…ma l’amor mio non muore

Arezzo - 11/06/2016 : 25/09/2016

Con …ma l’amor mio non muore la Fondazione Ivan Bruschi presenta la prima mostra del ciclo espositivo Xenia, il rituale dell’ospitalità accogliendo nella Casa Museo Ivan Bruschi un ampio e significativo nucleo di opere dalla collezione Alloggia (Roma).

Informazioni

Comunicato stampa

Con …ma l’amor mio non muore la Fondazione Ivan Bruschi presenta la prima mostra del ciclo espositivo Xenia, il rituale dell’ospitalità accogliendo nella Casa Museo Ivan Bruschi un ampio e significativo nucleo di opere dalla collezione Alloggia (Roma).
“Le ragioni di un amore che non muore affondano spesso nel passato più che nel presente. Forse perché l’amore non ha per così dire, il senso della realtà, ma ha il senso del possibile, è parente stretto del non ancora e del non più”

Sono queste le incisive parole del collettivo francese Claire Fontaine il cui lavoro, oltre a prestare il titolo a questo articolato percorso espositivo, offre il benvenuto al visitatore tra una serie consistente di frammenti archeologici, scultorei ed epigrafici.
La collezione dei coniugi Alloggia è attraversata da grandi innamoramenti, smisurate passioni e granitiche fedeltà. Inizia con presupposti storici, per poi approfondire il contesto romano, la Roma degli anni ‘60 soprattutto, il “Gruppo di Piazza del Popolo”, con la sua cultura pittorica che filtra e rielabora le icone del consumo di massa della Pop Art Americana. E’ una collezione che si lascia guidare anche dalla ferma volontà di sostenere la produzione artistica più recente. Le opere sono state selezionate partendo dalla specificità degli spazi della Casa Museo che, con le loro altre e disparate collezioni, riflettono la sofisticata vocazione eclettica di Ivan Bruschi.
Ma l’amor mio non muore, afferma e conferma un’ostinata volontà. Questo titolo, celando infinite allusioni, si nutre di molte voci. Claire Fontaine, ad esempio, prende ispirazione dal titolo di un libro omonimo del 1971, pubblicato dalla casa editrice romana Arcana, testo cult della storia del movimento antagonista italiano, diventato noto anche per le sue tempestose vicende editoriali. Oltre ad essere il titolo di un’opera molto simbolica all’interno della collezione Alloggia, questo è anche il titolo di un film in bianco e nero girato nel 1913 da Marco Caserini, tratto a sua volta dall’ultimo verso della Manon Lescaut di Puccini e dal profumo di una nota maison milanese. Un melodramma d’amore con cui nasce il fenomeno italiano del “diva-film” un genere che mandò in delirio intere platee sia italiane che europee. Un film che apre una nuova era, quella per cui la cinematografia viene considerata un’arte, ma anche un “tormentone” su cui Ettore Petrolini, insuperabile interprete della beffarda anima romanesca costruisce, una delle sue parodie tra le più note.
Tutto muore quaggiù! Muore l'insetto/muore il cane, il cavallo ed il camello;/muore il rospo, la pecora e il capretto,/muore il pesce, il mammifero e l'uccello./Muore la pianta, la radice e il fiore......ma l'amor mio, ma l'amor mio non muore!


Artisti in mostra
Carla Accardi, Alek O., Franco Angeli, Maurizio Anzeri, Julieta Aranda, Stefano Arienti, Giacomo Balla, Afro Basaldella, Jonathan Binet, Alighiero Boetti, Alberto Burri, Pier Paolo Calzolari, Giuseppe Capogrossi, Enrico Castellani, Mariana Castillo Deball, Marcelo Cidade, Claire Fontaine, Mat Collishaw, Enzo Cucchi, Nemanja Cvijanovic, Simon Denny, Fortunato Depero, Gabriele De Santis, Piero Dorazio, Tano Festa, Anna Franceschini, Luigi Ghirri,Piero Gilardi, May Hands, Gabriel Hartley, John Henderson, Alfredo Jarr, Henrik Olai Kaarstein, Avish Khebrehzadeh, Jannis Kounellis, Maria Loboda, Sergio Lombardo, Francesco Lo Savio, Enrico Luzzi, Fausto Melotti, Maurizio Mochetti, Amir Mogharabi, Katy Moran, Gastone Novelli, Ariel Orozco, Giulio Paolini, Gianni Piacentino, Alfredo Pirri, Vettor Pisani, Michelangelo Pistoletto, Dan Rees, Vanessa Safavi, Antonio Sanfilippo, Mario Schifano, Marinella Senatore, Jamie Shovlin, Martin Soto Climent, Ettore Spalletti, Edward Thomasson, Santo Tolone, Andy Warhol, Philip Wiegard.

La Casa Museo Ivan Bruschi
La Casa Museo Ivan Bruschi è stata definita un "luogo delle meraviglie", dove la filosofia estetico culturale dell'ideatore della Fiera Antiquaria è ancora vivibile grazie al suggestivo allestimento della preziosa ed eclettica collezione. Oltre 10.000 opere provenienti da tutte le parti del mondo dall'età preistorica alle prime decadi del XX sec., reperti archeologici Etruschi, Greci e Romani, dipinti, mobili, ceramiche, monete, armi, libri, sculture, gioielli. Situata nel cuore del centro storico di Arezzo, di fronte alla Pieve di Santa Maria, nel Palazzo del Capitano del Popolo risalente al XIII sec., la collezione Bruschi si estende su tre piani terminando su una terrazza da cui si gode un'incantevole vista. La Casa Museo Ivan Bruschi è a tutti gli effetti uno spazio culturale che ospita mostre temporanee, percorsi e laboratori didattici, conferenze, spettacoli teatrali, concerti.
Nell'aprile 2014 è stato ricostruito l'adiacente Palazzo della Fonte, storico edificio aretino bombardato durante la seconda guerra mondiale, sede della permanente mostra mercato d’arte e antiquariato Antiquari a Palazzo.