Luca Centola – Appunti post apocalittici

Milano - 20/04/2017 : 06/05/2017

Il progetto nasce con l’obiettivo di superare la visione meramente estetica del paesaggio post-industriale e la semplice ed effimera fascinazione che le imponenti strutture in abbandono provocano in chi le osserva.

Informazioni

  • Luogo: ARTESPRESSIONE
  • Indirizzo: Via Della Palla 3 - Milano - Lombardia
  • Quando: dal 20/04/2017 - al 06/05/2017
  • Vernissage: 20/04/2017 ore 18.30
  • Autori: Luca Centola
  • Generi: fotografia, personale

Comunicato stampa

Giovedì 20 aprile, a partire dalle ore 18.30, la galleria Artespressione di Paula Nora Seegy è lieta di presentare la mostra APPUNTI POST APOCALITTICI, progetto fotografico di Luca Centola inserito nel contesto del Milano Photofestival 2017. La mostra, a cura di Matteo Pacini, sarà e visitabile fino a sabato 6 maggio 2017.

Il progetto nasce con l’obiettivo di superare la visione meramente estetica del paesaggio post-industriale e la semplice ed effimera fascinazione che le imponenti strutture in abbandono provocano in chi le osserva


Il paesaggio industriale pone questioni spesso irrisolte sulle scelte operate in passato in nome di quella corsa all’industrializzazione che pareva ineluttabile e che si rivela sempre più fallimentare.
Gli scheletri delle fabbriche in abbandono testimoniano l’impossibilità di replicare modelli di sviluppo estranei al contesto d’origine e le carcasse dei macchinari, ormai in disuso, rimangono come baluardo in memoria dei luoghi del lavoro, le cui condizioni di abbandono di oggi sono violenza sul paesaggio di cui fanno parte da anni.
Questa sequenza di immagini, parte di un progetto più ampio, racconta di luoghi in cui l’abbandono si sostituisce alla presenza umana, di cui rimane traccia solo attraverso i simulacri dell’attività operaia.
L’accento si pone su una questione basilare, ovvero il consumo intensivo di territorio per la realizzazione di nuove costruzioni in un paese che di strutture in abbandono, inutilizzate e utilizzabili, di certo non scarseggia.
Non è di certo questo un sinonimo di evoluzione, che sta invece nel recupero e nel riuso di strutture che, oltre ad un valore storico e sociale per le comunità che direttamente o indirettamente ne sono state coinvolte, occupano in genere zone di grande interesse urbanistico perché collocate a ridosso, se non all’interno, di quasi tutti i centri urbani.
La catalogazione del patrimonio industriale, che attraverso la fotografia ne cristallizza lo stato di conservazione nel tempo, fornisce l’unica e adeguata base conoscitiva per mettere al sicuro un passato sempre più a rischio, imprescindibile nelle successive politiche di conservazione e riuso dei siti, fortemente incentivato nel nord Europa ma ancora in grande ritardo in Italia.


Il progetto nasce con la collaborazione dell’AIPAI - Associazione Italiana Patrimonio Archeologia Industriale - promosso attraverso due mostre e una pubblicazione realizzate nel 2016 dal Museo d’Arte Medioevale e Moderna della Basilicata - Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo MIBACT.

LA STAMPA AL PLATINO PALLADIO

La tecnica di stampa utilizzata per questa serie di scatti è a “contatto” detta al platino palladio, considerata il punto di arrivo qualitativo nella stampa fotografica in bianco e nero. Questa tecnica offre diverse possibilità di controllo: la tinta dell'immagine varia a seconda del dosaggio dei sali metallici nell'emulsione fotosensibile e le stampe realizzate hanno una durata nel tempo, non solo superiore a quella delle stampe all'argento, ma paradossalmente anche a quella della carta su cui l'immagine è impressa. Le stampe vengono realizzate a contatto da negativo che deve avere quindi lo stesso formato della stampa. La tecnologia digitale oggi permette di ottenere negativi di grande formato di qualità eccellente. Con una soluzione di ossalato ferrico e potassio cloroplatinito si sensibilizza un foglio di carta che, a contatto di un negativo, viene esposto a una sorgente di luce ricca di raggi UV (la luce del sole ad esempio). Lo spettro UV riduce lo ione ferrico, producendo una debole immagine. Nel successivo sviluppo il sale ferroso riduce a sua volta il sale di platino, costituendo l’immagine finale e lasciando intorno al perimetro dell’immagine le caratteristiche spennellate scure, visibili in alcune delle opere in mostra e che non rappresentano un vezzo artistico, bensì la traccia del prezioso procedimento di stampa.

LUCA CENTOLA - BIOGRAFIA ESSENZIALE

Fotografo professionista, vive e lavora a Matera. Si laurea in Conservazione dei Beni culturali con una tesi sui villaggi operai lucani. Nel 2011 frequenta il Master in Gestione e valorizzazione del patrimonio industriale mentre, non ancora trentenne, ricopre il ruolo di segretario all'Assessorato alla Cultura del Comune di Matera. Dal 2009 è segretario della sezione Basilicata dell'AIPAI (Associazione Italiana Patrimonio Archeologia Industriale).
Nella sua ventennale attività di fotografo, tra i suoi più apprezzati progetti, si ricordano la serie fotografica sull'area ex Falck di Sesto San Giovanni (Milano) e le diverse pubblicazioni su testate specializzate, tra le quali Patrimonio Industriale, rivista ufficiale dell’AIPAI, con un'intervista di Rossella Monaco e Mariano Maugeri.
Tra i progetti espositivi realizzati nel solo 2016 si citano:
- Appunti Post Apocalittici, mostra itinerante a cura di Marta Ragozzino, esposta presso il Museo Nazionale d’arte Medievale e Moderna della Basilicata di Palazzo Lanfranchi.
- Lo zuccherificio di Policoro, mostra a cura di Marta Ragozzino, esposta presso il Museo della Siritide a Policoro.
- Misereor, installazioni audio/visive performative ideate e curate in collaborazione con Simona Spinella e con MaterElettrica, spin-off del Conservatorio E. Duni di Matera.
- Risveglio, visual-performance per la scenografia del concorso International Composing Competition di Bologna per la commemorazione della strage del 2 agosto 1980.