inCOLLECTIONtwo

Oristano - 30/07/2012 : 29/09/2012

Ancora artisti di livello internazionale ma appartenenti ai territori dell’Hispanidad, per un confronto avvincente con la Collezione sarda, sulle tracce di un impero oramai inesistente e del quale siamo stati periferia e di uno, contemporaneo, del quale continuiamo a essere periferia.

Informazioni

  • Luogo: PINACOTECA COMUNALE CARLO CONTINI
  • Indirizzo: Via Sant’Antonio - Oristano - Sardegna
  • Quando: dal 30/07/2012 - al 29/09/2012
  • Vernissage: 30/07/2012 ore 19
  • Curatori: Ivo Serafino Fenu
  • Generi: arte contemporanea, collettiva
  • Orari: dal lunedì al sabato dalle ore 10.30-13.00 e dalle ore 17.00-19.30.
  • Biglietti: ingresso libero

Comunicato stampa

inCOLLECTIONtwo
Periferie dell’Impero


Dopo la mostra inCOLLECTIONone_La Collezione di un Sardo, con opere di Peter Belyi, Blue Noses, Oleg Kulik, Darren Almond, Robert Gligorov, Matteo Basilè, Li Wei e Zhang Huan, artisti accomunati da un’analisi impietosa verso le società di riferimento e i falsi miti della contemporaneità, l’attitudine multietnica, polimorfa e attenta al sociale del collezionista Antonio Manca, sardo e cosmopolita, trova conferma anche nella selezione presente nella mostra inCOLLECTIONtwo_Periferie dell’Impero, presso la Pinacoteca “Carlo Contini” di Oristano



Ancora artisti di livello internazionale ma appartenenti ai territori dell’Hispanidad, per un confronto avvincente con la Collezione sarda, sulle tracce di un impero oramai inesistente e del quale siamo stati periferia e di uno, contemporaneo, del quale continuiamo a essere periferia: Andrés Serrano, americano di origine onduregna e afro-cubana, la messicana Ale De La Puente, i cubani Maria Magdalena Campos-Pons e Carlos Garaicoa, il canario Francis Naranjo e i sardi Paolo Bianchi e Danilo Sini.
Non appartenenti alla collezione Manca ma ospiti della mostra, nella sezione Incontri, quasi un ponte tra Sardegna e contemporaneità, le opere di Carlo Contini, Antonio Amore e Salvatore Garau.

La mostra, prodotta dal Comune di Oristano in occasione del Dromos Festival e curata dal critico Ivo Serafino Fenu aprirà i battenti lunedì 30 luglio alle ore 19.00 presso la Pinacoteca Comunale “Carlo Contini” a ORISTANO in Via Sant’Antonio e rimarrà aperta fino al 29 settembre, dal lunedì al sabato dalle ore 10.30-13.00 e dalle ore 17.00-19.30. Ingresso libero.





«In un’opera d’arte cerco il contesto in cui si esprime, il legame con il sociale ma, anche, i richiami, i rimandi ai miei canoni estetici. Posso dire con certezza che la mia collezione non segue un gusto ma, forse, una direzione. Sicuramente ha una propensione multietnica, internazionale, dove convivono decine di artisti di nazionalità diverse e che si esprimono con linguaggi completamente differenti, il cui unico filo conduttore è quello del contemporaneo,
con una forte interazione con il futuro.»

(Antonio Manca, Flash Art, aprile 2012)

Paolo Bianchi
La lettera – Soave, 2009
c-prints, 100 x 70 cm cad.
Guardando la TV – Casorati, 2009
c-prints, 150 x 100 cm cad.
(Collezione Manca, Cagliari)

Paolo Bianchi nasce a Nuoro nel 1975 e da anni conduce una ricerca che, amalgamando fotografia e cinematografia, ha per oggetto gli effetti della contemporaneità su luoghi, tradizioni e persone della Sardegna. Nella serie Las meninas (2009) ha immortalato, decontestualizzandole, le sue “damigelle di corte” con i sontuosi costumi delle donne di Oristano e con quelli più sobri e austeri di San Vero Milis e di Cabras, per un complesso gioco contaminativo che soggiace a tutto il progetto. I riferimenti a Velázquez e al suo capolavoro altro non sono che un pretesto per una meditazione sul corpo della donna e sulla sua capacità seduttiva, attraverso la rilettura dello stereotipo femminile tramandatoci da secoli di pittura occidentale e dell’Hispanidad in particolar modo.


Maria Magdalena Campos-Pons
Marcam (trittico), 2000
polaroid, 82 x 56 cm cad.
(Collezione Manca, Cagliari)

L’artista Maria Magdalena Campos-Pons nasce a Matanzas nel 1959 e si forma artisticamente tra Cuba e Boston, ma l’eredità culturale africana rimarrà sempre radicata in lei. Le sue fotografie ritraggono l’essenza di un popolo intriso di usanze, culti ancestrali, religione ed erotismo: il suo è un viaggio alla ricerca delle proprie radici, il viaggio oceanico affrontato dal popolo africano fino alla riduzione in schiavitù nelle piantagioni cubane. Il trittico Marcam rappresenta parti anatomiche adornate secondo antichi riti religiosi e allude all’evoluzione di un difficoltoso processo di emancipazione della donna cubana e di un intero popolo.


Ale De La Puente
Tormenta seca (polittico), 2008
c-prints 130 x 77 cm (30 foto 11.4 x 17.1 cm cad.)
(Collezione Manca, Cagliari)

Ale De La Puente nasce in Messico nel 1968. Curatrice e artista poliedrica sperimenta diversi linguaggi espressivi (fotografia, video art, istallazioni e performance) sui concetti di tempo, di spazio e di inconscio. Tormenta seca, una serie di trenta scatti realizzati in occasione di un’azione performativa avvenuta presso il KBK Arte Contemporaneo di Mexico City, è metafora visiva di una bufera interiore, esito di un arduo percorso di ipnosi e immortala il rito di chiusura di un lungo processo di indagine sul proprio inconscio. I coriandoli lanciati per aria, cadono a terra in modo casuale e saturano l’ambiente in modo quanto mai instabile: un rito liberatorio per un’effimera felicità.


Andrés Serrano
Hands series, 2006
c-prints, 114 x 96 cm cad.
(Collezione Manca, Cagliari)

Di origine Onduregna e Afro-Cubana, Andrés Serrano è nato a New York nel 1950. Fin dai suoi esordi ha maturato un linguaggio aggressivo popolato da un’umanità marginale, specchio del malessere di una società, come quella americana, che emargina e reprime ciò che esula dalla comune accettazione. Più concettuale il lavoro Hand Series, che si concentra su mani di atleti famosi ora con palle da baseball, ora con palloni da football, ora solo con le bende da pugile: le mani divengono simbolo di forza fisica e abilità e subiscono un processo di sacralizzazione che prescinde dai soggetti rappresentati, quasi un retablo contemporaneo che celebra i suoi miti nell’ostensione dei suoi simboli iconografici.


Carlos Garaicoa
El dibujo, la escritura, la abstracción, 2009
c-print su plexiglas, 155 x 188 cm
(Collezione Manca, Cagliari)

I caratteri e i contenuti della poetica di Carlos Garaicoa, nato a L'Avana nel 1967, sono indissolubilmente legati alla città dove ha vissuto per la maggior parte della sua vita. La sua pratica artistica si è sviluppata nel corso degli ultimi decenni anni in una combinazione fluida di installazione, disegno, pittura, performance, scultura e fotografia, mentre le sue opere, presenti nelle più importanti istituzioni internazionali, parlano di storia, di relazioni sociali e dei miti urbani della modernità. El dibujo, la escritura, la abstracción (il disegno, la scrittura, l'astrazione) comprende fotografie di graffiti sui muri scrostati di L’Avana. Con un acuto e quasi archeologico senso della storia sociale, culturale e architettonica della sua terra, Garaicoa trasforma i resti effimeri di un’esperienza urbana quotidiana, dimessa e disillusa, in un quadro multiforme e ironicamente concettuale che evoca utopie fallite e rovine contemporanee.


Francis Naranjo
Illuminaciones Urbanas, 2004
mixed media + dvd + 6 cprints 42 x 29.5 cm cad.
(Collezione Manca, Cagliari)


L'artista Francis Naranjo è nato nel 1961 a Santa Maria de Guia (Gran Canaria) e conduce una ricerca tesa a scandagliare le problematiche connesse ai temi della globalizzazione, dell'uso delle nuove tecnologie e della loro interconnessione sempre più coercitiva con l’essere umano. Nell’istallazione Illuminaciones Urbanas l’artista pare ispirarsi al celebre aforisma attribuito a Eraclito πάντα ῥεῖ ὡς ποταμός (tutto scorre come il fiume). Come l’uomo non può vivere la stessa esperienza due volte, in quanto sottoposto alla legge inesorabile del tempo, così, allo stesso modo, non si può vedere la stessa strada perché cambiano le auto che la percorrono, le condizioni atmosferiche e di luce, mutano i passanti. Un divenire continuo sottolineato, nel video, dal rumore di fluidi corporei campionati attraverso tecniche di esplorazione medica e ritoccati con software per la produzione di suoni, in un’inquietante e poco rassicurante ibridazione tra biologia e tecnologia.


Danilo Sini
LOVEVOL, 1998
c-print su alluminio, 100 x 70 cm
(Collezione Manca, Cagliari)

Danilo Sini è nato a Sassari nel 1971 dove vive e lavora. La sua ricerca si caratterizza, sin dagli esordi, per un accentuato nomadismo estetico che lo ha spinto a sperimentare con grande disinvoltura e con estrema coerenza le più diverse prassi artistiche, dalle più tradizionali a quelle più tecnologicamente avanzate. A legare una produzione che solo in apparenza sembra caotica e dispersiva è, da sempre, la sua capacità di giocare coi simboli, di destrutturarli, di ribaltarne il senso o di svelarne i codici più segreti. LOVEVOL affronta il tema “spinoso” dell’iconografia religiosa, pesante e trash, addirittura granguignolenta, consapevolmente proposta e inconsapevolmente subita: il Cuore carneo, simbolo dell’amore divino, da metaforico si fa reale, in linea, peraltro, con la dottrina cattolica, con un’immagine che può competere con la vis persuasiva e visionaria del Barocco maturato nei territori dell’Hispanidad.


INCONTRI

Carlo Contini
Oristano 1903 – Pistoia 1970
S’Iscravamentu, 1945
olio su tela, 128 x 186 cm

Antonio Amore
Catania 1918 – Oristano 2009
Su mortu prantu, 1977
carbone su tela, 180 x 122 cm
(Collezione privata)

Salvatore Garau
Santa Giusta (OR) 1953
S’Incontru, 1980
olio su tela, 150 x 250 cm
(Collezione privata)


All’insegna della Santa Hispanidad e in quella periferia dell’Impero chiamata Sardegna avviene l’incontro tra Carlo Contini, Salvatore Garau e Antonio Amore, siciliano d’origine ma sardo d’elezione. Le tre opere messe confronto, che coprono un arco temporale di oltre trent’anni, hanno un filo rosso che le lega: la rappresentazione dei riti della Settimana Santa e l’esaltazione della più genuina dimensione popolare, vissuta, per tutti, come una sacra rappresentazione antica e moderna allo stesso tempo. Per Carlo Contini S’Iscravamentu è rito collettivo, compartecipazione al dolore e il “Cristo di Nicodemo”, che di quel dolore è icona suprema e modello imprescindibile per tutta la pittura sarda, si fa uomo tra gli uomini, al di là del folklore, mentre il pittore di quella spiritualità ingenua e sincera si propone come uno degli ultimi e più importanti cantori. Antonio Amore, dal canto suo, nei cosiddetti “anni di piombo”, nel decennio delle stragi, trasforma l’iconografia cristiana del “Compianto sul Cristo morto” nel tema civile dello strazio dell’“innocente”. Su mortu prantu è la vittima del sistema, l’eroe laico di una democrazia ferita, è il martire per antonomasia, reso con una spigolosità post-picassiana e una visionarietà prossima alle opere più sconvolgenti di Francis Bacon. Onirico e ironico è, infine, Salvatore Garau, che di Contini fu allievo e conobbe molto bene Antonio Amore. S’Incontru, una delle sue ultime opere figurative, è una sintesi di suggestioni e ricordi, che lega carnevale e Settimana Santa, riti e archetipi di una tradizione secolare, un vero e proprio manifesto di quell’Hispanidad maturata nella nostra Isola e qui trasfigurata nel segno di una contemporaneità che contamina sacro e profano, sogno e realtà, in un’irriverente libertà citazionista.