Luigi Mainolfi – La pelle della terra

Caraglio - 13/09/2014 : 16/11/2014

Gli storici lavori presentati al Filatoio di Caraglio coprono un arco di oltre quarant'anni di carriera e, nel loro insieme, riportano al pensiero di una Grande Madre, una mediterranea dea-terra legata ad una remota condizione ctonia, situata in una posizione oscillante tra preistoria e storia, infanzia e maturità, silenzio, parola, suono.

Informazioni

  • Luogo: CESAC - CENTRO SPERIMENTALE PER LE ARTI CONTEMPORANEE - IL FILATOIO
  • Indirizzo: Via Giacomo Matteotti 40 - Caraglio - Piemonte
  • Quando: dal 13/09/2014 - al 16/11/2014
  • Vernissage: 13/09/2014 ore 17
  • Autori: Luigi Mainolfi
  • Curatori: Marisa Vescovo, Alessandro Carrer
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: dal giovedì al sabato dalle ore 14,30 alle 19, la domenica e i festivi dalle 10 alle 19. Sono previste aperture su prenotazione per scuole e gruppi.
  • Telefono: +39 0171618260
  • Patrocini: L’evento è promosso dall’associazione culturale Marcovaldo, con il sostegno della Regione Piemonte, della Compagnia di San Paolo e della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, il contributo del Comune di Caraglio e della Fondazione Il Filatoio.

Comunicato stampa

05.09.2014 – Sabato 13 settembre alle ore 17, presso il Filatoio di Caraglio (via Matteotti, 40), avrà luogo l’inaugurazione de “La pelle della terra. Luigi Mainolfi. Opere dal 1969 al 2014”, mostra a cura di Alessandro Carrer e Marisa Vescovo. L’evento è promosso dall’associazione culturale Marcovaldo, con il sostegno della Regione Piemonte, della Compagnia di San Paolo e della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, il contributo del Comune di Caraglio e della Fondazione Il Filatoio

L’esposizione resterà aperta al pubblico fino al 16 novembre dal giovedì al sabato dalle ore 14,30 alle 19, la domenica e i festivi dalle 10 alle 19. Sono previste aperture su prenotazione per scuole e gruppi. Per maggiori informazioni telefonare allo 0171/618260 o visitare il sito Internet www.marcovaldo.it.
Le opere di Luigi Mainolfi rimandano da sempre alle origini, siano esse storiche, geografiche o culturali; origini che producono una diretta corrispondenza tra narrazione personale e mondo, tra io dell'artista e io della terra. Torinese d'adozione ma campano di nascita, Luigi Mainolfi ama definirsi uno scultore caudino. Gli storici lavori presentati al Filatoio di Caraglio coprono un arco di oltre quarant'anni di carriera e, nel loro insieme, riportano al pensiero di una Grande Madre, una mediterranea dea-terra legata ad una remota condizione ctonia, situata in una posizione oscillante tra preistoria e storia, infanzia e maturità, silenzio, parola, suono. Mentre le mani dell'artista continuano a graffiare la materia, terrecotte, bronzi, acciai e marmi dicono del rapporto natura-cultura, di metamorfosi del corpo, di uomini e animali che condividono e amano la pelle del mondo, a tessere una lunga fiaba che si fa lentamente filosofia di natura.
Dopo una lunga e fruttuosa ricerca sul sé, sulla propria identità umana e artistica, che coincide con gli esordi e i primi dieci anni di attività, Mainolfi ha progressivamente messo nella sua ricerca, l'accento sull'impatto fisico e concettuale di una scultura che si fa simbolo e rinascita di una "sua" civiltà fondata sulla natura, sul vivente, sul mistero, e implicitamente contro la civiltà dell'immagine-spettacolo. Come ebbe a scrivere Marisa Vescovo nel 1982, e continua ad essere oggi, quello di Mainolfi “è un grande disegno che si rifà al concetto di esplosione, di gonfiore, alla necessità di insufflare respiro, energia vitale all'interno della materia, che solo così si fa scultura. Una scultura giocata con pance d'un vento che non è di tempesta, ma produce refoli, vortici, sacche, precipizi che danno alle cose un senso continuo di greve vertigine”.

LUIGI MAINOLFI: LA VITA E LE OPERE DELL’ARTISTA

Luigi Mainolfi (Rotondi, 16 febbraio 1948) è uno scultore italiano. Noto a livello internazionale, è uno dei principali rappresentanti della cosiddetta scultura post-concettuale, impostasi al principio degli anni ottanta. Sin dagli esordi realizza sculture utilizzando materiali poveri e naturali (terracotta, gesso, legno, pietra lavica) e fusioni in bronzo. Dopo gli studi di pittura all’Accademia di belle arti di Napoli è attratto dal panorama artistico e culturale torinese e nel 1973 vi si trasferisce. I primi lavori, realizzati fra il 1972-76, indagano il corpo e il gesto: nelle prime esposizioni e performance, presenta calchi del proprio corpo in gesso che lascia consumare nell’acqua facendo sì che la scultura si trasformi e si degradi, come accadde a Cavriago nel 1977 o li fa precipitare dall’alto al suolo come nella performance presso la Galleria civica d'arte moderna di Bologna dello stesso anno.
Tra il 1979 e 1980 realizza la Campana alla galleria Tucci Russo di Torino e La sovrana inattualità al Padiglione d'arte contemporanea di Milano nel 1982. Nel decennio che segue presenta grandi terrecotte, con paesaggi e soggetti di ispirazione fiabesca (Nascita di orco Elefantessa del 1980). Partecipa alla Biennale di Sao Paulo (1981); espone Alle forche caudine alla quarantesima Biennale di Venezia e a "Documenta 7 di Kassel", (1982); partecipa alla Biennale de Paris (1982) con Le basi del cielo (1981-82) e alla Biennale di Venezia (1986) espone il bronzo Trionfo (Elefantessa, 1982). Ha partecipato alla XI e XII Quadriennale d'arte nazionale di Roma. È il disegno ad accompagnare tutta la produzione di Mainolfi. Nel 1987 vince il "superior prixe" al 5th Henry Moore G.P. in Giappone, con il grande bronzo Città gigante (1986) e ottiene il premio Michelangelo per la scultura (2007) conferitogli dalla città di Carrara. Nel 1990 ha una sala personale alla Biennale di Venezia dove installa Sole nero (acqua, cera, legno, 1988-89). Negli anni successivi, fra le principali personali e retrospettive ricordiamo: 1992, Galleria d'arte contemporanea, Rimini; 1994, Villa delle Rose, Galleria civica d'arte moderna, Bologna, e Galerie Hlavniho mèsta Prahy, Praga; 1995, Hotel de Galliffet, Paris; 1995, Promotrice di belle arti, Galleria civica d’arte moderna, Torino; 1996-97 Museo civico di Castelnuovo, Maschio angioino e Museo Diego Aragona Pignatelli Cortes, Napoli.
Nel 2001 l’artista è scelto come rappresentante dell’Italia per uno scambio tra il nostro paese e il Giappone. Approda al Museo d’arte contemporanea di Sapporo dove realizza per il parco Mainolfi swims in the water of Hokkaido e Colonne di Sapporo. A conferma della critica del suo percorso artistico riceve diversi riconoscimenti ufficiali: nominato nel 2007 membro dell'Accademia nazionale di San Luca. In occasione dei festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia il Palazzo Madama di Torino ha ospitato da aprile a novembre 2011, nell’Atrio Juvarriano, una grande installazione dell’artista dal titolo Torino che guarda il mare.
Irpino di nascita, Luigi Mainolfi si è formato artisticamente a Napoli; vive e lavora a Torino.

(Fonte: Wikipedia)