L’isola portatile

Roma - 31/05/2018 : 28/07/2018

La mostra prende nome dall’omonimo dipinto (1930 ca.) di Alberto Savinio dove viene rappresentato un paesaggio misterioso immerso in un ambiente a metà tra il reale e il fantastico.

Informazioni

Comunicato stampa

La mostra prende nome dall’omonimo dipinto (1930 ca.) di Alberto Savinio dove viene rappresentato un paesaggio misterioso immerso in un ambiente a metà tra il reale e il fantastico.
Il lavoro circoscrive uno spazio immaginario: una piattaforma che non corrisponde ad un’immagine completamente nuova del mondo, ma che si compone di elementi naturali ed esotici, di oggetti quotidiani della cultura borghese e di riferimenti letterari mitologici.

L’artista mette in pratica uno stato di pensiero che sostituisce all’idea e al logico la visione, quella dimensione che spontaneamente introduce a un racconto o a una storia


Frutto dell’immaginazione, il racconto è strumento per ricongiungere sensibilità e intelletto, un esercizio di pensiero che nella storia della cultura è apparso e scomparso costantemente sotto forma di mito, favola e leggende, manifestandosi in ritualità quotidiane e in culti mistici.
Tutte queste pratiche, oltre a mostrare la capacità creativa dell’uomo, sono oggi gesti di resistenza verso un preciso modo di comunicare, di codificare e rappresentare i fatti.

Sempre più artisti si trovano a ricostruire e ridefinire uno spazio immaginario che valga come diverso dispositivo per osservare ciò che di misterioso, sentimentale, mistico e magico la realtà può contenere. Lo sguardo che gli artisti condividono non è naïve, è invece fortemente cinico e disincantato sul mondo contemporaneo.
Consapevoli di un preciso stato delle cose, indagano un vitalismo che viene trasmesso nella pittura figurativa con riferimenti alla mitologia greca ed etrusca, così come al fantasy e alla cosmologia pagana, e che nella pratica scultorea esplora, meravigliandosi, la natura nascosta dei materiali creando nuove combinazioni, tra caratteristiche fisiche e culturali.

Le opere in mostra vogliono sembrare l’incipit o la parte di un racconto pur scappando da qualsiasi storia con uno svolgimento, perché ad affascinare non è tanto l’idea di appartenere ad una finta o vera storia condivisa, quanto quella di fare pratica dello stato d'animo che l'essere umano assume nel momento in cui apre un libro e si mette in ascolto.

Caterina Molteni


Benni Bosetto | Guendalina Cerruti | Lisa Dalfino e Sacha Kanah | Diego Gualandris
Viola Leddi | Riccardo Sala | Namsal Siedlecki | Alice Visentin