La Tavola delle Meraviglie

Milano - 17/05/2014 : 18/05/2014

Installazione di Mavi Ferrando con le opere di 46 artisti.

Informazioni

  • Luogo: ASSAB ONE
  • Indirizzo: Via Assab 1 - Milano - Lombardia
  • Quando: dal 17/05/2014 - al 18/05/2014
  • Vernissage: 17/05/2014 ore 18
  • Autori: Mavi Ferrando
  • Generi: arte contemporanea, serata – evento
  • Email: quintocortile@tiscali.it

Comunicato stampa

ell'ambito della Festa di Via Padova una mostra organizzata da Quintocortile presso:


ASSAB ONE
Ex Stabilimento GEA
Via privata Assab 1 Milano - MM2 Cimiano


17 - 18 maggio 2014
LA TAVOLA DELLE MERAVIGLIE
installazione di Mavi Ferrando con le opere di 46 artisti



presentazione di Donatella Airoldi

artisti: Silvia Abbiezzi, Giuliana Bellini, Luisa Bergamini, Francesca Betti, Giovanni Franco Brambilla, Renata Buttafava, Maria Amalia Cangiano, LeoNilde Carabba, Angelo Caruso, Doretta Cecchi, Albino De Francesco, Fernanda Fedi, Gretel Fehr, Mavi Ferrando, Nicoletta Frigerio, Barbara Gabotto, Ornella Garbin, Gico, Gino Gini, Giacomo Guidetti, Jane Kennedy, Pino Lia, Aldo Lurgo, Chiara Luxardo, Ruggero Maggi, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Emanuele Magri con Gloria Veronica Lavagnini, Maria Mesch, Annalisa Mitrano, Elisabetta Negri, Antonella Prota Giurleo, Enzo Rizzo, Raffaele Romano, Cristina Ruffoni, Sergio Sansevrino, Evelina Schatz, Marina Scognamiglio, Stefania Selmi, Valdi Spagnulo, Fausta Squatriti, Tiziana Priori, Armando Tinnirello, Armanda Verdirame, Rosanna Veronesi

inaugurazione: sabato 17 maggio 2014 ore 18,00

orario: 17 e 18 maggio 2014 dalle 16 alle 19


CON PREGHIERA DI PUBBLICAZIONE NELLE VOSTRE RUBRICHE


Donatella Airoldi
LA TAVOLA DELLE MERAVIGLIE

E’ una tavola d’altri tempestosi tempi, passati o futuri non importa, in cui i vuoti di ipotetici oceani e mari delineano lingue di terra che sembrano fronteggiarsi su sponde opposte, quasi una sorta di carreggiata d’aria condivisa che attraversa e lambisce luoghi, nazioni, identità. Non scorgi nessuno agli asciutti lati, non trovi visive unioni di lunghe ciglia, né emaciati o paffuti corpi piacenti. Soltanto ai capotavola due presenze sedute fuori misura, quasi simil-dèi, che sembrano brindare alla vittoria delle meraviglie sulle sempre più mondialmente diffuse derive sociali e culturali.
Misura distaccata ed avvolgente, nel ritmare volumi e forme, richiami di giochi estrosi e emozioni cromatiche intarsiate negli spigoli nodosi di tavole artistiche, la Tavola delle Meraviglie è simbolo di convivialità, di creazione di relazioni sociali, coagulo e smistamento affettivo e relazionale. Ma è anche soprattutto la ricerca del bello nella semplicità e nell’autenticità di opere che devono il loro esistere all’intenzione dichiarata di utilizzare l’arte come spinoso cibo culturale, germoglio che contamina e produce nutrimento di bellezza.
Le opere sciabolano triangoli e matite, dissociazioni e ricostruzioni, gustano, nei lievi scenari nudi e consumati, l’irruenza dei colori. Sfruttano acrobazie cromatiche e spaziano nell’esasperata ricerca più che mai attuale del bello per il bello.
Una tavola imbandita di opere verticali, orizzontali, le une bianche, le altre gialle, un dipinto comune, una variopinta connessione di altezze differenti, di ipogei e piramidi intonacate, contenitive di segreti che mordono la fame di cultura.
Le bellezze architettoniche non si sbiadiscono nei campi incolti, ma resistono indelebili per agitati millenni tramutandosi in una sorta di guerriere immortali.
La lunga tavola, interfaccia interculturale di linguaggi diversi, visi ed occhi scuri pieni di storia e di barconi in fiamme.
Magisteri disposti e generativi non si dimenticano con il passaggio della terra sul viso.
Bellezze antiche e presenti spaziano nell’arduo zigzagare di una tavola irriverente.
La lunga tavola e la lunga via Padova, milonga di tanghi argentini, sudamericani by-night, minimarket cinesi, kebab magrebini e burkiniani accompagnati dall’harmattan.
In ogni singola postazione di banchettanti simbolici vi sarà cibo per l’anima invaghito di smalto e ferro arrostito con carta arrotolata, citazioni storiche in vapori metallici di chiodi braciosi, verdure tra i rossi cavoli d’oro e l’ardita insalata riccia di trucioli di legno che paiono maestosi inni alla Natura. E ci saranno sacchi di nuvole invaghite di pioggia e visi di donne splendidamente assorte in pensieri fecondi di carta fotocopiata.
Babilonia nella Mesopotamia antica, città sacra del Regno. Di lei, piccole effigi taglienti sono state scovate in via Padova.
Un pranzo d’opere, un atlante di meraviglie spazzolate dall’ironia.