L’uomo che si sedeva su sé stesso

Torino - 10/09/2015 : 11/10/2015

La mostra conclude il progetto giunto alla nona edizione della Residenza per Giovani Curatori Stranieri, coordinata da Lorenzo Balbi.

Informazioni

Comunicato stampa

La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo presenta dal 10 settembre all’11 ottobre, la mostra L’uomo che sedeva su sé stesso, a cura di Kate Strain, Angelica Sule e Zsuzsanna Stànitz.
La mostra conclude il progetto giunto alla nona edizione della Residenza per Giovani Curatori Stranieri, coordinata da Lorenzo Balbi.

La residenza: La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo promuove annualmente il programma di Residenze per giovani curatori (organizzata con il sostegno della Compagnia di San Paolo)

Il progetto si pone il duplice obiettivo di sviluppare le capacità professionali e intellettuali di giovani curatori alle prime armi e quello di promuovere l’arte contemporanea italiana in ambito internazionale.
Ogni anno tre giovani curatori stranieri sono invitati a trascorrere un periodo di ricerca in Italia finalizzato all’organizzazione di una mostra.
La residenza dura quattro mesi e si conclude con una mostra di artisti italiani presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Il programma della residenza è formulato al fine di agevolare la ricerca della scena artistica italiana. La preparazione della mostra è preceduta da incontri con artisti e galleristi, dallo studio di materiale bibliografico, da viaggi e visite a musei di Milano, Venezia, Roma, Bologna, Napoli, Palermo, oltre che a collezioni private.
La mostra: Fin da bambino hai costruito la tua realtà. Hai raccolto frammenti del mondo, costruito castelli di sabbia e messo in scena le storie della tua immaginazione. Più il tempo passava, meno salda diventava la tua presa sulla fantasia, e il sottile filo che legava i tuoi sogni alle tue mani si indeboliva e, forse, svaniva. Oggi la concreta realtà della vita si fa sentire a ogni inciampo. Lo vedi con la massima chiarezza nell’ambiente urbanizzato, nelle infrastrutture, nelle abitazioni, nelle sedie su cui ti siedi.
Il mondo fisico costringe e recinta. Attraverso il tatto e l’istruzione, ti insegna come stare nel mondo, come agire, che forma prendere. È il nutrimento della fantasia, ma anche la struttura a cui la tua realtà è ancorata. Ciascun artista in questa mostra ha trovato il modo di aggirare le colonne di ferro della realtà, facendosi architetto della propria mitologia.
Artisti in mostra: Riccardo Arena ci parla di un viaggio epico all’insegna dell’enigma e del mistero, attraverso il paesaggio della sua metafisica, mentre Matilde Cassani abbassa il soffitto con tralci e tendini che nascondo e legano allo stesso tempo. Attraverso lo spazio, la composizione di pannelli coreografata da Tomaso De Luca gioca con l’assenza di un protagonista preciso. In un atto di rimemorazione, la luce tremolante di una lampadina ci parla delle invenzioni e delle disavventure del nonno di Riccardo Giacconi. Un metodo per interpretare e riconfigurare le idee dell’artista è quello proposto da Matteo Stocco, che reimmagina la mostra, visualizzando spettri di spazio alternativi e creando una sequenza potenzialmente infinita di possibilità digitali.