Luca Alinari – Sconosciuti Anni Settanta

Biella - 02/04/2016 : 30/06/2016

L’eclettico e poetico pittore fiorentino Luca Alinari per la prima volta a Biella, con la mostra “Sconosciuti Anni Settanta”. In esposizione una ventina di acrilici su tela, rare opere storiche degli anni Settanta, in un sapiente equilibrio tra Neodada e Pop Art, tra realismo magico e surrealismo.

Informazioni

  • Luogo: MACIST MUSEUM
  • Indirizzo: Via Costa di Riva 11, (13900) - Biella - Piemonte
  • Quando: dal 02/04/2016 - al 30/06/2016
  • Vernissage: 02/04/2016 ore 17
  • Autori: Luca Alinari
  • Curatori: Marco Bertazzoli, Omar Aprile Ronda
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: sabato e domenica ore 15-19.30

Comunicato stampa

L’eclettico e poetico pittore fiorentino Luca Alinari per la prima volta a Biella, con la mostra “Sconosciuti Anni Settanta”. In esposizione una ventina di acrilici su tela, rare opere storiche degli anni Settanta, in un sapiente equilibrio tra Neodada e Pop Art, tra realismo magico e surrealismo.
Alinari, abile disegnatore e raffinatissimo pittore, si muove tra le favole e la poesia, spazia da Collodi a Kafka, fino a Sergio Tofano, “attinge” con maestria dai classici (Giotto, Dosso Dossi, Watteau) così come dalle Avanguardie (De Chirico, Kandinkij, Sonnenstern, Hunterwasser)

La sua opera si colloca storicamente proprio a metà tra il Concettualismo degli anni sessanta-settanta e il ritorno alla pittura degli anni ottanta, con la Transavanguardia e i Nuovinuovi, di cui è certamente uno dei principali e più ricercati precursori. Anche per questo motivo la poliedrica produzione di Alinari degli anni settanta, fatta di automi, materie stellari, elettrodomestici, arredi igienici, colline e prismi, merita di essere riscoperta. L’altra motivazione è che l’affascinante pittura di Alinari è pur sempre – citando Saramago – «una pittura attraente, con qualcosa di segreto che non si rivela mai completamente…».
(Marco Bertazzoli)
Cenni biografici su Luca Alinari:
Luca Alinari nasce a Firenze nel 1943. Autodidatta, esordisce nel 1968 con la sua prima esposizione personale presso la Galleria Inquadrature di Firenze. Durante gli anni Settanta avvia una serrata ricerca sul libero accostamento di oggetti e figure all'interno di atmosfere fantastiche e sospese, sulla suggestione delle ricerche Neodada e della Pop Art. In questi anni sperimenta diverse tecniche pittoriche, nelle quali coniuga colori fluorescenti, decalcomania, collage, trasposizioni fotografiche. Tra il 1972 e il 1973 espone nelle principali gallerie private di Firenze, presentato dal poeta e amico Alfonso Gatto. Nel corso degli anni Ottanta ottiene i primi riconoscimenti ufficiali con la partecipazione alla Biennale di Venezia nel 1982 e alla XI Quadriennale romana nel 1985. Nel 1990 ha l'onore di dipingere il "Cencio" per il Palio di Siena, il drappo che viene assegnato al vincitore. Si afferma sulla scena artistica nazionale nel 1993, in occasione della mostra antologica allestita presso Palazzo Reale di Milano dove presenta un importante nucleo di opere che ripercorre il suo intero percorso artistico. Concludono questa rassegna i paesaggi fantastici della maturità, caratterizzati da una cromia vivace e brillante e da una tecnica pittorica di grande originalità che combina stesure materiche a raffinate campiture di colore levigato e trasparente. A Firenze nel Corridoio Vasariano degli Uffizi, dal 1999 è esposto, acquistato dal Museo stesso, il suo Autoritratto . Nel 2009 espone una personale di 45 opere al Beijin Today Art Museum di Pechino, al Centro per l'Arte Contemporanea SunShine di Shanghai ed al Museo di Arte Contemporanea di Kun Shan, città satellite di Shanghai. Nel 2011 a Città di Castello espone una personale intitolata “Gelo”. Il nome trova ispirazione da una citazione dello scrittore Franz Kafka che Alinari parafrasa così: “Un quadro è un'ascia per spaccare il gelo che è dentro di noi”. Alinari alla stregua dello scrittore, attribuisce il compito del disgelo alle sue ultime opere, che rispetto a quelle degli anni Sessanta e Settanta, si colorano del vigore del rosso, quasi a voler destare chiunque le osservi, perché sia consapevole di ciò che il mondo sta vivendo: il gelo. Sempre nel 2011 ha disegnato il logo dei Mondiali di Ciclismo 2013, per la prima volta con gare in Toscana. Il logo, nella spiegazione dell'Autore, nelle linee essenziali di una bicicletta, con il telaio che diventa l'orlo di una collina, racchiude un profilo rinascimentale, un accenno di paesaggio italiano con gli immancabili cipressi, ma anche la razionalità della linea e della nuova prospettiva umanistica. Nel settembre 2011 presso il Palazzo Medici del Vascello di Asti viene ospitata una importante personale dell'artista nella quale presenta le sue nuove espressività figurali con le "regine dei sogni”, creature feeriche che emergono dai paesaggi incantati e trovano spazio sulla copertina del magazine Art & Wine n. 20, promotore della mostra curata da Fabio Carisio. Il 12/6/2014 viene premiato allo Spoleto Festival Art. Il 28/9/2014 riceve il Premio Nazionale Castruccio insieme a Giorgietto Giugiaro ed altri esponenti della cultura e della medicina.Il 10 giugno 2015 riceve il premio “Filo d'argento” per la pittura, la medaglia Florentia Mater realizzata dal maestro Roberto Ciabani e fusa in bronzo dalla Fonderia il Cesello; insieme ad altre eccellenze come Sergio Zavoli (giornalismo), Lindsay Kemp (danza), Don Backy (musica), Francesco Gurrieri (architettura),Marga Nativo già prima ballerina del Maggio Musicale, Rino Marchesi giocatore della Fiorentina, don Silvano Nistri ed il fotografo Sergio Bonamici.

Lo stile di Luca Alinari:
«Il primo contatto del fruitore con un artista problematico come Luca Alinari è da ritenersi imperniato su un dato documentario: Alinari è un pittore d’“interni”. La delimitazione degli spazi, come il repertorio degli arredi che in quegli spazi compaiono non sembrano lasciar luogo a dubbi in proposito. Qualche opera che fa eccezione conferma, secondo il detto proverbiale, la regola. Un secondo dato: in questi “interni” non compare l’uomo: personaggi sono gli arredi stessi, posti in ordine o sconvolti dal disordine. […]. Del resto, nell’opera di Luca Alinari, i titoli sono tutt’altro che un’aggiunta post-factum, anzi non per nulla il pittore li evidenzia facendone parte integrale del quadro, sulla cui superficie compaiono in una collocazione chiave, quasi arredi o personaggi essi stessi di quell’ambientazione. Anche questo accorgimento – che è, ovviamente, più di un semplice accorgimento – contribuisce a dichiarar l’operazione tentata dall’Alinari fuori da un contesto semplicemente raffigurativo, e tanto più da una dimensione che si voglia semplicemente “estetica”nel senso tradizionale del termine: a collocarla in una zona ben definita, anche se della quale i confini sono tutt’altro che certi, di quanto offre l’attuale ricerca artistica: nella zona che tra “new dada” e “pop” ove la prosaicità di ciò che quotidianamente ci serve di strumento – e anche l’ “interno” che abitiamo è uno strumento per la nostra vita, anzi il primo e fondamentale – viene , attraverso la soppressione del contesto strumentalizzante, riportata ad una condizione, se non poetica, almeno allucinatoria ed ossessiva; in ogni caso violentemente emblematica.
[…]. È caratteristico che nei titoli dei quadri di Alinari ritorni spesso il termine “cosa”. “La cosa di Mozart”, “La stessa cosa in due modi diversi”, ecc. E, certo, nei suoi quadri compaiono più cose che non uomini. Eppure è difficile sottrarsi all’impressione che il riferimento ultimo debba esser piuttosto all’uomo che alle cose: non soltanto perché si tratta di oggetti, di mobili che hanno l’uomo per plasmatore, il reale o illusorio bisogno dell’uomo come scopo, ma perché nella misura in cui l’uomo appare a Alinari come “reificato”, diventato “cosa” vi è come un processo esteticamente compensatorio che “umanizza”quelle cose, che le fa appunto, se non uomini, personaggi di quel dramma indefinito ma angoscioso cui abbiamo accennato. Specialmente ciò che nei quadri di Alinari è meno definibile in funzione di una ricerca di identità, quei brandelli, quasi, di qualcosa di sconosciuto che introducono nell’opera come delle brevi varianti surrealistiche, immettono in quella dimensione rarefatta un che di “troppo umano” nel senso niciano del termine, che ben s’accorda con l’altra parola ricorrente nei titoli di questo artista: “mito”. Si sa: grecamente: “mito = favola”. Ma favola ricca di significato; con una morale. Non cercheremo di render esplicita verbalmente – e perciò di tradire – la morale della favola di Luca Alinari. Ciascun spettatore lo farà secondo una sua lettura. L’opera di questo pittore è polisemantica: offre e ciascuno la possibilità di un rapporto attivo».
(Albino Galvano, 1974)

M.A.C.I.S.T. Museum
Via Costa di Riva 11, Biella (13900)
www.macist.it
[email protected]; +39 393 352 6412 - [email protected]; +39 3388772385
Il “Museo d’Arte Contemporanea Internazionale Senza Tendenze” nasce da un’idea di Omar Ronda, dalla sensibilità di alcuni collezionisti e molti artisti di fama internazionale che hanno deciso di donare e di mettere a disposizione le proprie opere con il fine di sostenere le attività di prevenzione, cura e ricerca della Fondazione Edo ed Elvo Tempia, da ben 35 anni impegnata nella lotta contro i tumori.
Per questo motivo il M.A.C.I.S.T. - essendo stato realizzato a beneficio di un ente morale di eccellenza sul territorio - si definisce come museo “etico e democratico”. La sfida etica che si pone il M.A.C.I.S.T. è quella di valorizzare e far conoscere l’arte contemporanea mondiale, senza tendenze e nelle sue migliori espressioni qualitative, sostenendo al contempo le attività di ricerca oncologica. In tal senso i visitatori del Museo rivestono il ruolo di destinatari di cultura e allo stesso tempo di protagonisti attivi nella lotta contro il cancro.
Lo spazio museale, inaugurato il 14 marzo 2015, è accessibile, liberamente e gratuitamente, nei giorni di sabato e domenica dalle ore 15 alle 19,30, esclusi luglio e agosto.
Il Museo presenta una superficie superiore ai 600 m2 e si trova all’interno dell’antica “Prima fabbrica dell’Oro” (1901) di Giuseppe Gualino - padre di Riccardo -, vero esempio di archeologia industriale. Gli spazi si compongono di un’esposizione permanente, che raccoglie opere e installazioni di circa 120 artisti italiani e internazionali, di una sala per proiezioni video e di una parte destinata esclusivamente a mostre temporanee. Dall’apertura a oggi sono state realizzate quattro mostre, tutte di grande successo: “Andy Warhol & Company” (marzo-giugno 2015); “Plastica italiana” (settembre-ottobre 2015); “Michelangelo Pistoletto - Opere storiche dal 1959” (novembre-dicembre 2015); “Umberto Mariani - Prima del Piombo” (gennaio-marzo 2016).