Justin Peyser – Diaspora … alla deriva II

Napoli - 12/09/2012 : 12/10/2012

Concepita come proseguimento del World Urban Forum 6 e della Giornata Europea della Cultura Ebraica, la doppia mostra personale dello scultore newyorkese Justin Peyser è un evento che dialoga fortemente con la città di Napoli e con diverse sue componenti culturali.

Informazioni

Comunicato stampa

Promossa da Antonella Di Nocera, Assessore alla Cultura del Comune di Napoli, da Maria Lorenzi, Presidente della Commissione Cultura e Turismo del Comune di Napoli, unitamente a rav Scialom Bahbout, Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Napoli, inaugura l’11 e il 12 settembre la doppia personale dello scultore newyorkese Justin Peyser curata da Francesca Pietracci.
Ad accogliere il progetto intitolato “Diaspora … alla deriva II” - dall’11 settembre al 12 ottobre 2012 - sono le prestigiose sedi espositive del Maschio Angioino – Museo Civico di Castel Nuovo e del PAN – Palazzo Arti Napoli



JUSTIN PEYSER
Diaspora … alla deriva II
a cura di Francesca Pietracci

Maschio Angioino - Museo Civico di Castel Nuovo
Inaugurazione 11 settembre ore 11 - durata mostra 11 sett. - 11 ott.
PAN - Palazzo Arti Napoli
Inaugurazione 12 settembre ore 18:30 – durata mostra 12 sett. - 12 ott.

per immagini, didascalie e testi visitare il sito:
www.justinpeyser.com

Conferenza / incontro di apertura
Maschio Angioino - Museo Civico di Castel Nuovo
11 settembre 2012 - ore 11:00
Diaspore Nomadismo Attentati
introduce
Maria Lorenzi - Presidente Commissione Cultura e Turismo
intervengono
Scialom Bahbout - Rabbino Capo Comunità Ebraica di Napoli
Antonella Di Nocera - Assessore alla Cultura e al Turismo
Francesca Pietracci - Storica d’Arte - curatrice
Justin Peyser - Artista e Architetto Urbanista
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Concepita come proseguimento del World Urban Forum 6 e della Giornata Europea della Cultura Ebraica, la doppia mostra personale dello scultore newyorkese Justin Peyser è un evento che dialoga fortemente con la città di Napoli e con diverse sue componenti culturali.
Per questo motivo nel corso dell’incontro avremo modo di affrontare argomenti differenti, ma comunque riconducibili al ruolo dell’arte e delle culture intese come fattori di miglioramento della società globale in cui viviamo.
Non a caso è stata scelta anche la data dell’11 Settembre per ricordare l’attentato al World Trade Center del 2001, evento storico dopo il quale il mondo non è stato più lo stesso.
Le sculture di Justin Peyser mettono in atto un linguaggio contemporaneo in grado di evocare e sintetizzare archeologia, arte antica e arte contemporanea. Nello stesso tempo suggeriscono l’idea di uno spazio urbano concepito come testimonianza di vite veramente vissute da esseri umani che hanno provato felicità o dolore, che hanno trovato accoglienza o espulsione e che comunque hanno contribuito allo sviluppo e alla circolazione di idee e progresso.
Maria Lorenzi

Il sentirsi in esilio è un’esperienza che in diversa misura tocca ogni essere umano e non necessariamente un intero popolo, né si tramanda per generazioni, perché l’esilio, in generale, coinvolge soprattutto la persona che è costretta a viverlo. Ma l’esilio come esperienza che tocca un’intera collettività è un fenomeno specifico soltanto di alcuni popoli e di alcune etnie. Uno degli esempi più eclatanti è quello del popolo ebraico e in particolare della Comunità ebraica che è vissuta e ha prosperato fino alla fine del quindicesimo secolo nel Regno delle due Sicilie. Ci chiediamo, allora, quali sono i significati, anche kabbalistici, dell’esilio e della Diaspora. Quali sono state le loro ripercussioni? Come si confronta il mondo dell’arte con questa esperienza? Scialom Bahbout

Diaspora e sterminio rappresentati dalla metafora di un ballo struggente e corale. Le sculture di Justin Peyser dal porto di New York attraversano l’Oceano Atlantico, il Mar Mediterraneo e approdano come prima tappa a Venezia (Ca’ Zenobio - Collegio degli Armeni), per poi giungere a Napoli (Maschio Angioino e PAN /Palazzo Arti Napoli) e proseguire il loro viaggio in Italia. Nella sede di Maschio Angioino le opere dialogano con i reperti archeologici della Sala dell’Armeria, anch’esse concepite come testimonianze e ruderi della nostra vorticosa civiltà. Un’eco di ciò che abbiamo ascoltato e abbiamo visto, ciò che in definitiva resta concretamente delle nostre esperienze e delle nostre protesi tecnologiche. Con un “piede dentro e uno fuori” dal PAN, i personaggi danzanti e senza volto provenienti dall’altisonante salone veneziano, si affacciano su via dei Mille, ricordando anche ai passanti la danza della vita e, ad un pubblico più esperto, l’indimenticabile canzone di Leonard Cohen intitolata “Dance me to the end of love”, ripresa dal motivo suonato da un quartetto d’archi di musicisti ebrei alla soglia di un forno crematorio.
Justin Peyser si è laureato ad Harvard presso il Department of Visual and Environmental Studies. I suoi interessi riguardarono fin dall’inizio lo spazio in relazione all'architettura, in particolare alle periferie e alle aree urbane in disuso. Ha curato per una banca etica progetti di restauro e riqualificazione delle aree neglette della città di New York (Bronx, Brooklyn, Newark).Da ebreo Peyser conosce il sacrificio di un popolo che lotta per non perdere la propria identità etnica e culturale ed è solidale con tutti i figli delle diaspore. Dentro un container d’acciaio più grande delle case della maggioranza dei poveri d’Europa, le sue sculture sono partite dal Porto di New York per raggiungere, come prima tappa, Venezia con la mostra al Collegio degli Armeni di Ca’ Zenobio intitolata “Alla deriva”. Le opere hanno viaggiato per nave attraversando l’Atlantico, lo stretto di Gibilterra, Algeri, la Libia, Lampedusa, la Grecia, la Puglia e l’Albania, l’Adriatico, Dubrovnic: luoghi che ci ricordano i tratti comuni e i disagi dell’età presente. Con una nuova mostra intitolata “Diaspora”, queste opere approdano a Napoli, città simbolo del crocevia culturale, città di splendori ed emergenze. Le sue sculture, che rappresentano personaggi misteriosi e senza volto, sono realizzate in lamiere metalliche e sono tenute insieme da spesse saldature lasciate ruvide, con la bruciatura della fiamma visibile, perché, come dichiara l’artista, l’andare vagabondando nella diaspora lascia cicatrici, così come il loro sbilanciamento da un lato rappresenta l’essere in bilico tra due patrie (…)
Francesca Pietracci


Al Maschio Angioino
verrà proiettato
Il video
“… alla deriva”
di Marco Agostinelli
realizzato in occasione della mostra
Justin Peyser
“alla deriva”
a cura di Roberta Semeraro
Ca’ Zenobio – Venezia 2010