il Galà della Danza, organizzato dall’Associazione Simona Onidi in ricordo della ballerina spentasi a soli 36 anni a causa di una malattia incurabile, dopo aver raggiunto i vertici del panorama artistico italiano. I proventi dello spettacolo saranno devoluti in beneficienza a favore della ricerca sui trapianti d’organo (Associazione Di Matteo Fabrizio ONLUS) e dell’assistenza socio sanitaria in campo oncologico (Associazione Vittorio Tison)


L’esposizione di Francesca Nale s’intitola “Hold the frame, photography from New York”perché le immagini sono tratte da un video in cui erano ripresi due ragazzi che ballavano nelle strade della Grande Mela. Questa mostra è stata già ospitata lo scorso anno negli spazi del Teatro di Latina durante la Settimana della Cultura. Lunedì sarà dunque un’occasione per vedere o rivedere i lavori dell’artista, così interpretati dalla critica e storica dell’arte Francesca Piovan :
“Il desiderio di scoprire, la voglia di emozionare, il gusto di catturare: tre concetti che riassumono l’arte della fotografia.“ Helmut Newton.
Questa considerazione del celebre fotografo tedesco è quanto di più appropriato si possa dire riguardo la carriera della giovane Francesca Nale. “Il desiderio di scoprire”, è ciò che ha spinto la nostra talentuosa concittadina oltreconfine, facendola approdare nell’eccentrica, caotica, unica New York. Sfidando e vincendo un destino che spesso si mostra ostico dinnanzi le nostre scelte, Francesca si è misurata con una realtà composta di differenti vissuti individuali, di una moltitudine etnica e sociale, da suoni, colori e volti all’inizio decisamente poco familiari. “La voglia di emozionare”, ovvero la voglia di studiare la costruzione prima, e la trasmissione poi, di un’emozione visiva, musicale e cinematografica, è stato il biglietto da visita con il quale Francesca ha varcato la soglia della celeberrima New York Film Academy.
Ed infine “il gusto di catturare” con una repentina sequenza di click un corpo in movimento.
Le foto qui proposte nascono innanzitutto come lavoro documentaristico realizzate durante le riprese di un videoclip musicale, il che motiva il loro ampio taglio compositivo e le inquadrature libere da ogni posa precedentemente concordata; solo successivamente, riguardandole, Francesca decide di proporle come lavori autonomi. Rielaborandole solo superficialmente, le immagini appaiono scevre da ritocchi ed interventi che ne avrebbero minato l’essenza pura dell’improvvisazione e dell’immediatezza al momento dello scatto fotografico: uno scatto rapido e fulmineo che si fonde e diviene un tutt’uno con il movimento libero ed energico del corpo danzante, in una veloce sequenza di attimi che imprimono l’atto del ballo nella dissolvenza di un potente movimento affiancandolo e sovrapponendolo alla nascita di quello successivo, e dove, inoltre, appare semplice immaginare l’ascolto del ritmo incalzante e vigoroso della musica che accompagna le movenze sicure della ballerina.
Ed è quindi con “desiderio”, “voglia” e “gusto”, che Francesca ci racconta tramite la potenza della luce, la brillantezza dei colori che si stagliano e risaltano su un grigiore cosmopolita, l’energia e il ritmo di un corpo che si muove libero nello spazio, l’ampio respiro di una scenografia tipicamente newyorkese, una storia “nuova”, improvvisata, caratterizzante di una realtà unica nel suo genere, dove appare tutto palpitante e vitale, una realtà che grazie a Francesca possiamo idealmente sentire meno distante da noi”.