Jonathan Colombo – Camminando

Milano - 26/10/2014 : 31/10/2014

Il giovane Jonathan l'anno scorso, qualche mese prima dell'esame di maturità, ci aveva chiesto di scrivere una brevissima presentazione per la sua tesina in cui affrontava il tema del camminare. Da qui il suggerimento di continuare la serie di acquerelli che ora costituiscono questa Mostra.

Informazioni

  • Luogo: SPAZIO PAPEL
  • Indirizzo: Via Savona 12 - Milano - Lombardia
  • Quando: dal 26/10/2014 - al 31/10/2014
  • Vernissage: 26/10/2014 ore 17-19
  • Autori: Jonathan Colombo
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: da martedì a venerdì ore 14/19 sabato ore 11/19 e 14/19

Comunicato stampa

Ho cominciato a interessarmi al cammino, al viaggio verso la fine del liceo. Presumo che tutti, nel passaggio dall’adolescenza all’età adulta affrontino le proprie ansie, paure e incertezze. Murakami scrisse: “Qualche volta il destino assomiglia a una tempesta di sabbia che muta incessantemente la direzione del percorso. (…) Quel vento, non è qualcosa che è arrivato da lontano, indipendente da te. E’ qualcosa che hai dentro. Quel vento sei tu. Perciò l’unica cosa che puoi fare è entrarci, in quel vento, camminando dritto, e chiudendo forte gli occhi per non fare entrare la sabbia

Attraversarlo, un passo dopo l’altro..” Io sento il bisogno di camminare, di scoprirmi. Adesso per queste motivazioni, abito a Venezia dove cammino tutti i giorni. Fisicamente e mentalmente.
Jonathan Colombo


• “Noi liberiamo l’amore dall’oggetto. L’amore solo ci è sufficiente. Così come nel nostro vagare non cerchiamo la meta, ma solo il godimento del vagabondaggio per se stesso. Per l’essere in cammino”.
Hermann Hesse
• “In qualunque forma esso lo intenda, l’uomo è sempre alla ricerca dell’amore. Sempre”.

• “ Che bellezza! Questo posto non l’avevo mai visto, ed è dietro casa mia!” .

• “L’unico vero viaggio, l’unico bagno di giovinezza, sarebbe non andare verso nuovi paesaggi, ma avere altri occhi, vedere l’universo con gli occhi di un altro, di cento altri, vedere i cento universi che ciascuno vede, che ciascuno è”.
Marcel Proust