Loreto Soro – 1947–2020

Informazioni Evento

Luogo
MICRO ARTI VISIVE
Viale Mazzini 1 , Roma, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al
Vernissage
06/03/2026

ore 18,30

Artisti
Loreto Soro
Curatori
Marta Banci, Adele Aloisi
Generi
arte contemporanea, personale

Questa mostra nasce per restituire visibilità a quella storia laterale e necessaria, incarnata dalla figura di Loreto Soro.

Comunicato stampa

C’è una storia dell’arte che si scrive nei cataloghi, nei musei, nelle firme. E ce n’è un’altra, più silenziosa, che attraversa gli studi, i processi, le relazioni, la responsabilità del gesto. Una storia che non cerca il centro della scena, ma la verità del fare. Questa mostra nasce per restituire visibilità a quella storia laterale e necessaria, incarnata dalla figura di Loreto Soro.
Per la prima volta a Roma, una grande retrospettiva è dedicata a un artista che ha attraversato da protagonista alcune delle stagioni più fertili dell’arte italiana del secondo Novecento, rimanendo volutamente ai margini del riconoscimento pubblico. Un artista che non ha mai smesso di creare, ma che spesso ha scelto di creare per e con gli altri.
La mostra – che raccoglie circa cento opere, dagli esordi giovanili fino agli ultimi lavori realizzati poco prima della sua scomparsa – ripercorre l’intero arco della vita artistica di Loreto Soro: dai primi bassorilievi e disegni dei primi anni Sessanta, passando per le sperimentazioni radicali legate all’esperienza della galleria La Tartaruga, fino alle opere mature e agli esiti più intimi e raccolti degli ultimi anni. Un percorso artistico che si intreccia con lavori, testimonianze e materiali di alcuni tra i principali artisti con cui ha collaborato nel corso della sua vita.
Nato a Roma nel 1947, Loreto Soro si forma in un momento di profonda trasformazione del linguaggio artistico. Sono gli anni in cui l’informale lascia spazio a nuove urgenze percettive, concettuali e relazionali; anni in cui l’arte mette in crisi l’oggetto, il ruolo dell’autore, la separazione tra opera e vita. È in questo clima che il giovanissimo Loreto entra in contatto con Plinio De Martiis e con l’ambiente della galleria La Tartaruga, vero laboratorio della neoavanguardia romana e internazionale. Qui non è semplice testimone, ma parte attiva di un sistema complesso di relazioni, esperimenti e gesti condivisi: artista, collaboratore, facilitatore, presenza costante e discreta, difficile da ricondurre a categorie tradizionali.
Emblematica, in questo senso, è la sua partecipazione al Teatro delle Mostre del 1968, dove presenta Fili armonici: un ambiente sonoro e visivo che si attiva solo attraverso il tocco del pubblico. L’opera non si offre come oggetto da contemplare, ma come dispositivo da attraversare. “L’opera cominciò ad esistere nel momento in cui gli spettatori iniziarono a toccare i fili”, ricorderà l’artista. In quel gesto minimo si condensa una poetica che attraversa tutta la sua ricerca: l’arte come condizione, come relazione, come spazio condiviso.
Accanto alle esperienze più radicali, la mostra restituisce la dimensione più appartata ma altrettanto coerente del suo lavoro: telai, griglie di fili e corde tese, segni luminosi su fondi scuri, tessiture che non si impongono allo sguardo ma lo filtrano, lo rallentano. Opere che interrogano la percezione, il tempo dell’osservazione, la fragilità dell’equilibrio tra ordine e imperfezione.
Parallelamente, il percorso espositivo mette in luce un aspetto fondamentale e spesso invisibile della sua biografia: la lunga e intensa attività di collaborazione con alcuni dei maggiori artisti del suo tempo. Tra questi, Mario Ceroli, con cui ha lavorato per quarant’anni; Jannis Kounellis, con cui ha collaborato al montaggio di una mostra alla galleria La Tartaruga, preparando un’opera con polvere pirica che, bruciando, lasciava una traccia sul muro, lavoro poi rimontato insieme a Kounellis all’estero; Enrico Castellani, che ha trascorso molto tempo ospite nel casale di Plinio de Martiis a Rentica per realizzare alcune delle sue opere, costruendo insieme a Loreto una barca da lago; ha assistito Eliseo Mattiacci nel trasporto di una scultura in galleria; Cesare Tacchi, che lo ha supportato nell’allestimento di una mostra sempre alla galleria La Tartaruga; Cy Twombly, con cui ha condiviso numerosi weekend a Rentica, ricevendo in regalo alcuni suoi disegni; e Alberto Burri a cui ha scattato molte foto. A questi si aggiungono fotografi, poeti e intellettuali con cui ha intrecciato rapporti significativi. Queste collaborazioni vanno oltre la dimensione professionale e si trasformano in amicizie profonde, scambi, doni e memorie condivise, tutte documentate attraverso opere, dediche e materiali d’archivio.
La mostra non intende colmare un’assenza né costruire una tardiva celebrazione. Propone piuttosto uno sguardo diverso sulla storia dell’arte contemporanea, restituendo dignità a una figura che ne ha incarnato alcune delle tensioni più autentiche. Riscoprire Loreto Soro significa interrogarsi su cosa significhi davvero fare arte: non solo produrre forme, ma rendere possibile l’incontro, l’ascolto, l’armonia fragile di un gesto condiviso.
“Loreto non ha mai chiesto di essere visto. Ma oggi è finalmente il momento di guardarlo.”

Marta Banci

Informazioni utili:
6 – 17 Marzo 2026
Viale G. Mazzini, 1 – 00195 Roma
Ingresso libero
Contatti: +39 347 6823942 • +39 339 2183780
Biografia

Loreto Soro nasce a Roma l’11 maggio 1947. I suoi primi lavori risalgono agli inizi degli anni Sessanta, periodo in cui avvia un percorso artistico precoce e già fortemente orientato alla sperimentazione plastica.
Tra il 1963 e il 1965 lavora come assistente dello scultore Robert Cook; successivamente opera come ceramista in diversi studi d’arte e come fonditore, cesellatore e ritoccatore di cere presso la fonderia Inchingoli. In questi anni realizza sculture e bassorilievi in ceramica, creta e ferro, oltre a numerosi disegni che gli valgono premi, attestati e riconoscimenti pubblici.
Nel 1966 inizia la collaborazione con la storica galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis, rapporto che proseguirà fino al 1978. Nel 1967 consegue il diploma di Maestro d’Arte.
Il periodo compreso tra il 1968 e il 1971 rappresenta una delle fasi più intense e prolifiche della sua carriera, caratterizzata da una ricerca espressiva di grande forza e originalità.
Nel 1978 ottiene la maturità in Arte Applicata, sezione Decorazione Plastica, e nello stesso anno avvia una lunga e significativa collaborazione con Mario Ceroli, destinata a durare fino al 2016. L’anno successivo consegue l’abilitazione all’insegnamento e l’iscrizione all’Albo professionale degli insegnanti nelle Discipline Plastiche.
Nel corso degli anni Ottanta approfondisce ulteriormente la propria ricerca artistica, affiancando alla scultura la pittura e la realizzazione di bozzetti per scenografie. Nel 1982 consegue il diploma presso l’Accademia di Belle Arti, sezione Scenografia.