Kreshnik Sulejmani – Kikirika

Venezia - 19/04/2014 : 17/05/2014

Kikirika, foneticamente ritmica, sonora e ispiratrice; semanticamente naturale, legata agli interscambi sociali e alla conversazione; o semplicemente arachidi in albanese.

Informazioni

  • Luogo: LA FENICE GALLERY
  • Indirizzo: Corte del Tagiapiera, San Marco 1948 – 30124 - Venezia - Veneto
  • Quando: dal 19/04/2014 - al 17/05/2014
  • Vernissage: 19/04/2014 ore 18,30
  • Autori: Kreshnik Sulejmani
  • Generi: arte contemporanea, personale

Comunicato stampa

Kikirika, foneticamente ritmica, sonora e ispiratrice; semanticamente naturale, legata agli interscambi sociali e alla conversazione; o semplicemente arachidi in albanese.
Analogamente suggestivo è lo sguardo di Kreshnik Sulejmani. Preciso e curioso, l’artista schipetaro, in occasione della sua prima personale a La Fenice Gallery, ci accompagna dentro il mondo della mimesi e dei collegamenti morfo-cognitivi.
Nelle sue indagini, l’ironia e il gioco ci appaiono come conseguenza dell’abilità infantile, del senso di esplorazione che ci appartiene, alla ricerca di una natura da risemantizzare


Kreshnik cerca, raccoglie, sposta, poi ordina e riordina in modo ossessivo, frammenti di legno, foglie, gusci di frutti trovati a terra lungo camminate tra spiagge e boschi. Senza l’intento di salvaguardare, provando diverse combinazioni e accostamenti compositivi, svela le anime nascoste suggerite al suo sguardo dal singolo elemento, quasi ad instaurare un dialogo che soltanto nella scultura trova espressione o possibilità.
L’artista diviene così un traduttore, un estrattore delle forme, mette in scena una natura dislocata, portata con cura fuori dall’affollato ambiente abituale e pronta ad ispirare ed accogliere suggestioni.
Questo senso rivelatore continua latente nell’installazione: sebbene la manipolazione dei materiali risulti evidente, vengono riprodotte forme organiche, macchie sinuose a crescere ritmicamente, collegando porzioni, moduli e producendo grandi composizioni da minuscole unità.
Le sue collezioni lignee si presentano allestite invece pressoché scientificamente, come una raccolta archeologica, un mosaico diverso, sistemato in un certo ordine classico a seguire scale, nonostante l’apparenza spontanea del raccolto.
Come versi in una lingua immediata e attuale, l’insieme si legge a colpo d’occhio, pulito, semplice e onesto. L’oggetto ritrovato è in questo modo il punto d’origine, la scintilla, lo stimolo che accende i collegamenti più svariati. L’artista mette in luce la sua ricerca, senza pretendere di risolvere enigmi e liberandosi dal peso della definizione, muta così un pezzo di strada in uno scalino che accompagna ognuno di noi verso un microcosmo di immagini in-confessate.

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La Fenice Gallery is pleased to invited you

Kikirica
by Kreshnik Sulejmani

Opening: Saturday 19th April 2014, 6.30 pm
(to 20th April from 17th May)

Kikirika, phonetically rhythmic, sonorous and inspiring; semantically natural, tied to social exchanges and to conversation; or just peanuts in Albanian.
Equally impressive is the look of Kreshnik Sulejmani. Precise and curious, the Albanian artist on the occasion of his first solo exhibition at La Fenice Gallery, takes us into the world of mimesis and morpho-cognitive connections.
In his investigation the irony and playfulness appear as a result of youth experience and the sense of exploration that belongs to us in search of a nature to reinterpret it.
Kreshnik searches, collects, moves, orders and reorders obsessively. Wooden chips, leaves, fruit shells found on the ground while walking between beaches and forests.
Without the intent to preserve, trying different combinations and compositional approaches, reveals the hidden souls suggested to his gaze from a single element, as if to establish a dialogue that only in sculpture find its expression or possibility.
The artist becomes a translator, an extractor of forms and stages a dislocated nature, carefully taking it out from the usual crowded environment and ready to inspire without intervening.
This detector sense continues in the installation: although the manipulation of materials is obvious, organic forms are reproduced, sinuous spots grow rhythmically, connecting small portions and producing large compositions of tiny units.
His wooden collections are set up in an almost scientifically way, as an archaeological gathering, a different mosaic, arranged in a certain classic order to follow rhythms and stairs, despite the spontaneous appearance of the collected objects.
As verses composed in an immediate and actual language, the set is read at a glance, clean, simple, honest.
The founded object is the point of origin, the spark that ignites the stimulus in a wide variety of user connections.
The artist highlights his research without pretending to solve puzzles, ridding the weight of the definition, he mutates a part of the street into a stair that accompanies each of us toward a microcosm of in-confessed images.