Kinkaleri – I Am That Am I

Firenze - 13/01/2012 : 14/01/2012

I Am That Am I parte da una riflessione su quella superficie deformata che è il testo di “Le Serve” di Jean Genet. Kinkaleri non ha mai affondato la parola scritta per il teatro nella sua messa in scena, tutti i testi adottati di volta in volta sono serviti per disegnare delle rocambolesche traiettorie del pensiero, che potessero condurci a un’azione che avesse come unico obiettivo una produzione di intensità.

Informazioni

Comunicato stampa

Progetto, realizzazione Kinkaleri

Con Anna De Mario

Voce registrata Simona Sandrini - Contributo teorico Lucia Amara

Produzione Kinkaleri

In collaborazione con far festival des arts vivants de Nyon (Svizzera)

Con il supporto di Xing

Kinkaleri riceve il sostegno di MiBaC - Dipartimento dello Spettacolo,

SRS Regione Toscana

Ringraziamenti Simona Sandrini, Luca Camilletti, Maria Caterina Frani



I Am That Am I parte da una riflessione su quella superficie deformata che è il testo di “Le Serve” di Jean Genet



Kinkaleri non ha mai affondato la parola scritta per il teatro nella sua messa in scena, tutti i testi adottati di volta in volta sono serviti per disegnare delle rocambolesche traiettorie del pensiero, che potessero condurci a un’azione che avesse come unico obiettivo una produzione di intensità. Anche questa volta ci atteniamo a questa peculiarità: “Le Serve” non sono un copione per dar voce a degli attori che si fingeranno attrici in quell’artificio esasperato e meraviglioso pensato dall’autore delle due donne chiuse in una casa palcoscenico.

Il testo qui non viene detto ma viene letteralmente nascosto nel corpo dove tra le pieghe della gola si aprono due tende da sipario.

Le serve di Jean Genet fagocitate da una ventriloqua.

Un lavoro che fa a meno del classico immaginario dell’autore per proporre una performance ancorata su un doppio livello di rappresentazione. Una performance con la parola e con il corpo, dissociati inesorabilmente ma pronti ad incrociarsi e vacillare. Un testo che nella piena forma della finzione che si finge si apre nell’immagine assente, si spossessa della rappresentazione per consegnarla al suono che si lascia immaginare.

Una sola persona in scena, che rappresenta se stes­sa e che dovrebbe agire mantenendo questi due piani separati. Una sorta di show aperto, un non-show inconcludente, incerto nelle identificazioni dove i contorni si sfumano e tutto diventa misteriosamente un accadimento reale, un evento. Una via di fuga, un tentativo di essere nel teatro più rappresentativo del ‘900 e sovvertirlo dall’interno, aprirlo come Artaud aprirebbe una banana, come un corpo abitato da un virus incubato da tempo.

I Am That Am I si sviluppa con la realizzazione di uno spettacolo a conclusione di un percorso produttivo che ha visto la presentazione di due eventi, Io mento (Santarcangelo 2009, Contemporanea Festival09, Crisalide 2009, Festival Nobodaddy di Ravenna) Tu dici? Conferenza-spettacolo presentato a Bologna, in collaborazione con l’Università, Laboratori DMS - Dipartimento di Mu­sica e Spettacolo e a FAF Flo-rence Art Factory nell’ambito della rassegna Dentro!