La correzione del futuro

Lugano - 11/06/2015 : 03/07/2015

Questa mostra nasce in collaborazione con la FL GALLERY di Milano con l'intento di aprire una riflessione sulla geometria e di sovvertire la tradizionale comprensione di questa disciplina. Questa ricerca è stata pensata per aprire un dibattito sulla flessibilità della geometria stessa analizzando elementi morbidi, anamorfici e antropologici.

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Comunicato stampa

Questa mostra nasce in collaborazione con la FL GALLERY di Milano con l'intento di aprire una riflessione sulla geometria e di sovvertire la tradizionale comprensione di questa disciplina. Questa ricerca è stata pensata per aprire un dibattito sulla flessibilità della geometria stessa analizzando elementi morbidi, anamorfici e antropologici.


In mostra due fotografie di Igor Eškinja della serie Made In:side. In questa serie Eškinja “svuota” le Brillo Box di Andy Warhol usando elementi geometrici tradizionali in modo da creare una continuità col linguaggio pop attraverso l’astrazione

Tuttavia la proiezione sul futuro nel suo lavoro ha a che vedere ancora con un altro elemento: Eškinja cominciò per primo a investigare su quello che oggi si chiama “post-internet art”, e a capire in che modo un’opera cambia completamente se essa è fruita dallo schermo di un computer o dal vivo.

Con la serie di lavori In teca, Bruna Esposito prende ispirazione dal lavoro Precipitazioni sparse esposto alla Biennale di Venezia nel 2005, presentando delle composizioni su semplici tavolette di legno. Questa serie di lavori sono come frammenti di mosaici fatti di gancetti di ottone nichelato. La pittura acrilica lascia trasparire, a volte, la superficie del legno i cui nodi e venature dirigono le composizioni. Le tavolette sono sospese all’interno di teche apribili. Delle bucce di cipolla sono bloccate dai gancetti appendi quadri e potrebbero cambiare nel tempo, come se segnassero l’ora di chissà quale costellazione modulare su delle micro-meridiane dorate.
Scrive l'autrice: “ Di solito i quadri sigillati sotto vetro mi sono sempre apparsi come inaccessibili e congelati. Le teche spero accorcino la distanza convenzionale tra l'opera e chi la osserva. Spero venga raccolto e accolto lo sguardo.”

Diamonds & Stones: My Education di Diango Hernández analizza il fallimento della rivoluzionaria utopia e la degenerazione di Cuba in un luogo di feticismo storico, anacronismo e meta d’attrazione turistica. L’artista recupera immagini prese dalle diapositive che il governo cubano ha utilizzato dal 1959 per inculcare l’iconografia comunista nella gioventù cubana. Paradossalmente - poiché rappresentano principi diametralmente opposti - queste immagini sono trasfigurate in diamanti e pietre preziose .
La formazione dei diamanti richiede l’esposizione del carbonio a condizioni estreme di temperatura e pressione; un processo che Diango Hernandez fa suo quale metafora della “pressione” che queste immagini ebbero sulla sua infanzia.

L’opera di Federico Luger si situa in un dialogo costante con la storia dell’arte, più specificamente con le avanguardie artistiche e con quella che dopo Marcel Duchamp si chiamerà arte concettuale. La serie Line Concept in mostra gioca con l’idea di “oltrepassare la linea”, che in questo caso è la linea di demarcazione tra la "fredda" astrazione geometrica rappresentata dalla linea, e la figurazione pop giocosa rappresentata dalle immagini e dai testi dei fumetti. Luger inverte il paradigma dando colore alle linee e lasciando la parte pop in bianco e nero. Per la serie Moncromo l'ispirazione diretta è Malevich e il suo Quadrato nero su nero. In questo caso, la domanda posta dall'artista ha a che fare con l'inserimento di una dimensione tattile nella storia dell'arte: come sarebbe stata l'arte contemporanea se l’avanguardia ci avesse insegnato a toccare?

Giovanni Rizzoli utilizza elementi formali precisi quali il cerchio e il rettangolo aureo, forme basiche e classiche dell’astrazione geometrica, ma che nel caso di Rizzoli acquisiscono una caratteristica che li fa unici: il caso. In quello che l’artista chiama “pittura oggettiva” il caso, elemento dadaista per eccellenza, è stato introdotto dalla pittura fatta con la flebo nella quale Rizzoli controlla solamente l’apertura e la chiusura, e ovviamente la scelta del colore.

Günter Weseler presenta una serie di Atemobjekte, le sue opere più famose. Questi "oggetti respiranti", indagano la funzione primaria della respirazione; infatti si potrebbe dire che la loro stessa esistenza è testimoniata dal fatto puro e semplice che letteralmente "respirano". Per cinquant'anni l'artista - uno dei più visionari e singolari della sua generazione - ha fatto della funzione essenziale di respirare il centro delle sue indagini, e ha concretizzato questa ossessione positiva in una forma animale e astratta. Viva e meccanica allo stesso tempo, una macchina che respira e suscita infiniti spunti di riflessione.