MAD on Paper – Cristiano Quagliozzi

Latina - 27/07/2014 : 31/08/2014

Col nuovo appuntamento di MAD on Paper, si viene a creare una sinergia e un’interazione tra la rassegna, ideata da Fabio D’Achille, di opere su carta ospitata ormai da due anni a La Feltrinelli di Latina, e l’evento attualmente in corso “Odissea Contemporanea”, dove Quagliozzi è presente con un olio su tela.

Informazioni

Comunicato stampa

Col nuovo appuntamento di MAD on Paper, si viene a creare una sinergia e un’interazione tra la rassegna, ideata da Fabio D’Achille, di opere su carta ospitata ormai da due anni a La Feltrinelli di Latina, e l’evento attualmente in corso “Odissea Contemporanea”, dove Quagliozzi è presente con un olio su tela

I nostri eventi, ci permettono così di conoscere sempre nuovi artisti e di coinvolgerli anche nelle rassegne "storiche" di MAD, per aprire al pubblico nuovi orizzonti, fargli conoscere nuovi artisti, non solo di Latina, (Quagliozzi è romano), come a dire che l'"Ecomuseo del Lazio virgiliano" si diffonde non solo aprendosi a nuove location, ma anche promuovendo nuovi artisti, in una rete sempre più larga della fruizione dell'arte contemporanea.
Le opere artistiche realizzate da Quagliozzi sono frutto di un lungo periodo di produzioni, l’una con l’altra hanno in comune uno stile distintivo del tutto particolare: nessun tratto si sovrappone mai ad un altro.
Questa particolarità fa sì che al fruitore venga data “l’ultima parola” sull’impressione avuta, dopo essere stato inglobato in un gioco di spazi pieni e vuoti e immagini oniriche.
Cristiano Quagliozzi, nasce a Roma nel Luglio del 1983, dall’età di quattro anni riempie continuamente fogli e fogli di disegni.
Consegue gli studi artistici presso un liceo artistico ed in seguito studia all’Accademia delle belle Arti di Roma alla cattedra di pittura dove si laurea nel 2007 con l’indirizzo di storia dell’arte contemporanea.
Dopo la tesi parte per Parigi dove rimane un anno, una città in cui può dedicarsi allo studio dell’arte archeologica, dei Maestri del passato e dell’arte moderna e contemporanea passando tutti i giorni dentro i musei e creando una confusione positiva.
Partecipa a numerose mostre collettive e nel 2008 presenta la sua prima mostra personale “Concetti Astrali”, presso la galleria l’Aquario di Roma, mostra che ha un ottimo riscontro dalla critica.
Nel Giugno 2012 presenta la sua prima performance, “Parabola del ricco” ideata e realizzata con la performer Fabiola Prato all’interno dell’evento “Casa Mostra, la Corte del Contemporaneo”.
Negli ultimi anni, sia attraverso azioni performative, che attraverso le sue opere si rivolge alla dimensione del sogno, l’opera diventa un’esperienza da leggere ed interpretare esclusivamente attraverso i suoi elementi, spesso nati da associazioni libere. Una dimensione onirica che da personale si rivolge alla collettività suggerendo, attraverso cortocircuiti culturali ed intimi dell’artista, la rilettura di simbologie che richiamano spesso a miti e religioni per suggerire nuove “visioni”.
Negli ultimi tempi ha deciso di viaggiare, di unire il suo percorso intellettuale ad un percorso di tipo geografico, muovendosi prevalentemente a piedi per ritrovare contatto con il tempo e lo spazio in una dimensione di semplicità e austerità, lasciandosi ispirare dal viaggio per nuove opere ed azioni.
Attualmente risiede principalmente a Roma e si dedica soprattutto ad opere grafiche.
Dall’arte di Cristiano Quagliozzi ne è nata una raccolta, “Quando gli uomini non avevano le ali” (Edizioni Polìmata), il libro verrà presentato negli spazi della libreria Feltrinelli nei prossimi giorni.

Contributi critici

CRISTIANO QUAGLIOZZI,
OVVERO IL GIARDINO DELLE LINEE CHE NON SI INCROCIANO.


Questo è un viaggio-opera, non è un catalogo; la prima linea dà il via alla seconda, e così via… Le immagini si formano da sole, per quanto il protagonista - e protagonista è qualunque fruitore di quest’opera - riesce a volare. Apparizioni, non appena il Faber Castell 0.4 tocca il foglio bianco, sogni di sogni in volo, l’inconscio traccia per noi percorsi possibili, tutti appartenenti al mondo. E il mondo, per l’artista, è proprio quello che lui si inventa. Libera forze primarie, scardina le strette regole della razionalità lasciandosi in una pittura segnica automatica che lo avvolge. Erotismo onirico che fuoriesce da sottili strati di coscienza liberata. Cristiano sceglie un linguaggio semplice e in qualche modo provocatorio, capace di lanciare al fruitore stimoli differenziati. Lui stesso a volte scopre nei suoi lavori dei particolari nascosti che lo affascinano di colpo. E di colpo di trova a volare. Eppure, dice l’artista, nessuno vede mai un uomo volare, proprio perché il volo è personale e nessuno può vederlo. Buon viaggio Cristiano. Il tuo cammino è lastricato di poesia.

Marco Fioramanti

Vernissage: Domenica 27 luglio ore 19,00
A cura di: Fabio D’Achille
Sede: La Feltrinelli, Via A. Diaz, 10 - Latina
Orari: Tutti i giorni 9,30 – 13,00/16,30 – 20,30. Chiuso il Lunedì mattina. Fino al 31 agosto 2014
Info: 393.3242424 – [email protected] – www.madarte.it
Ingresso libero


PAGINE APERTE E OCCHI CHIUSI

Benché il mondo scientifico lo abbia già dimostrato, è sempre con sorpresa che assistiamo all’unità inspiegabile e insondabile del modo onirico e del suo linguaggio, al di là di ogni cesura, censura di confini temporali, spaziali, territoriali, linguistici, o stilistici.
Senza aver mai frequentato un Alfred Kubin, un Ferdinand Khnopff, un Fussli, un Max Klinger, o anche un Adolph vof Menzele, un Odilon Redon – nemmeno sulla pagina -, i disegni di Cristiano Quagliozzi s’incanalano in quella scia, tra i risvolti di un racconto tutto sospeso nella rete tra interno ed esterno, che miracolosamente prende corpo attraverso una scrittura che possiamo definire automatica, benché essa assuma una forma meno sintomatica di quella dei surrealisti, più nitida e allucinata, invece – come la intendevano i precursori di André Breton e Philippe Soupault – pescando il proprio racconto tra l’allucinazione e la visione, in quelle zone della percezione che rispondono, pur sempre, a un atto della conoscenza o, ancor meglio, a uno stimolo del cervello.
Ogni percezione è un intreccio di gesti, pratiche, impulsi che traducono insieme pratica e teoria, sfruttando la dinamica degli stimoli, il loro movimento e la trasformazione.
Su uno sfondo apparentemente romantico o tardo romantico, Cristiano innesta, dunque, la propria coscienza di moderno. E indaga con mezzo squisitamente scientifico – la descrizione – le modalità attraverso cui il fenomeno dell’immaginazione si manifesta, eseguendone tutti gli atti e le operazioni con un proprio metodo d’indagine, una scrittura analitica in progress che compone il tracciato delle apparizioni, dove le linee non s’incrociano mai.
Così, passo dopo passo, una linea segue l’altra, costituendo anche per il lettore un trampolino di lancio per lo sguardo, che percorre e attraversa, traguardandola, l’immagine che si dipana sotto i suoi occhi, mimando il proprio apparire.
E’ qui allora che il percorso dell’occhio, radente la superficie, finalmente decolla spiccando il proprio volo oltre la percezione della gravità che accompagna, in genere, il nostro essere terrestre, vincolato al corpo e alla terra.
Forme, storie, racconto, in questi viaggi visivi nascono, grazie al metodo prescelto, senza premeditazione, aiutati da un percorso formativo in atto, estratto da un’ironica levatrice in bilico – la penna – seguendo il ritmo naturale della sovversione nel pulsare dell’avvicendarsi del bianco e del nero.
La scrittura divisa adottata da Quagliozzi, dove le linee non s’incrociano mai, riempie la pagina con la traccia letterale degli istanti-durata, necessari a comporre il tremulo tessuto delle apparizioni e invita, anche chi guarda, a intraprenderne l’esperienza lasciandosi trasportare in una lettura che è, insieme, mentale e visiva, sospesa imprevedibilmente tra la visione e la realtà, tra cielo e terra.
E c’è un appello, una sorta d’indiretto manifesto di poetica in questo guardarsi indietro, verso l’epoca quando gli uomini non avevano le ali, un Sognatori di tutto il mondo, unitevi!, come un’allusione a tagliare gli ormeggi – e il cordone ombelicale – con il vecchio mondo, chiuso entro confini ormai dissolti, tranne che nei vecchi pregiudizi che si perpetuano nelle nostre pigre abitudini, e nelle nostre ossessioni, in una condizione che, solo la consapevolezza di avviarsi verso un’inedita avventura può rendere nuova sotto l’indelebile, antica scorza del mondo.
Il primo atto di vero coraggio, in questo viaggio, sta proprio nell’affidarsi ancora al disegno, tenendo conto che è lo spirito, con cui ogni vecchio strumento viene usato, a indicare la rotta verso il nuovo orientamento di questa terra, che dalla piatta dimensione di tavola o di mappa, ha ormai ritrovato la propria forma ed entità reale: quella del globo, anche nella propria intima vocazione.

Giovanna dalla Chiesa