Luca Centola – Daqui. Il tempo che viene. La trasformazione come paesaggio

Informazioni Evento

Luogo
FRANTOIO DAMATO
Via San Francesco D'Assisi, 12, Bari, BA, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al
Vernissage
11/09/2026

ore 19

Artisti
Luca Centola
Curatori
Simona Spinella
Generi
fotografia, personale

Per la prima volta il Frantoio Damato apre i propri spazi alla fotografia contemporanea con Daqui. Il tempo che viene.

Comunicato stampa

LUCA CENTOLA
Daqui. Il tempo che viene. La trasformazione come paesaggio
A cura di Simona Spinella
con un testo critico di Tommaso Evangelista
Opening: venerdì 11 settembre 2026, ore 19
11 – 24 settembre 2026
Galleria Frantoio Damato – Rutigliano (BA)

Per la prima volta il Frantoio Damato apre i propri spazi alla fotografia contemporanea con Daqui. Il tempo che viene. La trasformazione come paesaggio, mostra antologica dedicata a Luca Centola, fotografo e archeologo industriale, a cura di Simona Spinella.
La mostra nasce dall’incontro tra un luogo che conserva la memoria del lavoro e una ricerca fotografica che da oltre vent’anni indaga ciò che resta delle trasformazioni industriali e del rapporto tra uomo e territorio. Macchinari, ingranaggi e strutture originali del Frantoio Damato dialogano con le immagini di Centola, in un percorso che attraversa architetture dismesse, infrastrutture e paesaggi segnati dall’attività umana. Il suo sguardo è distante da qualsiasi estetizzazione della rovina: non cerca il degrado, ma le tracce, la memoria e ciò che ancora resiste.
Il titolo Daqui, scritto in un’unica parola, indica contemporaneamente il fluire del tempo e un punto di osservazione: il luogo da cui l’artista guarda e dal quale il paesaggio restituisce la propria memoria. L’esposizione riunisce opere realizzate in diversi momenti della ricerca dell’artista, dalle Saline di Margherita di Savoia ai luoghi abbandonati della Sardegna, fino ai progetti Microcosmo e Macrocosmo, Cristallo, IEC 5009 e alla recente produzione Disimparadu (2025).
Tra le opere in mostra, Relazione di dispersione (2019), dedicata alle Saline di Margherita di Savoia, assume oggi anche il valore di documento storico. Una delle strutture fotografate da Centola, il Carro ponte, è infatti crollata nel 2022 durante un violento nubifragio. L’immagine diventa così testimonianza di un paesaggio scomparso, sottolineando la fragilità del patrimonio industriale e la continua trasformazione dei territori.
Attraverso una fotografia costruita sulla luce, sulla materia e sulle stratificazioni del tempo, Centola trasforma i luoghi in spazi di memoria e conoscenza. Archeologia industriale e arte contemporanea si incontrano, dunque, in un percorso che interroga il rapporto tra passato e futuro. Daqui invita il visitatore a fermarsi sulla soglia, in quel punto in cui la memoria di ciò che è stato incontra la possibilità di ciò che ancora deve accadere. La trasformazione non è soltanto ciò che accade ai luoghi. È ciò che i luoghi continuano a generare nel momento in cui vengono osservati.
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Luca Centola (Policoro, 1974) è fotografo professionista che vive e lavora a Matera. Laureato in Conservazione dei Beni culturali all’Università del Salento con una tesi sui villaggi operai lucani della valle del Basento, ha conseguito nel 2011 il Master in Gestione e valorizzazione del patrimonio industriale; è segretario della sezione Basilicata dell’AIPAI (Associazione italiana per il patrimonio archeologico industriale). La sua formazione unisce sguardo autoriale e competenza sul patrimonio: una condizione ideale per un progetto che chiede al fotografo di entrare nei depositi con la sensibilità dell’artista e il rispetto del conservatore.
Poetica e stile La ricerca di Centola parte dalle architetture e dagli spazi abbandonati — luoghi circoscritti, con dinamiche sociali codificate e ormai sospese — per interrogare i segni del tempo che si accumulano sulla materia. Le sue immagini nascono prima nella mente e prendono forma da memorie non più rintracciabili, da scheletri architettonici, da resti di materia sopravvissuta e dalla polvere di quella dissolta. La luce naturale, la frontalità delle inquadrature, l’attenzione alla stratificazione e al dettaglio costruiscono una fotografia che non documenta soltanto, ma svela.
Tra i suoi progetti più noti figurano il reportage sul cementificio del Vajont, la serie sull’area ex Falck di Sesto San Giovanni e i cicli espositivi Appunti Post-Apocalittici (a cura di Marta Ragozzino, Palazzo Lanfranchi, Matera) e Circuiti (Pastificio Cerere, Roma). Ha realizzato installazioni audio-visive con MaterElettrica, spin-off del Conservatorio “E.R. Duni” di Matera, e ha esposto tra Matera, Milano, Roma, Perugia e la Sardegna. La sua è, da vent’anni, una pratica dedicata alla memoria materiale e al rapporto tra uomo e territorio. Questa poetica del “tempo sospeso” e dello svelamento trova nei depositi archeologici il suo soggetto naturale: casse, scaffalature, cartellini, corredi in attesa di studio diventano, sotto il suo obiettivo, un paesaggio interiore in cui memoria e materia, passato e presente entrano in relazione.