Le Domeniche al Planetario – Quintus Miller

Roma - 16/12/2018 : 16/12/2018

L’archistar Quintus Miller ospite dell’ultimo appuntamento della rassegna Ō.

Informazioni

Comunicato stampa

Domenica 16 dicembre alle ore 11.00, il Planetario ospita l’ultimo incontro della rassegna Ō. Per l’occasione l’archistar Quintus Miller condivide con il pubblico le idee che ispirano i suoi progetti di successo. L’evento si arricchisce di un’installazione creata ad hoc per Ō, i cui insoliti dettagli alimentano il talk con cui Miller illustra le innumerevoli potenzialità dell’architettura. Ad affiancarlo il compositore e percussionista Fritz Hauser, che darà voce agli oggetti intrecciando il livello interpretativo del ritmo e della musica



Quintus Miller, laureato all’ETH di Zurigo, fonda a Basilea nel 1990, assieme a Paola Maranta, lo studio di architettura Miller & Maranta. Tra le opere realizzate: l’edificio per appartamenti Schwarzpark a Basilea (2004), il restauro e ampliamento della Villa Garbald di Gottfried Semper a Castasegna (2004), l’estensione del Vecchio Ospizio sul Passo del San Gottardo (2010), gli edifici nella Sempacherstrasse a Basilea (2015), gli uffici della società Ernst Basler+Partner nel Kunstcampus di Berlino (2016) e le opere portate avanti negli anni per la riqualificazione dell’Hotel Waldhaus a Sils-Maria (1994-2016).
Al Planetario, presenta una passeggiata intorno a una “insolita costellazione” di frammenti, spazi, materiali e suoni che permetterà al visitatore di scoprire una topografia del pensiero architettonico, attraverso ricordi ed esperienze vissute, e di comprendere la sorprendente capacità dell’architettura di formare e trasmettere associazioni impreviste.

apertura porte ore 10:30 | Inizio ore 11.00
accesso libero fino a esaurimento posti
ingresso Via G. Romita 8

Ō bilancio di un successo
La velocità e l’entusiasmo con cui i romani hanno risposto all’iniziativa sono la prova effettiva di come l’interesse, soprattutto tra i più giovani, sia stato da subito altissimo. Ne emerge la conferma della validità della strategia attuata dal Museo Nazionale Romano, diretto da Daniela Porro, di promuovere - con l’organizzazione di Electa - eventi che valorizzano le sedi del Museo anche attraverso la ricerca e la sperimentazione contemporanee. L’inaspettato e travolgente successo di pubblico è stato sempre contingentato nel rispetto della monumentalità del luogo che l’ha ospitato, perché, come evidenzia Cristiano Leone, Direttore artistico del Festival, «Ō è un progetto di valorizzazione di un luogo storico, le Terme di Diocleziano non sono un teatro, né uno stadio, ma uno straordinario museo. Il limite di questa rassegna è la sua forza: più che elitaria è “intima”, il che ha consentito al pubblico di creare un vero legame con gli artisti».



Ō Musica, danza, arte alle Terme di Diocleziano dal 14 settembre al 16 dicembre 2018, ha visto succedersi oltre 40 artisti internazionali che ogni sera da settembre a ottobre, e poi sei domeniche mattina tra ottobre e dicembre al Planetario, hanno restituito a uno dei siti più affascinanti di Roma la vocazione di spazio ideale quale palestra per la conoscenza. Anna Calvi, trionfante nel Chiostro michelangiolesco, ha avviato il dialogo tra le magnifiche architetture secolari e il pubblico, dando vita a un concerto straordinario. Dopo l’incendio, l’intimità: con la performance inedita di Marc Elliott accompagnato dal trio Vacarme. È stato poi il turno della danza, con la compagnia Sharon Fridman che ha messo in scena l’opera corale All Ways, una coreografia circolare in cui il pubblico era disposto attorno alla circonferenza quasi a toccare i danzatori. La techno ha poi fatto il suo arrivo con il francese Antigone, seguito dall’appuntamento con la voce sensualissima di Adam Naas. Nell’aula IX delle Terme, in una struttura circolare che richiamava l’architettura, si è esibito il siriano Omar Souleyman, stella mediorientale dell’elettronica e della dabka, poi il ritorno del movimento: in scena una performance intimista e stupefacente del coreografo Jan Martens. La musica sperimentale è stata quindi protagonista con l’anteprima mondiale del progetto Neon Chambers, che ha visto unirsi in scena due stelle dell’elettronica: Sigha e Kangding Ray. Abbiamo poi assistito emozionati alla performance di un pioniere della musica elettronica, Laurent Prot, in arte In Aeternam vale. Francesco Tristano ha invece presentato il suo show multidisciplinare P:ANORIG, sintesi di musica, luci e design. Il pubblico è stato poi sorpreso da Octave One: i due americani hanno infatti concepito uno show appositamente per l’occasione, preferendo il downtempo alla techno, accompagnati da una cantante dal vivo. È stata poi la volta del nuovo progetto del geniale Davide Toffolo, l’Istituto italiano di cumbia, che ha mandato tutti in estasi su ritmi latinoamericani rivisitati. Musica e danza si sono poi ritrovate in scena nella performance di Clark. Si è viaggiato quindi dall’ambient alla dance music con lo show di Sebastian Mullaert. Dopo i suoi ritmi danzanti, il pubblico ha ritrovato il minimalismo di Burnt Friedman, una riflessione sul suono, ma soprattutto sul silenzio. Emozionante. Dopo quest’introspezione, è giunto il momento di scatenarsi grazie all’afro cosmic sound del collettivo Mawimbi. Il suono ha poi incontrato l’immagine, in una performance interattiva ideata dal compositore Pierre Jodlowski e dall’artista visivo François Donato. L’iniziativa ha ospitato anche William Basinski, la stella della coreografia europea Lisbeth Gruwez, e il pioniere dell’elettronica Wolfgang Voigt (in arte GAS). La gloria italiana nel mondo della techno Donato Dozzy ha trasportato gli ascoltatori in un’altra dimensione, mentre il catalano Marc Melià ha dimostrato la sua vocazione per la sperimentazione. Ō ha continuato a entusiasmare gli spettatori con il pianista Francesco Libetta, che ha spaziato dal classico all’elettronica, con la techno di SHLØMO e con l’elettronica della star planetaria Seth Troxler. Le coreografie della argentina trapiantata in Belgio Ayelen Parolin hanno incantato gli spettatori nella monumentale Natatio, seguite dalla techno di François X, protagonista della scena underground parigina. La musica elettronica ha fatto ritorno con una della celebrità della dance music tedesca, Michael Mayer, anticipando il gran finale degli appuntamenti serali del 14 ottobre con lo show multidisciplinare di Dasha Rush, commistione di teatro, danza e musica.






Dal 21 ottobre fino al 16 dicembre, per sei domeniche mattina Ō si è declinato in appuntamenti-installazioni-performance con i grandi maestri della creazione contemporanea, che hanno invitato il pubblico a comprendere da vicino, e con un talk, e attraverso una mostra, e assistendo in tempo reale al loro processo creativo, il genio che alimenta i loro progetti. Julian Hargreaves ha realizzato gli scatti di copertina per la rivista iO Donna, ritraendo l’attrice Irene Vetere vestita Fendi e infrangendo la regola di riservatezza di una delle professioni più glamour al mondo. L’artista Berndnaut Smilde ha poi dialogato con il pubblico e il direttore artistico Cristiano Leone, mettendo in mostra le foto della serie Nimbus, scatti che cristallizzano le sue fuggevoli creazioni, realizzate in una delle Grandi Aule delle Terme di Diocleziano. È stato poi il turno dei designer Zanellato/Bortotto, che hanno trasformato lo storico Planetario in uno studio di design o una vetreria, coadiuvati nella loro performance dalla tecnica dell’artigiano Giuliano Fuga, hanno ideato e prodotto in diretta uno specchio con vetro muranese. A loro ha fatto seguito il maître parfumeur Francis Kurkdjian che, insieme all’artista Christelle Boulé, ha creato l’istallazione multisensoriale Il profumo è in mostra, stimolando vista e olfatto. Con il penultimo incontro il collettivo musicale MacchineNostre ha permesso al pubblico di scoprire e provare strumenti musicali elettronici vintage, ideando per l’occasione una vera e propria Jam session degna di un act di cosmic music degli anni '70. L’archistar Quintus Miller chiuderà la rassegna con una passeggiata intorno a una “insolita costellazione” e illustrando ai visitatori, attraverso i propri ricordi e le esperienze vissute, le insolite associazioni che l’architettura può trasmettere e generare.