Jacopo Pagin / Giulio Saverio Rossi – Thaumàzein

Massa - 04/09/2015 : 20/09/2015

Il progetto Thaumàzein si sviluppa attorno al concetto di stupore inteso nel suo potenziale conoscitivo, ovvero in quel tipo di esperienza in cui si fondono il trauma e la meraviglia. Lo stupore è quindi il sentire di un attimo che genera disorientamento e predispone l'uomo all'apertura al non comune e all'accoglienza del fantastico.

Informazioni

  • Luogo: CASTELLO MALASPINA
  • Indirizzo: Via Rocca 15 - Massa - Toscana
  • Quando: dal 04/09/2015 - al 20/09/2015
  • Vernissage: 04/09/2015 ore 18,30
  • Autori: Jacopo Pagin, Giulio Saverio Rossi
  • Curatori: Alessandra Franetovich
  • Generi: arte contemporanea, doppia personale
  • Orari: Dal 4 al 13 settembre dalle 10.30 alle 13.00 e dalle 17 alle 21. 19 e 20 settembre aperto dalle 15 alle 19. Ultimo ingresso mezz'ora prima della chiusura.

Comunicato stampa

Il progetto Thaumàzein si sviluppa attorno al concetto di stupore inteso nel suo potenziale conoscitivo, ovvero in quel tipo di esperienza in cui si fondono il trauma e la meraviglia. Lo stupore è quindi il sentire di un attimo che genera disorientamento e predispone l'uomo all'apertura al non comune e all'accoglienza del fantastico



Il percorso espositivo si estende negli spazi del Castello Malaspina di Massa e presenta l'incontro tra le opere dei due artisti Giulio Saverio Rossi e Jacopo Pagin, formando un itinerario nel fantastico e nell'inquietante dominato dalla reiterata proposizione di realtà eterogenee e multiformi, in cui pittura e installazione si uniscono in una visione caleidoscopica dell'arte. Polimorfismo, metamorfosi di materiali e iridescenza di colori accompagnano il visitatore alla scoperta di quello che si potrebbe rinominare “fantastico inquietante”.

La serie pittorica Delle cose del mondo e del mondo delle cose di Giulio Saverio Rossi crea una narrazione inedita del mondo quotidiano, i cui protagonisti sono oggetti di uso comune come spine elettriche e lampade da tavolo. Attraverso la descrizione pittorica e coloristica di un campo visivo, Rossi ci introduce alla possibilità di ricollocare la visione del mondo entro nuove coordinate, non solo spazio-temporali. Il salto dall'ordinario allo straordinario avviene sulla scorta di uno spazio impossibile eppure esistente: l'origine di un rumore digitale che sconvolge la percezione dello spazio in una compenetrazione tra mondi appartenenti a realtà diverse. Un rapporto accentuato dai dipinti della serie Landscape che raffigurano gli esterni del castello e sono più largamente dedicati al senso figurato della tensione esistente tra esterno e interno, tra il presunto vero e l'immaginato: sono vedute paesaggistiche negate. Le opere di Rossi trasmettono la sensazione di un fantastico che soggiace all'esistenza stessa del mondo e che non trae la propria origine da alcuna realtà esterna ad esso, quello che Roger Callois in Au coeur du fantastique definisce “insidioso”.

Jacopo Pagin presenta un percorso abitato da figure composite nate dall'unione di mitologia classica e iconologia sacra di derivazione cristiana. La riproposizione di modelli antichi ma rinnovati e fortemente decontestualizzati provoca il dubbio circa la loro esistenza, aprendo ad una rilettura di tipo a-logico della storia umana: nello scarto esistente tra modello e ricostruzione risiedono le variazioni sul tema dell'inquieto. Nelle sue tele Pagin unisce le epoche storiche tratteggiando una nuova archeologia dell'universo entro cui addentrarsi per riportare alla luce il ricordo dell'era primordiale, risvegliare la memoria originaria e la conoscenza pregressa del mito. Le opere sono legate dal simbolo dell'acqua, origine prima dell'esistenza, idea di fonte, sete e anche di battesimo, come in La bevanda del Tritone, dove l'immagine della divinità si sovrappone a quella di Cristo e l'acqua diventa vino allucinogeno. Il legame tra natura e cultura è celebrato nel dipinto Burning bright (2015), in cui Pagin rielabora in chiave visuale il brano poetico The tyger che il poeta e pittore inglese William Blake scriveva (e incideva) nel 1794, per fissare nel tempo la sua ansia di conoscenza dell'ordine che soggiace all'esistenza del mondo.