La Scuola di Barbizon: le radici dell’Impressionismo
L’esposizione intende far riscoprire il ruolo del movimento artistico francese, inaugurato da un gruppo di pittori che, a partire dagli anni Trenta dell’Ottocento, si dedicarono a dipingere la natura ‘dal vero’ nella foresta di Fontainebleau, nei pressi di Parigi, anticipando la sensibilità e le soluzioni tecniche che saranno centrali nella successiva ricerca impressionista.
Comunicato stampa
Quanto il paesaggio diventò protagonista
Nel villaggio di Barbizon, ai margini della foresta di Fontainebleau, vicino Parigi, un gruppo di artisti rivoluzionò la pittura europea.
Una mostra allestita al Museo dell'Ottocento di Pescara riscopre questo movimento: dalla innovativa esperienza pittorica alla sensibilità nei confronti della natura.
Uno sguardo sul paesaggio capace di parlare al presente
PESCARA, 5 settembre 2026. La natura come maestra, laboratorio e fonte d'ispirazione. È quanto emerge con forza dalla mostra La Scuola di Barbizon: le radici dell'Impressionismo, inaugurata oggi al Museo dell'Ottocento Fondazione Di Persio- Pallotta (v.le G. d’Annunzio, 128 - Pescara) e visitabile fino al 9 gennaio 2027. L’esposizione intende far riscoprire il ruolo del movimento artistico francese, inaugurato da un gruppo di pittori che, a partire dagli anni Trenta dell’Ottocento, si dedicarono a dipingere la natura ‘dal vero’ nella foresta di Fontainebleau, nei pressi di Parigi, anticipando la sensibilità e le soluzioni tecniche che saranno centrali nella successiva ricerca impressionista.
La mostra, che espone 120 opere, rappresenta il risultato di circa quarant’anni di ricerca e collezionismo condotti da Venceslao Di Persio e Rosanna Pallotta; tale percorso oggi permette di restituire al pubblico la ricchezza e la pluralità di uno dei movimenti più innovativi della pittura europea del XIX secolo.
L’evento, patrocinato dal Ministero della Cultura, dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, dal Consiglio Regionale della Regione Abruzzo, dal Comune di Pescara, dall’Università degli Studi “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara, dal Teatro Marrucino di Chieti e da La Renaissance Française, si inserisce nell'ambito della Settimana Dannunziana, in programma a Pescara dal 29 agosto al 6 settembre 2026.
Il paesaggio come esperienza sensibile.
Tra gli anni Trenta e Settanta dell'Ottocento, il villaggio di Barbizon, ai margini della foresta di Fontainebleau, divenne il punto d'incontro di pittori che sentivano ormai insufficiente l'insegnamento accademico. Théodore Rousseau, Jules Dupré, Constant Troyon, Charles-François Daubigny, Narcisse Virgile Diaz de la Peña, Rosa Bonheur e molti altri portarono i loro cavalletti all'aperto e il contatto diretto con l’ambiente circostante divenne fondamento stesso della pratica artistica. La foresta si trasformò in un grande laboratorio di sperimentazione. Dalle opere esposte appare evidente che il paesaggio nella visione dei barbizonniers non coincide con una semplice riproduzione del reale, ma si configura come un’esperienza complessa, in cui osservazione, memoria e percezione individuale si intrecciano. Lo studio della luce, delle condizioni atmosferiche e delle variazioni stagionali conduce a una nuova relazione con il mondo visibile aprendo la strada all’Impressionismo.
Un patrimonio da riscoprire. “L'esposizione intende restituire alla Scuola di Barbizon la sua piena autonomia storica e culturale, collocandola nel più ampio contesto del naturalismo francese di metà Ottocento e superando la consueta interpretazione che la considera soltanto una premessa dell'Impressionismo. I suoi protagonisti furono tra i primi ad attribuire alla natura e al paesaggio una centralità inedita, trasformandoli da semplice cornice della rappresentazione a soggetti autonomi”, spiegano i coniugi Di Persio-Pallotta.