L’Utopia negata / Egle Picozzi / Lorenzo dell’Uva

Oristano - 30/07/2015 : 13/09/2015

'L'Utopia negata', una collettiva con opere dalla Collezione Antonio Manca di Cagliari; 'SM' personale di Egle Picozzi; 'Sorridere all'Utopia' con le fotografie di Lorenzo dell'Uva.

Informazioni

  • Luogo: PINACOTECA COMUNALE CARLO CONTINI
  • Indirizzo: Via Sant’Antonio - Oristano - Sardegna
  • Quando: dal 30/07/2015 - al 13/09/2015
  • Vernissage: 30/07/2015 ore 19,30
  • Autori: Egle Picozzi, Lorenzo dell’Uva
  • Generi: fotografia, arte contemporanea, personale, collettiva
  • Orari: lun-dom 10-13 e 17-20.45
  • Biglietti: intero 2, ridotto 1

Comunicato stampa

Giovedì 30 luglio (ore 19.30), presso la Pinacoteca “Carlo Contini” di Oristano saranno inaugurate tre mostre: L’Utopia negata, che vede la presenza di opere di diversi artisti internazionali provenienti dalla Collezione Antonio Manca di Cagliari; SM dell’artista Egle Picozzi; Sorridere all’Utopia del fotografo Lorenzo dell’Uva



Si inaugurano il 30 luglio nelle sale della Pinacoteca Comunale “Carlo Contini” di Oristano, in concomitanza e in collaborazione con la XVII edizione del Festival DROMOS, in linea col tema di quest’anno dedicato all’Utopia e che ha per titolo I HAVE A DREAM, L’Utopia necessaria, tre mostre: L’Utopia negata, che vede la presenza di opere di diversi artisti internazionali provenienti dalla Collezione Antonio Manca di Cagliari; SM dell’artista Egle Picozzi; Sorridere all’Utopia del fotografo Lorenzo dell’Uva.

Curate da Ivo Serafino Fenu, coprodotte dalla Pinacoteca Comunale e da Dromos Festival, col contributo della Fondazione Banco di Sardegna e della Banca di Sassari, le tre mostre si incontrano, con approcci diversi, sul tema dell’Utopia, magari irraggiungibile, eppure necessaria. Un’utopia che induce ad andare avanti, in un intreccio di relazioni tra aree geografiche distanti, tra popolazioni e tradizioni culturali diverse che, nel festival e nelle mostre in Pinacoteca, si incontrano e si confrontano, per percorrere, insieme, le strade del mondo, nella certezza che nei sogni cominciano le responsabilità (Delmore Schwartz).

L’UTOPIA NEGATA
(dalla collezione Antonio Manca, Cagliari)
L’utopia si trova all’orizzonte. Quando mi avvicino di due passi, arretra di due passi. Se avanzi di dieci passi, rapida scivola dieci passi avanti. Per quanto innanzi io mi spinga non potrò mai raggiungerla. Che scopo ha dunque l’utopia? Quella di indurci ad avanzare. (Eduardo Galeano)

Eduardo Galeano aveva, dell’utopia, una visione sostanzialmente positiva seppure, a guardar bene, ossimorica: utopia come prospettiva, utopia che anticipa e pone le basi del cambiamento e, tuttavia, in quanto tale, irraggiungibile. Orizzonti venati da utopie che, apparentemente irraggiungibili, ci spingono ad avanzare, seppure si tratti di un avanzare lento, faticoso, con cadute e, talvolta, scoraggianti impasse. In lui e in quanti hanno rincorso e percorso le strade polverose dell’utopia, vi era la consapevolezza dell’enorme quantità di sacrifici che costellano tale percorso e, nonostante tutto, la certezza che un giorno, più o meno lontano, tutto sarebbe potuto cambiare, perché, per dirla con le parole di Oscar Wilde, una carta del mondo che non contiene il Paese dell’Utopia non è degna nemmeno di uno sguardo: una visione “utopica” dell’utopia e, pertanto, “necessaria”. Ma l’arte, nel suo farsi specchio di una realtà cupa e asfittica, nella quale la stessa parola “prospettiva” appare quantomeno velleitaria, pare muoversi in un’altra direzione e l’utopia, ancorché necessaria, viene svuotata di tutte le sue potenzialità propulsive e di cambiamento: è l’utopia negata. Allora, il luogo dell’utopia, riletta coi codici dell’estetica contemporanea, lascia dietro di sé un’ombra, una sagoma meno luminosa in cui si “ritrae” (nella duplice accezione di celarsi e di palesarsi) quanto di inquietante e di enigmatico gli appartiene e che, in fondo, appartiene alla stessa realtà. Piuttosto un “non luogo”, dunque, per desideri inevasi, per aspirazioni difficilmente raggiungibili, per icone infrante: un non luogo abitato da un angelo ferito al quale pesa il fardello delle proprie ali, custode di un sogno destinato, inevitabilmente, a trasformarsi in incubo.

Artisti
Nobuyoshi Araki _ Paolo Bianchi _ Serghey Bratkov _ ConiglioViola _ Gregory Crewdson _ Alberto di Fabio _ David LaChapelle _ Tatsuo Miyajima _ Nino Mustica _ Elena Nemkova _ Panamarenko Flavio Piras _ Sebastian Piras _ Roberto Pugliese _ Arash Radpour _ Mario Schifano _ Ronald Ventura Entang Wiharso


EGLE PICOZZI
SM
SM è il nome del progetto artistico di Egle Picozzi. Un acronimo ambiguo che, tuttavia, una volta sciolto, rivela la sua doppia natura, ironica e drammatica al contempo. Prende il nome, infatti, dalla malattia che da circa un anno condiziona i suoi stati d'animo e le sue condizioni fisiche: la Sclerosi Multipla. L’artista utilizza la fotografia come terapia, attraverso il medium fotografico gioca con la malattia, impara a conoscerla, ad accoglierla, a studiarla e, in una dimensione intrisa di utopia, cerca di guarirla. Egle Picozzi reinterpreta la figura cara a certa avanguardia novecentesca, Joseph Beuys in primis, dell’artista-sciamano, nella fattispecie, sciamano di e per se stessa. Allestisce ironici teatrini nei quali invita la malattia a giocare con dolcezza, palesandone icasticamente le evoluzioni che coinvolgono tutte le funzioni del suo sistema nervoso. Ne ripercorrono, in chiave tragicomica, le fasi di ricaduta che, nell'ultimo anno l’hanno costretta a combattere con una compagna di viaggio imprevedibile e bizzarra. che, di volta in volta, si manifesta in episodi di diplopia, di infiammazione ai nervi facciali, di emiparesi e di iperacusia, di fasi di rigidità o improvvise scosse che, a momenti alterni, attraversano il suo corpo dalla testa ai piedi. Più che un’utopia necessaria si tratta, dunque, di un’ironia necessaria, e la fotografia è lo strumento indispensabile per istituire un dialogo silenzioso con questa invadente compagna di viaggio: un esorcismo estetico mediante un rito apotropaico tecnologico e contemporaneo, impertinentemente kitsch.

LORENZO DELL’UVA
Sorridere all’utopia
Lorenzo Dell’Uva è nato quarant’anni fa a Napoli e vive a Bologna. È un “narratore”: lo fa con le parole, con i post e i tweet, scrivendo articoli per testate cartacee e web e, quando viaggia, lo fa con la macchina fotografica e talvolta con lo smartphone. Volti, panorami e scenari che incontra sulla sua strada divengono veri e propri racconti per immagini, soprattutto in Asia e in Africa. Le sue fotografie sono state pubblicate da EAST, Popoli e Missione, Famiglia Cristiana, Peace Reporter e Inviato Speciale. Collabora con organizzazioni non governative come COOPI, Emergency, Terre des Hommes e Apeiron. Una selezione di questi scatti compongono l’opera Sorridere all’utopia: tredici scatti dominati da bambini che sorridono alla vita, da colori saturi, da profumi e sensazioni di terre esotiche lontane eppure così vicine. E allora, l’obbiettivo di Lorenzo Dell’Uva, qui artista più che reporter, fa intuire, in queste immagini, nella poesia di uno sberleffo, nella luminosa freschezza di un viso, nella smagliante tavolozza di quei mondi, che dietro ognuna e al di là dell’età bella della vita, si cela una verità “altra”, evocata e non descritta, sicuramente meno gioiosa, e dalla quale traspare, in modo più o meno consapevole, l’aspettativa di un futuro meno cupo. È l’utopia in un sorriso o, meglio, il sorridere all’utopia, nonostante tutto.