John Duncan – Heavy useless no sense of humor

Bologna - 25/01/2017 : 15/02/2017

La mostra “John Duncan. Heavy, useless, no sense of humor” è la prima personale a Bologna del poliedrico artista americano, padre dell’arte performativa e della sperimentazione musicale.

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Comunicato stampa

La mostra “John Duncan. Heavy, useless, no sense of humor” è la prima personale a Bologna del poliedrico artista americano, padre dell’arte performativa e della sperimentazione musicale. Duncan vanta un’esperienza nel campo artistico di quasi mezzo secolo, durante il quale ha reso propri i mezzi più disparati, dal video all’installazione, dalla televisione alle radio pirata, dalla danza al noise. Artista spesso definito controverso, Duncan da sempre punzecchia l’opinione pubblica, cercando costantemente di spostare il limite di ciò che viene considerato accettabile un po’ più in là

Come la storia insegna, però, questi personaggi, quasi sempre esclusi e denigrati dai propri contemporanei, nel giro di qualche decennio vengono non solo accettati dalle generazioni successive, ma addirittura celebrati e osannati come profeti. È questo il caso di Duncan.
L’elemento scioccante e scandaloso, tuttavia, non è in Duncan puramente fine a sé stesso; l’artista, infatti, non è interessato tanto alla trasgressione o alla provocazione, quanto all’esplorazione dei confini del proprio Io. Egli vuole “scoprire tutto il possibile su cosa significa essere vivi”. Come un bambino curioso ed inesperto del mondo, Duncan prova a premere tutti i tasti ai quali riesce ad arrivare, chiedendosi: “E se spingo qui, cosa succede?”.

Dalle rischiose performance di Los Angeles (Scare, Bus Ride, Blind Date) alle esperienze nel mondo della pornografia di Tokyo, fino ad arrivare ai suoi lavori italiani (The Seed at Zero, Under the influence of torture), tutti i lavori di Duncan hanno in comune il voler porre lo spettatore o partecipante in un contesto di stress, in una situazione senza precedenti, nella quale non si sa come reagire, situazione dalla quale non può che scaturire un elemento originale di scoperta di sé stessi e delle proprie paure. A detta di Duncan, “se reprimi qualcosa, questo qualcosa sarà sempre più pesante e, alla fine, ti controllerà. Più domande fai, più diventi libero.”

La mostra intende fare luce su questi aspetti della ricerca di Duncan, presentando, oltre a lavori già conosciuti, alcune stampe di lavori inediti. La mostra è a cura di Yelena Mitrjushkina, in collaborazione con gli architetti Richard Ceccanti e Caterina Galavotti. Il catalogo conterrà un saggio introduttivo del critico e collezionista olandese Sven Schlijper-Karssenberg, il quale terrà una presentazione personale della mostra durante l’apertura.