Luigi Giancristofaro – Scritture di Luce

Informazioni Evento

Luogo
GALLERIA CIVICA D'ARTE CONTEMPORANEA
Piazza Sant'Antonio 2, Termoli, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al

Apertura ore 18/20,30

Vernissage
03/01/2026
Artisti
Luigi Giancristofaro
Curatori
Nino Barone
Generi
arte contemporanea, personale

Il termine fotografia trova origine nei termini del greco antico “luce” e “scrittura” o “disegno”, da ciò discende l’interpretazione disegnare con la luce, espressione che facilita la lettura dell’opera fotografica di Gino Giancristofaro.

Comunicato stampa

Scritture di Luce
Il termine fotografia trova origine nei termini del greco antico “luce” e “scrittura” o “disegno”, da ciò discende l'interpretazione disegnare con la luce, espressione che facilita la lettura dell'opera fotografica di Gino Giancristofaro.
E' indubbio che dalla sua comparsa ad oggi la tecnologia fotografica abbia condizionato, con costante perfezionamento, il modo di vedere, studiare e di rappresentare la realtà tanto da incidere sull'evoluzione degli usi e dei costumi della moderna società, divenendo nel tempo l'ottava arte.
Ormai siamo consapevoli che con questo strumento, alla portata di tutti poiché incorporato in telefonini, portatili, orologi e quasi ogni altro strumento di uso quotidiano, chiunque può scrivere il proprio pezzo di storia, riportando a casa immagini delle meraviglie della natura o delle fantastiche creazioni dell'uomo, tuttavia che ciò generi il preconcetto che con essa tutti possano fare arte è un altro discorso, certamente un paradosso.
La fotografia, pur essendo uno strumento di divertimento di massa, non può essere banalizzata in questo modo: l'artista fotografo non rappresenta, vede oltre e scrive con la luce.
Gino Giancristofaro è uno di questi e da circa cinquant'anni sperimenta con costanza e metodo l'uso della fotografia per scrivere i suoi pensieri visivi, per raccogliere in un pamphlet in continua evoluzione la sua esperienza di ricercatore vissuta nell'interpretazione delle metamorfosi delle cose al contatto con la luce.
I suoi non sono solo fotogrammi, poiché dietro vi è una più complessa opera di produzione: Gino, infatti, si è costruito da solo le apparecchiature necessarie per catturare e riportare la giusta luce nelle sue fotografie, tutte rigorosamente in bianco e nero, nelle quali si deve manifestare una gamma di infiniti e graduali toni grigi che vanno dal bianco della carta al profondo nero dei sali d'argento.
Le fotografie presentate in questa mostra sono state scattate durante il lungo periodo della pandemia, caratterizzato dalla permanenza forzata in casa e dal continuo distacco tra le persone, determinando nell'autore la necessità di documentare il suo progressivo coinvolgimento nell'isolamento collettivo. Inoltre, al fine di essere più distaccato e obiettivo possibile, Gino si è estraniato dal contesto, generando questa situazione l'artificio di renderlo un occhio esterno capace di selezionare essenziali e performanti immagini tra gli oggetti della vita quotidiana, giungendo fino ai paesaggi visti da una finestra oppure vissuti in lunghe passeggiate solitarie.
Le sue fotografie sono suggestive immagini platoniche dotate di una grande forza emozionale e espressiva capaci di coinvolge lo spettatore non solo per il godimento estetico ma anche per riflettere sul perchè del contesto rappresentato; sono scenari ricchi di particolari splendidamente ricavati dalla notevole gamma dei grigi ottenuti e sfumati in attimi senza tempo, come la pandemia ci ha indotto a pensare.
Gino Giancristofaro con il suo fare raccoglie e perpetua l'esperienza dei grandi scrittori di luce portando la sua fotografia alle alte vette della sensibilità umana scrivendo il suo messaggio espressivo giorno dopo giorno. (Nino Barone)

Luigi Giancristofaro
Ho insegnato lingua straniera nelle scuole di Termoli e San Severo per oltre quarant'anni, ma il mio incontro con la fotografia è avvenuto ancor prima. Durante gli studi universitari ho contemporaneamente frequentato la scuola di fotografia presso il CADOF di Pescara (Centro Abruzzese di documentazione Fotografica) e qui mi sono diplomato in fotografia nel 1980. L'impegno come docente di inglese non mi ha impedito di continuare a fotografare. Il mio archivio fotografico conta ormai decine di migliaia di immagini.Lavoro prevalentemente in bianco e nero utilizzando esclusivamente tecniche classiche di camera oscura. Le stampe fotografiche sono realizzate a mano da negativi di grande formato.Scegliere cosa e come fotografare è la parte principale del processo fotografico. La selezione del soggetto per me è un processo di scoperta. La macchina fotografica mi aiuta a guardare il mondo con occhio diverso, molte volte a scoprire cose altrimenti “invisibili”.La scelta dell'obiettivo e l'inquadratura sono in stretto rapporto col soggetto, ma anche la pellicola e il rivelatore adatto vengono determinati prima dello scatto. Il controllo dell'esposizione si basa su un esposimetro spot che mi aiuta a vedere le varie luminanze presenti nel soggetto e a capire il rapporto tra esse.La stampa, lungi dall'essere semplicemente la trasposizione di quanto c'è sul negativo, è essa stessa un momento creativo: il negativo può essere interpretato in molti modi. Sono perennemente insoddisfatto delle mie stampe e di ogni negativo penso che la stampa migliore debba ancora essere fatta.Uso spesso il sistema zonale nelle mie riprese, ma effettuo i test delle diverse accoppiate pellicola – rivelatore usando un sensitometro autocostruito a differenza della procedura canonica dettata da Ansel Adams ne Il negativo.Uso prevalentemente una macchina fotografica 8x10” (autocostruita) e una Toyo view 45 (formato 4x5”). Gli obiettivi che uso più frequentemente sono uno Schneider Symmar 300mm, un Carl Zeiss Apo Germinar 240mm e un Apo Symmar 150mm.Le stampe da negativi 8x10” sono realizzate con un ingranditore fotografico 8x10” autocostruito, mentre le stampe da negativi 4x5” sono realizzate con un ingranditore fotografico Omega 4x5”.